Cannes 2016

Café Society, Recensione del nuovo film di Woody Allen

Con Café Society, Woody Allen dà vita ad una commedia romantica dalle atmosfere retrò con protagonisti Jesse Eisenberg, Kristen Stewart e Blake Lively.

recensione Café Society
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Nell'America degli anni '30 la società è in pieno fermento, specie quella che ruota attorno al mondo della letteratura, dell'arte e degli artisti, spesso riuniti attorno a un cocktail a bordo piscina o a un café (Café Society). Un mondo affascinante e molto stimolante per un ragazzo in cerca di futuro come Bobby. Lasciata però la centrale Manhattan e i suoi ‘problemi gestionali' (le bizze dei genitori e dell'attività di famiglia, un fratello non proprio avvezzo ad attività lecite), Bobby Dorfman (Jesse Eisenberg) giungerà nella scintillante Hollywood alla ricerca di un lavoro e con la volontà di costruirsi una posizione. Sarà poi tramite lo zio Phil Stern che il ragazzo troverà non solo un'occupazione ma anche una coetanea capace di far breccia nel suo cuore. Venticinquenne e avvenente segretaria presso l'agenzia di spettacolo dello zio, Vonnie (Kristen Stewart) farà innamorare Bobby a tempo zero con la sua dolcezza e la sua semplicità, ma il futuro di una loro probabile relazione resterà a lungo incerto perché la ragazza, in realtà, è impegnata con un altro. Il sogno Hollywoodiano del ragazzo finirà così per essere messo a dura prova, ma (come da copione) sarà poi il destino a scrivere per intero la sua storia.

Magic in the thirties

Superato il ritorno al machiavellico con il thriller esistenziale de Irrational Man, Woody Allen torna sul sentiero dell'elucubrazione romantica, richiamando in scena l'atmosfera calda dell'America anni '30 e le controversie esistenziali create da un ‘caso' che gioca sempre a fare di testa sua. Immerso in una fotografia virata tutta sui toni ocra che cavalca il fascino di un romanticismo retrò, accompagnata come di consueto dallo spartito vivace di una sonorità tutta jazz, il più-che-prolifico Allen disegna con Café Society l'ennesimo capitolo sulla volubilità delle interazioni tra esseri umani. La traiettoria narrativa è di quelle (molto) ricorrenti nel suo cinema e il senso di dejà vu fa capolino quasi a ogni (bellissima) inquadratura, ma la verve, i tic, le idiosincrasie immaginate del regista newyorkese riescono sempre a fare la differenza e a presentarsi quasi come nuove maschere di uno stesso teatro. Jesse Eisenberg convince nei panni dell'alter ego di Woody Allen riuscendone a incarnare nostalgie e nevrosi con una certa disinvoltura, mentre Kristen Stewart veste in maniera lieve ma funzionale il ruolo dell'oggetto conteso del desiderio. In soldoni, uno di quei tanti lavori alleniani che pur non lasciando un segno indelebile nella memoria riesce a far sorridere e partecipare lo spettatore, anche se poi a fare davvero la differenza sono il valore nostalgico incarnato dalla sua Manhattan e dall'imperdibile giro tra i viali di Central Park, così come alcuni scambi divenuti già da antologia: "la vita è una commedia scritta da un sadico".

Café Society Film d’apertura al Festival di Cannes 2016, Café Society di Woody Allen segna il ritorno del prolifico regista newyorkese alle tematiche amorose e sentimentali segnate come sempre dalle bizze del destino. Jesse Eisenberg convince come alter ego del Woody Allen romantico nevrotico, ma a fare (come quasi sempre) la differenza è il tocco nostalgico e sadico, ironico e insinuante del Woody Allen sceneggiatore, un vero mago capace di tirar fuori vecchi numeri sempre dallo stesso cappello facendoli passare per nuovi.

7

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