Recensione Cabin Fever

Un gruppo di amici in vacanza in una baita isolata si ritrova vittima di un contagio in Cabin Fever, versione 2016 dell'horror d'esordio di Eli Roth.

recensione Cabin Fever
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Un gruppo di cinque amici, composto da Jeff, Marcy, Paul, Karen e Bert, si appresta a trascorrere un periodo di vacanza in un isolato cottage di campagna, luogo talmente remoto dove neanche i telefoni cellulari hanno campo. Sin da subito però la banda di ragazzi si accorge che qualcosa di strano circonda il posto, e quando Bert si imbatte nella foresta in uomo ricoperto di sangue e vesciche ha inizio un vero e proprio incubo. Il malato, vittima di un probabile contagio, giunge alla porta della loro baita rischiando di infettarli, venendo involontariamente ucciso dai giovani non prima però di aver irreparabilmente danneggiato la loro auto. Il gruppo, costretto a trovare un modo per contattare le autorità, viene però ben presto infettato dal morbo e la prima a farne le spese è la bionda Karen, il cui corpo è ora ricoperto di orribili piaghe sanguinolente.

Copia / incolla

Prodotto da Eli Roth, esordiente dietro la macchina da presa nel 2002 proprio con l'omonimo film originale, il remake di Cabin Fever si propone sin dalle intenzioni come una pura fotocopia del suddetto, tanto che la sceneggiatura è stata riadattata per l'occasione mantenendo pressoché invariati i risvolti narrativi e la gestione delle sequenze. Operazione discutibile pensata inizialmente come quarto capitolo della saga, dopo il sequel Cabin Fever 2 - Il contagio (2009) e il recente prequel Cabin Fever: Patient Zero (2014), e poi "dirottata" sull'imperante moda dei reboot / remake che non aggiunge nulla di nuovo ad un titolo diventato sì cult ma già di per sé non certo rivoluzionario. Un gruppo ristretto di compagni d'università che si trova ben presto alle prese con un'epidemia di origine sconosciuta è quindi nuovamente al centro di una vicenda ben presto sfociante nei classici stilemi dell'horror gore, nonostante la violenza sia parzialmente meno scioccante del previsto (ma un paio di sequenze disturbanti non mancano), e destinata ad incanalarsi su un gioco di tradimenti / sospetti che mina il solido rapporto d'amicizia inizialmente vigente. Tutto va come previsto, trascinandosi sui classici binari del film di contagio in un ambiente remoto nel quale è impossibile comunicare col mondo esterno e gli sporadici personaggi secondari (con il poliziotto Olsen qui reso al femminile) nascondenti ben più di un segreto. Dopo l'involontario omicidio del boscaiolo contagiato, in cui si agitano dinamiche in chiave So cosa hai fatto (1997), il ritmo subisce una decisa impennata verso la più classica violenza di genere, regalando una manciata di minuti discretamente avvincenti che però non giustificano comunque questo copia / incolla diretto senza personalità dall'anonimo Travis Zariwny.

Cabin Fever Remake dell'omonimo esordio di Eli Roth, titolo di già non certo seminale nonostante l'aura di piccolo cult, Cabin Fever versione 2016 non è altro che una voluta fotocopia dell'originale tanto che ne è stata riutilizzata, su idea dello stesso Roth (qui produttore), la medesima sceneggiatura, modificata qui e là solo in insignificanti dettagli secondari. Peccato che nell'ultimo decennio l'horror sia sia evoluto e certi risvolti nelle dinamiche tra i personaggi appaiano ad oggi ben più che improbabili, in una narrazione che trova qualche colpo di coda solo nella parte finale, dove la violenza gore ha qualche sussulto. Comunque troppo poco e a sto punto tanto vale riguardarsi il film del 2002, a suo modo per certi versi parzialmente innovativo nel suo citazionismo sottotraccia.

4.5

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