Bus 657 Recensione

Un croupier di un casinò decide di rapinare il suo datore di lavoro per salvare la figlia malata in Bus 657, fiacco drama-thriller diretto da Scott Mann.

recensione Bus 657
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Luke Vaughn lavora come croupier nel casinò gestito da un ricco uomo d'affari conosciuto come The Pope, da sempre in mezzo ad affari loschi e riciclaggio di denaro sporco. Vaughn, che ha una figlia gravemente malata che necessita di costosissime cure, chiede un prestito al suo capo salvo vederselo immediatamente rifiutare; oltre al danno la beffa, dato che l'uomo viene anche licenziato in tronco. Per racimolare in tempo il denaro necessario alle terapie della piccola Vaughn decide di organizzare una rapina proprio al casinò, con la collaborazione dell'addetto alla security Cox e di lui due amici, ma il colpo non va per il verso giusto e i nostri si trovano costretti a dirottare un bus di passaggio sequestrandone i passeggeri...

Notturno bus

Niente di nuovo sotto il sole in Bus 657 (conosciuto anche come Heist), thriller canonico ambientato a bordo di un autobus notturno dirottato dai criminali di turno. L'unica parziale novità è data dal fatto che il protagonista sia proprio uno dei sequestratori e non il classico eroe senza macchia; se l'intenzione sulla carta poteva avere una sua logica e donare un po' di originalità, la sceneggiatura non ci ha pensato due volte nel dipingere il personaggio come il classico "cattivo per cause di forza maggiore", uomo costretto dagli eventi a compiere atti criminosi per salvare la figlia malata. I novanta minuti di visione si trasformano così in un classico bignami melodrammatico, tra doppi giochi e tradimenti in atto tra gli stessi rapinatori (non poteva essere altrimenti, vista la caratterizzazione macchiestistica ad eccessi negativi del personaggio interpretato da Dave Bautista) e colpi di scena totalmente inverosimili, con un finale che supera le soglie del ridicolo e priva di qualsiasi senso logico il vero "villain" di turno, un Robert De Niro che fino allora aveva gigioneggiato di par suo senza infamia e senza lode. Anche la tensione latita ben presto, giacché tutto si risolve in un susseguirsi di cliché e stereotipi, includenti anche gli improbabili istinti empatici da parte dei passeggeri verso Vaughn, distintosi nel procedere degli eventi per gesta di scontata umanità. Le sequenze di pura azione sono limitate alle fasi inizialmente successive alla presa degli ostaggi, con il bus intento a superare un posto di blocco della polizia, lasciando ai serrati dialoghi / incontri tra le forze dell'ordine e i dirottatori il compito di trainare il resto del film. Davvero troppo poco per mantenere alto l'interesse, e neanche la comunque discreta performance di Jeffrey Dean Morgan riesce a salvarsi in questo coacervo di banalità assortite.

Bus 657 Un bus dirottato, ostaggi compassionevoli, un buono costretto a improvvisarsi criminale per necessità e un villain proprietario di un casinò legato a giri criminali: potrebbe essere descritta in questi brevi termini la trama di Bus 657, thriller dalle spiccate derivazioni melodrammatiche che si affida ad un riciclo di cliché e stereotipi e ad un eccesso di inverosimili buonismi in serie nei novanta minuti di innocua visione. Nonostante un cast di tutto rispetto, con un De Niro in discreta forma, l'ora e mezza di minutaggio non è mai in grado di coinvolgere lo spettatore, deflagrando inoltre in un finale in cui i colpi di scena sono quantomai forzati pur di ottenere l'agognato happy ending.

4.5

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