Burning - L'Amore Brucia, recensione del nuovo film di Lee Chang-dong

Dopo la presentazione al Festival di Cannes 2018, il nuovo film dell'acclamato regista sudcoreano arriva anche sul mercato italiano.

recensione Burning - L'Amore Brucia, recensione del nuovo film di Lee Chang-dong
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Nonostante sia nato il primo di aprile, non è uno che fa scherzi Lee Chang-dong, regista sudcoreano magari meno noto dei ben più incensati colleghi Kim Ki-duk, Park Chan-wook e Bong Joon-ho ma talmente maturo che nel corso degli anni si è perfino dedicato alla carriera politica nel suo Paese. Paese che quest'anno per la prima volta grazie a Parasite ha raggiunto quella Palma d'Oro che invece nel 2018 era stata alzata dal Giappone di Un Affare di Famiglia di Hirokazu Kore'eda, non esattamente una vittoria discutibile ma che ha sicuramente fatto storcere il naso a Chang-dong, che sulla Croisette aveva portato nella stessa edizione il più bel film della sua ristretta filmografia, Burning. Una sconfitta, come dire, cocente.
Dalla Francia se ne sarebbe andato comunque con il premio FIPRESCI e ora - dopo aver riscosso il meritato successo in giro per il mondo - finalmente questo straordinario film arriva in Italia grazie a Tucker Film col titolo un po' pleonastico di Burning - L'Amore Brucia.
È una scusa buona come un'altra per farvelo ritrovare a dicembre nella nostra classifica dei migliori film visti in Italia nel 2019, perché quello firmato da Chang-dong è un capolavoro del noir che il noir però lo destruttura, partendo da un racconto di Haruki Murakami (Granai Incendiati, dalla raccolta L'Elefante Scomparso e Altri Racconti) per arrivare a un inedito mix fra Raymond Chandler e William Faulkner, mettendo in scena la ricerca disperata di un giovane protagonista che ci trascina insieme a lui verso il punto interrogativo che si cela dietro il senso della vita. Che poi è la base stessa su cui si fonda il noir, letterario e cinematografico.

Granai e incendi

Con incredibile audacia Chang-dong orchestra una storia dalla narrazione a fuoco lento (siamo oltre le due ore e mezza) con soli tre personaggi, andando già così dalla parte opposta del noir, tipicamente stracolmo di volti, di parole, di domande, di mezze verità, di complotti: Burning basa tutto sul rapporto di tre individui che da soli bastano a racchiudere il cuore annaspante di una Corea quasi occidentale per l'autore, che ne mette in risalto le ombre capitaliste e i privilegi di classe, le auto-illusioni e le gelosie. Chang-dong e il suo co-sceneggiatore di fiducia Oh Jung-mi si alimentano di diverse correnti (il thriller, il dramma, il romantico) per raccontare la storia di Jongsu, un fattorino poco attraente e molto riservato che viene sorprendentemente portato a letto da una ragazza bellissima, Hae-mi, che neanche si ricorda di aver avuto come compagna di classe, allora, tempo fa, chissà quando.

Lei però - quando fra i due sembra poter iniziare una storia seria - svela di aver programmato un viaggio in Africa: lui accetta di custodirle l'appartamento (e nutrirle il gatto) così da avere una scusa per poterla aspettare, solo che quando la ragazza torna lo fa mano nella mano a colui che presenta come il suo fidanzato, Ben, un Grande Gatsby coreano dal fare statunitense ridicolmente bello e ancor più sfacciatamente ricco che la ragazza ha incontrato dall'altra parte del mondo. Il protagonista capisce al volo di essere il perdente in quella partita, anzi intuisce che una partita non verrà mai neanche giocata, e a questo punto la storia inizia a incupirsi.

Gelosie e vendette

Durante la prima ora circa, Lee mantiene il film tra il delizioso e il discreto, condendolo con considerazioni e osservazioni sempre sofisticate ma mai gratuite: è evidente che il protagonista soffre l'amore apparentemente non corrisposto della ragazza, che ha scelto qualcuno differente da lui, e col passare dei minuti è sempre più chiaro come Jong-su covi una gelosia passiva che lo sta lentamente corrodendo, una miccia che vuole trovare il modo di innescarsi, uno qualsiasi, una scusa qualunque per esplodere. Quando la scusa arriva il film cambia registro, tutto improvvisamente diventa incredibilmente silenzioso e un grande mistero al centro della trama gela e contemporaneamente riscalda il film, che trova una sua temperatura perfetta in un crescendo sottile e inquietante, spietato e inevitabile, catartico e brutale.
L'intelligenza narrativa e la bravura visiva vanno di pari passo, formando un corpo filmico unico appagante, sensuale, minaccioso, conturbante grazie alla colonna sonora di Mowg e ipnotico tramite la straordinaria fotografia di Hong Kyung-pyo: la ricerca disperata di un senso risolutivo al cospetto di un mondo pieno di misteri è un tema ricorrente nel lavoro di Chang-dong (vedasi i meravigliosi Poetry e Secret Sunshine), ma nel noir trova forse il suo compimento più profondo e diretto, grazie soprattutto a un protagonista che è la quintessenza dell'investigatore improvvisato - e che per questo ancora di più restituisce il senso di spietatezza col quale il suo autore osserva la società che ci circonda.

Burning - L'Amore Brucia Lee Chang-dong firma il suo film più cupo, romantico e spietato al tempo stesso, bollente e gelido insieme: un noir chandleriano che insegue il senso dell'esistenza umana annaspando nelle crepe di una società al tramonto, trovando risposte solo quando ormai è troppo tardi.

9.5

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