Recensione Burlesque

Benvenuti al Burlesque Lounge... Cher e Christina Aguilera regine del musical di Antin.

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"Nei primi anni del ventesimo secolo, il burlesque fu associato, negli Stati Uniti, allo spogliarello, allora ispirato alle rappresentazioni parigine del Moulin Rouge degli ultimi anni dell'800. In precedenza la definizione di burlesque consisteva in uno spettacolo cantato e ballato, comico e parodistico. Era considerato uno spettacolo osè e divertente rivolto al grande pubblico". Così Steve Antin presenta l'idea alla base del suo nuovo progetto cinematografico, Burlesque appunto, che contrappone sul grande schermo due prime donne della musica come l'eterna Cher e la poliedrica Christina Aguilera.

The show must go on

Ali (Christina Aguilera) è una ragazza piena di sogni, talento e aspettative che abbandona la sua squallida vita in un paesino dell'Iowa per trasferirsi a Los Angeles. Dopo tanto vagare alla ricerca di un lavoro, si imbatte nel Burlesque Lounge, un locale in difficoltà economiche noto per il suo particolare tipo di intrattenimento, fatto di spettacoli maliziosi e sfavillanti numeri musicali. Qui si innamora immediatamente dell'atmosfera e decide di voler essere un giorno anche lei una delle ragazze su quel palco, ammiccante e sensuale. Ottenuto un lavoro nel locale come cameriera conquista presto l'affetto di Jack (Cam Gigandet), un affascinante barman e musicista che le offre alloggio per un po', l'amicizia di Georgia (Julianne Hough), giovane ballerina, l'ammirazione di Sean (Stanley Tucci), manager della compagnia, e il rispetto dell'incontentabile Tess (Cher), cuore e anima del locale. Ma nel momento in cui, una serie di eventi, la costringono a cantare sul palco del Burlesque e a far sentire al mondo la sua fantastica voce, i sentimenti di tutti si tramutano in amore a prima vista e speranza per il destino, apparentemente già segnato, dell'amato locale.

Non avremo le finestre ma...

Atmosfere fatiscenti, trasparenze, elaborate coreografie e tanta malizia: questo il mondo che Steve Antin si è proposto di ricreare in Burlesque, ispirandosi più alla tradizionale statunitense dello spettacolo, che alla sua più pura radice inglese, comica e destinata alle masse. Specchi riflettenti sparsi per tutte le superfici, luci pronte ad accendersi e illuminare la scena in ogni suo angolo, tacchi a spillo che ticchettano sul sempre lucido ma consunto palcoscenico... benvenuti al Burlesque Lounge, il locale con la migliore vista sul Sunset Strip. Lo scenografo Jon Gary Steele si è impegnato per dare al luogo un senso di decadenza, ma allo stesso tempo ispirare bellezza ed eleganza, Ispirati alla Parigi dei primi anni Venti, gli ambienti appaiono affascinanti e credibili, caldamente illuminati e in netto contrasto con il mondo esterno, con una Los Angeles che sembra freddamente caotica e inospitale. Nonostante ciò le scenografie non riescono a brillare, nemmeno nel loro momento di massima luce, quando le ballerine salgono sul palco e la pellicola si trasforma in spettacolo. Elettriche e piacevolmente sfavillanti, non portano alla visione dello spettatore nessun elemento che non si sia già visto nei musical passati, riecheggiando anzi le composizioni luminose dei suoi più celebri predecessori (colpa forse della passata collaborazione dei light designer Peggy Eisenhauer e Jules Fisher con i coreografi Danise Faye e Joey Pizzi per Chicago?). Ad attirare in maniera ammaliatrice la vista dello spettatore, fortunatamente ci pensano i costumi e il make-up, un tripudio di stili diversi e colori, perle e metalli preziosi, sfumature e pizzi che catturano e affascinano, rievocando un periodo che sembra quasi non essere mai esistito, per quanto squisitamente costruito. Per avere un'idea dell'elaborata importanza data a questa parte della pellicola, basti pensare che questo aspetto ardito e sensuale è frutto del lavoro di diciotto truccatori diretti da Cindy Williams, più due squadre personali che si sono occupate soltanto dell'aspetto delle due dive protagoniste, Cher e la Aguilera. Peccato che, al di là del loro favoloso aspetto sullo schermo, i personaggi non abbiano nient'altro da regalare, costretti all'interno di una sceneggiature fin troppo lineare e banale, priva di qualsiasi arguzia tematica o sospirato colpo di scena, che si intervalla qua e là di rabbia e sdolcinatezza giustificate senza emozioni e posizionate in modo quasi distratto. Dopotutto è un musical, si potrebbe dire. Perché aspettarsi una trama profonda e complessa? Forse perché per nascondere pecche narrative di solito si punta molto sulla spettacolarità e se anche questa vacilla i vuoti nel progetto risaltano prepotentemente agli occhi dello spettatore.

Pioggia di stelle

Ma Burlesque è soprattutto un musical e, in quanto tale, poggia le sue basi sulla colonna sonora, mezzo fondamentale di narrazione ed emancipazione emotiva della trama. La stessa Christina Aguilera, non contenta di recitare, cantare e ballare all'interno del film, si è proposta per scrivere alcune canzoni, come "E.X.P.R.E.S.S.", "Bound to You" e "Show Me How You Burlesque". "Christina mi ha detto ‘Significa che se scrivo una canzone e non ti piace non sarà nel film?'", ricorda Steve Antin, "Le ho risposto ‘Si, normalmente è così'. Ma una ragazza come Christina Aguilera non è spaventata dalle sfide. Così si è messa sotto e ha scritto una canzone dopo l'altra ed è stato spettacolare". Insieme alle musiche curate da Buck Damon e composte da Christophe Beck, lo score di Burlesque si presenta quindi come un mix di moderno e antico, riecheggiante di atmosfere perdute e ritmi accattivanti... l'apporto dell'Aguilera è però più che evidente e prevale per tutta la narrazione, grintoso e vibrante. Particolare attenzione va data al brano "You Haven't Seen The Last Of Me", bellissima canzone interpretata da Cher e vincitrice di un Golden Globe che, nonostante il tuo inestimabile impatto emotivo a livello musicale, appare quasi completamente distaccata dal complesso filmico, aumentando l'impressione che lo score di Burlesque possa essere un ottimo prodotto discografico diversamente funzionale a seconda che sia collegato o meno alla pellicola.
Le indiscutibili capacità canore e musicali di Christina Aguilera stonano nel momento in cui vengono affiancate alla sua recitazione, forzatamente ingenua e macchinosa in tutti i momenti in cui la sua Allie non si trova a esibirsi sul palco del lounge bar. Caratteristica che si può riscontrare in tutto il cast, tra cui spiccano ovviamente una quasi irreale (il suo volto appare tanto giovane quanto incapace di muovere un muscolo per esprimere emozioni) Cher e una nevrotica Kristen Bell, molto a suo agio nei panni della fastidiosa antagonista quanto a disagio in quelli della seduttrice ballerina del Burlesque. Tra gli interpreti maschili troviamo invece il sempre impeccabile Stanley Tucci, perfetto in ogni dettaglio, e Cam Gigandet e Eric Dane, fondamentali per l'evolversi della storia ma davvero poco incisivi nell'interpretazione e nella caratterizzazione di personaggi presumibilmente complessi (ma se non altro bilanciano il "bel vedere" per il pubblico femminile, ndr).

Burlesque Burlesque a conti fatti non regge il confronto con i musical che il cinema ci ha proposto negli ultimi anni, finendo così nella lista dei film non fatti certo male, ma nemmeno troppo bene. Puntando molto su un esplosivo aspetto visivo (in ogni caso non raggiunto in maniera ottimale) e sul richiamo mediatico dell’uso nel cast di Cher e Christina Aguilera, Steve Antin tralascia molti aspetti chiave di una narrazione filmica, seppur musicale, come l’amalgama tra trama e brani musicali e un trascinante impatto emotivo. Al termine delle quasi due ore di film rimane davvero molto poco dallo spettatore, a cui non resta che rimanere affascinato dalla performance musicale e dalla bellezza dell’Aguilera. Una discutibile magra consolazione.

5

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