ROMA 2010

Recensione Burke and Hare - Ladri di Cadaveri

Burke & Hare, amici prima che soci

Recensione Burke and Hare - Ladri di Cadaveri
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Questo film è tratto da una storia vera (tranne che per le parti che non lo sono)

Quando John Landis presentò al mondo intero, nel 1978, il suo film rivelazione Animal house, fu chiaro fin dal primo istante che il panorama cinematografico internazionale aveva trovato una delle menti più brillanti che avesse visto da decenni, ancora inconsapevole dell'immensa qualità che i suoi film successivi avrebbero vantato. Il regista americano si è sempre contraddistinto per l'occhio cinico e il senso dell'umorismo politicamente scorretto che ha, di volta in volta, avuto un ruolo fondamentale nel suo cinema. Il suo modo di ironizzare l'orrore ha dato il la ad eserciti di registi divenuti pilastri del tanto millantato postmoderno, partendo da Raimi, passando per i fratelli Coen e arrivando a chissà quanti altri ancora.
Ben lontano dalla spocchia e della seriosità dei suoi colleghi, Landis ha da sempre maturato la sua passione per il cinema in modo estremamente personale, crescendo senza mai rinunciare al connubio di generi che lo ha reso grande.
A dirla tutta, il suo modo di fare cinema è rimasto praticamente immutato e anzi, ha rafforzato la sua formula alchemica fondendo sempre più al meglio il terrore più crudo al sorriso più smaliziato ed è per questo che ogni suo film viene percepito come un evento imperdibile da parte di milioni di appassionati.
Profondamente umano nel suo modo di essere Landis riflette da sempre il suo carattere ironico e solare nei propri lavori ed il suo nuovo lungometraggio, Burke & Hare, non si smentisce di certo: raccontato con i toni di una divertente commedia racconta una delle storie più agghiaccianti che la Scozia abbia mai vissuto, quella dei due noti assassini seriali William Burke e William Hare, profanatori di tombe e ladri di vite.

William Burke e William Hare sono due amici inseparabili.
Da sempre sull'orlo del baratro i due tentano di sopravvivere alla difficile Edimburgo di fine ‘800 utilizzando espedienti di ogni genere, ovviamente riguardandosi bene dal cercare una professione onesta e poco remunerativa. La città, durante la fine del secolo, godeva di una profonda ammirazione da parte delle istituzioni mediche di tutto il mondo grazie all'università cittadina che oramai da decenni era teatro di grandi progressi in ambito anatomico e chirurgico, vanto dell'intera comunità medica locale.
Quando un'ordinanza governativa impone che tutti i cadaveri disponibili per gli studi di anatomia vengano indirizzati tra le mani dell'inetto dottor Monroe (Tim Curry), il suo acerrimo e geniale rivale, il dottor Knox, chiede aiuto alla coppia di scapestrati Burke ed Hare, disposti a tutti pur di vivere da signori: per sole cinque sterline Knox avrà il suo cadavere, fresco di giornata.
Sebbene all'inizio i due si limitino a portare cadaveri di uomini morte per cause naturali, la loro sete di denaro li porterà molto presto a calcare la mano pur di avere corpi privi di vita in qualunque momento: immediatamente la città di Edimburgo diviene il loro mattatoio personale e il confine tra vita e morte si farà sempre più labile.
Per quanto gli affari sembrino andare a gonfie vele, grossi guai sono dietro l'angolo e entrambi dovranno fare i conti con i propri orribili crimini.

La vena ironica che percepiamo nel film, già dai titoli di testa, ci ricorda prima di poterlo dimenticare che stiamo assistendo ad un film di John Landis. John Landis, per l'appunto, che come ben sappiamo è tutt'altro che un artista vecchia scuola in preda alla demenza senile, sa fare perfettamente quello che ogni aspirante regista sogna quando gira un film: ottenere quello che vuole. Perché è qui la grande maestria, prescindendo dal risultato finale, che piaccia o meno, un film del regista Hollywoodiano è in qualche modo una sicurezza, è un film senza compromessi di natura artistica, fatto solo ed esclusivamente a modo suo e dedicato al suo pubblico. Proprio come Hitchcock, anche Landis quando fa cinema fa dei gran pezzi di torta: ama divertire, intrattenere il pubblico ed essere al centro della scena, in maniera deliziosamente egocentrica.
Burke & Hare è una commedia prima di tutto, lo recita la locandina del film, lo fa lui e lo ricorda la stessa pellicola, prendendo immediatamente le distanze dal tono pretenzioso che ci aspetteremmo da una storia tanto truce.
I delitti che i due commettono sono lucidamente consapevoli, disgustosi perché mossi solo dalla sete di denaro, nessuna follia, nulla che si avvicini in qualche modo ad un istinto animale, solo il riflesso più putrido dell'animo umano. I toni del film però, nonostante condannin esplicitamente le orride gesta dei due, restano leggeri e brillanti: nonostante la piena consapevolezza della violenza filmata è impossibile non adorare i due assassini. Le atmosfere di Burke & Hare ricordano lo Sweeney Todd di Tim Burton (e prima ancora di Thomas Peckett Prest) e sebbene ne prenda le distanze per tema e spirito i due raccontano la follia e il degrado dello stesso periodo storico.
Nonostante tutto però, il film lascia trasparire una sensazione di incompletezza, forse a causa di una poco definita caratterizzazione dei protagonisti, chiave fondamentale per la piena riuscita di una pellicola basata proprio su personaggi atipici. Nonostante resti un piacevolissimo film di genere, Burke & Hare non riesce a trascendere appieno la sua forma ma si appresta comunque ad essere una divertentissima visione (ancora più intelligente se pensiamo al tema trattato), il che è più che lodevole di questi tempi, non dimentichiamolo.

Burke and Hare Nonostante i temi trattati siano agghiaccianti, Burke & Hare è una commedia divertente, firmata da Landis con la macchina da presa e con lo spirito. Ben lontana dall'essere un capolavoro la pellicola sa comunque offrire momenti piacevolissimi. Da vedere.

7

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