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Bulbbul, la recensione dell'horror Netflix

In questo horror di produzione indiana, una misteriosa strega si aggira con intenti vendicativi svelando orribili segreti sepolti nel passato.

recensione Bulbbul, la recensione dell'horror Netflix
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Nel 1881, nel governatorato britannico di Bengali, la piccola Bulbbul a cinque anni viene data in sposa al già maturo Indranil. Questi ha due fratelli, il gemello Mahendra e il più piccolo Satya, anch'esso un bambino che diventa il migliore amico della giovanissima moglie.
Un ventennio più tardi Satya ha fatto ritorno da Londra dove ha studiato legge e scopre che Mahendra è morto in strane circostanze mai chiarite, mentre Indranil ha ormai abbandonato il villaggio natio da diverso tempo.
Bulbbul è diventata così l'assoluta padrona del ricco palazzo del marito e appare incurante dell'inquietante scia di delitti che sta flagellando di recente la zona e nella quale hanno già perso la vita diverse figure da lei conosciute.
Le voci parlano di una strega che si aggirerebbe di notte nelle foreste circostanti e Satya decide di vederci più chiaro, finendo per scoprire tragici segreti di famiglia.

Tra aspettative e realtà

Vi erano molte potenzialità all'interno di un progetto che si prefiggeva di sfruttare il genere horror per esplorare tematiche più drammatiche e complesse e affidare sussulti di denuncia ai passaggi chiave della vicenda, ma il risultato finale è compromesso da diverse ingenuità che saltano subito all'occhio - e non solo dello spettatore esperto.
Disponibile in esclusiva nel catalogo di Netflix come original, Bulbbul mette al centro del racconto il controverso argomento delle spose bambine e dell'attiguo discorso della violenza sulle donne in India, dove le condanne per stupro si risolvono nella quasi totalità dei casi con la completa assoluzione dell'imputato.

Le buone intenzioni di partenza cozzano purtroppo con una narrazione spesso confusa e straniante che, tra flashback e passaggi tra location e personaggi, imbastisce un quadro ricco di sbavature e forzature, riempito qua e là da scene madri disturbanti e scioccanti che finiscono per sortire l'effetto contrario nella loro gratuità, lambendo il ridicolo involontario in almeno un paio di occasioni.

Un orrore dal duplice aspetto

Dal lato della paura l'operazione si rivela altrettanto debole e il marcato ricorso agli effetti in computer grafica nelle scene notturne, giocate sul vedo/non vedo tramite fitte coltri di nebbia, depotenzia anche i gradevoli squarci cromatici e scenografici messi in mostra dall'efficace fotografia - tra i pochi spunti positivi dell'operazione.
Le apparizioni della "strega" sono svuotate della necessaria tensione a tema e il relativo folklore, che pesca a piene mani dalle leggende della mitologia indiana, viene esposto in maniera poco accattivante.
Il finale poi sembra una sorta di banale scopiazzatura di quello del live-action de Il libro della giungla (2016) di Jon Favreau ed è anche la soluzione più semplice dal punto di vista narrativo per chiudere una storia ormai arrovellatasi su sé stessa.

Il cast è troppo anonimo per portare lo spettatore a un ipotetico coinvolgimento al destino dei personaggi, vittime o carnefici che siano, e la sola cura dei costumi e delle ambientazioni - nella miglior tradizione del cinema bollywoodiano - non basta a cancellare quella sensazione di esotica superfluità che permane nell'ora e mezza di visione.

Bulbbul Una notevole cura per costumi, ambientazioni e la relativa gestione cromatica è il solo elemento positivo di questo horror indiano che tenta di sfruttare il filone per denunciare l'orrenda pratica delle spose bambine ancora vigente in molti angoli del mondo. Bulbbul non riesce a costruire un contesto narrativo credibile e si dimentica di caratterizzare a dovere i personaggi principali, adoperandosi in momenti di violenza - fisica e psicologica - più gratuita che effettivamente necessaria e strizzando malamente l'occhio al pubblico di Bollywood in un paio di occasioni. Il risultato è un film confuso che perde la propria identità, una revenge-story a sfondo sovrannaturale dove i presunti spunti di riflessione si perdono nel marasma generale.

5

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