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Bruised Recensione, l'esordio registico di Halle Berry su Netflix

Il film, diretto da Halle Berry e scritto da Michelle Rosenfarb, arriva su Netflix (e in alcune sale selezionate americane) il 24 novembre 2021.

Bruised Recensione, l'esordio registico di Halle Berry su Netflix
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Bruised - Lottare per vivere (Bruised) è il nuovo film drammatico Netflix con protagonista Halle Berry (Catwoman, X-Men - Giorni di un futuro passato), qui anche al suo esordio alla regia. Dopo la sua recente apparizione all'interno del terzo capitolo di John Wick (spianate le armi sulla nostra recensione di John Wick 3 Parabellum) dove aveva dimostrato ampiamente le sue doti atletiche, l'attrice si cimenta in una nuova sfida per nulla facile che le impone ulteriori limiti e obiettivi non solo legati al fisico, ma anche alla sua capacità registica. L'opera segue una storia di redenzione per nulla originale e classicissima che ha come protagonista un'ex-campionessa di MMA che decide di tornare sul ring dopo alcune novità nella sua vita fallimentare, tra le quali un figlio che le dà un'energia inaspettata.

Il lungometraggio, nonostante non brilli particolarmente in innovazione, intrattiene il giusto, anche se costituito da un'impalcatura di cliché e di soluzioni scontate che il più delle volte lo rende monotono e scarsamente vario. Un progetto quindi non proprio memorabile, ma che comunque dimostra ancora una volta il talento attoriale e l'ardore di Halle Berry, in questa prima fatica cinematografica che potrebbe rappresentare un nuovo corso della sua carriera all'interno dell'industria hollywoodiana. Bruised - Lottare per vivere arriva su Netlix il 24 novembre, mentre negli Stati Uniti, oltre ad essere distribuito sulla piattaforma streaming, è proiettato anche in alcune sale selezionate.

Un dramma sportivo canonico

Bruised - Lottare per vivere è il racconto di Jackie Justice, una ex-atleta di MMA caduta in declino (forse vi potrebbero interessare i 10 film sulle arti marziali da vedere subito in streaming): la sua vita trascorre infelicemente, tra una bottiglia e l'altra, frequenti litigi con il suo compagno-allenatore, gli scontri con la madre alcolizzata e una rabbia che esplode continuamente e che non riesce a reprimere.

L'improvvisa apparizione di un figlio che aveva abbandonato in passato cambia completamente le cose e rappresenta per la protagonista una nuova prospettiva: il suo ritorno sul ring ha finalmente un senso. Già dalle prime battute è evidente come l'intera storia di Jackie Justice ricalchi il genere drammatico, usando lo sport come metafora di rinascita e ripartenza. Un messaggio ampiamente trasmesso in moltissimi prodotti seriali e cinematografici e che purtroppo, con questa pellicola, non trova un'inedita linfa, ma più una piacevole riproposizione senza riuscire effettivamente a risultare originale o alternativo rispetto al passato. La sceneggiatura, lineare e pigra, per quanto sia figlia di palese derivazioni del genere, ha il merito di dipingere una protagonista con efficacia e con un'umanità per nulla scontata, anche grazie alla magnifica interpretazione di Halle Berry, che dona anima e corpo a un personaggio tragico, ma provvisto di un'energia e di una forza contagiose. Anche i personaggi secondari, seppur poco impattanti, hanno un loro peso all'interno della storia e sono stati caratterizzati come un perfetto accompagnamento alla protagonista.

Per il resto, lo script alterna fasi legate più alla sfera drammatica che a quella sportiva. Il paradosso più grande è che il mondo della MMA, nonostante sia un lungometraggio sullo sport, rimane fin troppo sullo sfondo, a tal punto che in alcuni passaggi della pellicola diventa un mero pretesto per mostrare la voglia di cambiamento del personaggio principale che si traduce nella sua performance atletica sul ring. Un dramma con sprazzi di arti marziali che non sono però sviluppati a sufficienza come invece accaduto con le componenti drammatiche, di gran lunga più intense e interessanti agli occhi degli spettatori.

Un risultato mediocre, privo di qualsivoglia aspettativa

Passando alla regia di Bruisded - Lottare per vivere, la tecnica di Halle Berry è semplice ed efficace, talvolta un tantino monotona nella messinscena, ma lavora molto bene con i personaggi, rivelando con intelligenza i legami che li connettono e quanto questi abbiano peso all'interno della vita di Jackie. Anche qui, come per la sceneggiatura, c'è poca anima sportiva a schermo, il che si riduce in modo troppo sbrigativo alle sole fasi di allenamento e scontro finale negli ultimi minuti della pellicola.

Manca il codice dell'MMA, un background carrieristico della protagonista, come anche la tensione durante l'incontro: non basta un po' di ralenti per dare il giusto valore al confronto tra le due campionesse. Una regia, quindi, che se ottiene risultati sufficienti nella costruzione drammatica, pecca anche qui sul lato sportivo, rappresentando evidentemente i suoi più grandi limiti.

Di per sé, la qualità del lungometraggio è modesta e non solo e soltanto per le effettive mancanze di cui sopra, ma anche sul piano progettuale: un prodotto di questo tipo, infatti, avrebbe richiesto maggiore approfondimento, così da evitare la ricaduta in determinati schemi ricorrenti legati al genere e al contenuto. In alcune sequenze di Bruised - Lottare per vivere si avverte qualcosa in più rispetto ai cliché che dominano indisturbati l'intera pellicola, ma sono solamente degli echi lontani in un film che è troppo scontato, in particolare nel finale vero e proprio, eccessivamente in linea con gli altri titoli che raccontano la redenzione sportiva.

Bruised Bruised - Lottare per vivere è l'insufficiente esordio di Halle Berry alla regia, un dramma che, nonostante parli di MMA (acronimo di Mixed Martial Arts), non si sviluppa mai in modo realmente efficace sul piano sportivo, sia a livello narrativo che registico, privilegiando le componenti drammatiche che sono effettivamente curate meglio. Se la macchina da presa tratteggia bene la protagonista e i vari comprimari, non riesce al tempo stesso a delineare dei momenti sportivi realmente significativi. La sceneggiatura, per nulla originale, non eleva un prodotto dichiaratamente mediocre e privo di una spinta innovatrice, che però presenta delle ottime interpretazioni, una su tutte quella di Halle Berry.

5

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