Brothers, la recensione del film

Jim Sheridan firma un buon remake all'americana del noto film Brothers

recensione Brothers, la recensione del film
INFORMAZIONI FILM
Articolo a cura di

Raramente i remake americani di pellicole europee si dimostrano all'altezza delle opere originali: spesso anzi si riducono a passerelle poco ispirate per attori il più delle volte fuori ruolo, alle prese con sceneggiature snaturate dal loro senso originario.
Così non è, per fortuna, con Brothers, rifacimento del film semi-omonimo Brødre, da noi conosciuto come Non desiderare la donna d'altri. L'originale, nel 2004, ha vinto diversi premi e riconoscimenti, fruttando alla talentuosa regista e sceneggiatrice danese Susanne Bier parecchia notorietà. Notorietà che le è valsa l'attenzione di Hollywood e il contratto per un remake in grande stile, diretto dal Jim Sheridan di Nel nome del padre e Il mio piede sinistro (ma anche del non riuscitissimo Get rich or die tryin' del 2005) e un cast di attori di tutto rispetto, dalla Portman a Gyllenhaal passando per un Tobey Maguire assolutamente da rivalutare.

Due fratelli. Una famiglia.

Sam Cahill (Tobey Maguire) è l'esempio vivente del buon patriota americano. E' un capitano dei Marines ligio al dovere e pluridecorato, ma anche un affettuoso padre di famiglia, con una adorabile mogliettina (Natalie Portman) e due bimbe che attendono ogni volta con ansia il suo ritorno dalle missioni “di pace” in cui è costantemente impegnato l'esercito USA.
Sam ha anche un padre (Sam Shepard), reduce dal Vietnam, che è orgoglioso di lui in maniera inversamente proporzionale di quanto sia invece orgoglioso di suo figlio minore Tom (Jake Gyllenhaal). Tommy non è mai riuscito a stare al passo col fratello, e si è perso per strada. Fino ad arrivare a tentare di rapinare una banca e farsi così arrestare, arrecando disonore al buon nome della famiglia che, per quanto povera, non era mai scesa così in basso. Arriva l'estate del 2007, e per la famiglia Cahill cambieranno molte cose: poco prima che Sam riparta per l'Afghanistan a Tommy viene concessa la libertà vigilata, e il reinserimento in famiglia della “pecora nera” avviene non senza scossoni; ma il dramma arriva nel momento in cui l'elicottero su cui Sam viaggiava viene abbattuto, e il militare dato per disperso. Tommy, scosso dalla perdita del fratello, comincia a rivedere la sua vita, e decide di occuparsi della cognata e delle nipotine, facendosi infine benvolere da tutti e ricreando un equilibrio in una famiglia distrutta...equilibrio che sarà rotto da Sam, che tornerà miracolosamente a casa dopo una drammatica prigionia ad opera dei talebani: e il rapporto fra i due fratelli si complicherà sempre di più...

I drammi della guerra. Dentro e fuori casa.

Un film come Brothers si presta a più letture: dramma personale, familiare, di guerra. C'è da notare come la riscrittura, ad opera dell'efficiente David Benioff (autore dei copioni di Troy, Il cacciatore di aquiloni, e il recente X-Men Origins: Wolverine) tralasci gli spunti di commedia presenti nell'originale per dare spazio e centralità al dramma e alla retorica antimilitarista.
Secondo le teorie della pellicola, la causa di tutti i mali della famiglia Cahill è, in ultima analisi, la società americana stessa, che inculca nel 'popolino' i classici ideali yankee senza che poi questi si reggano al primo “scontro di civiltà”.
Nella periferia del New Mexico dove Sam e Tommy sono cresciuti, ben poche sono le opportunità di guadagnarsi da vivere in maniera decorosa: arruolarsi nell'esercito e servire la nazione sembra così la miglior soluzione, ma i drammi dei padri spesso non insegnano niente ai figli...e intere famiglie vengono distrutte dal sistema di regole e falsi ideali che portano onesti e amorevoli padri di famiglia a diventare sociopatici affetti da sindrome del veterano.
Da questo punto di vista, il dramma funziona meravigliosamente bene, sebbene sia un argomento già visto e trattato in numerose altre pellicole: quello che non fa annegare il film (al di là delle ottime interpretazioni degli attori, su cui torneremo in seguito) nel fiume di opere simili è il rapporto e il confronto fra i vari membri della famiglia, ricco di sfumature degne di nota, che rendono i personaggi più complessi e interessanti di quanto ci si potrebbe aspettare.
E' tutto un gioco di aspettative -spesso tradite-, solitudini e sensi di colpa, quello che Sheridan e Benioff mettono in atto, adagiandosi in maniera quasi pedissequa allo script danese originale, salvo eventuali colpi di coda e un'americanizzazione estrema -che porta in dote i suoi pro e contro- della vicenda.
C'è da dire che nell'originale la storia ha più respiro e più voci: sembra quasi Sheridan abbia voluto come 'limitarsi' nella crudezza di immagini e situazioni, probabilmente per esser più pragmatico e solenne (ma anche meno graffiante) della Bier. I personaggi non eccedono mai, nelle dimostrazioni delle loro debolezze, in una sorta di politically correct invero un po' fuoriluogo vista l'acuta denuncia sociale che il film vuole portare avanti, e visto anche che ci priva di alcuni dei momenti di 'autocoscienza' che portano Tommy e la cognata Grace a rielaborare il lutto e cambiare idea sugli altri e su sé stessi. Anche dal punto di vista della regia, c'è da dire che il lavoro, rispetto all'originale, risulta di buon impatto visivo ma molto meno ispirato e dotato di verve stilistica: la telecamera risulta un po' rigida nelle inquadrature e, a parte un paio di visuali memorabili e d'impatto ma non originalissime (come molte di quelle con Sam protagonista) non ha molto da offrire.

Da Spider-Man a 'Family Man'

E' probabile che Brothers, dopo le nomination ai Golden Globe, guadagni, giustamente, delle menzioni per le interpretazioni di attori protagonisti e non anche in altri contesti, compreso quello degli Oscar.
Risulta ottimo infatti l'intero cast, a partire dalle piccole Bailee Madison e Taylor Geare, fino ad arrivare ad un espressivo ma al contempo severo Shepard.
E' il triangolo Maguire-Portman-Gyllenhaal a riservare le più grandi soddisfazioni del film, ad ogni modo. La Portman è splendida, lo sapevamo e ne abbiamo ora ulteriore conferma grazie all'ottima interpretazione che presta nel nel film di Sheridan. Gyllenhaal è intenso ed esprime bene i controversi sentimenti che nutre verso la famiglia: per certi versi è il personaggio più complicato dei tre, eppure il futuro 'principe di Persia' riesce ad esprimere bene la psicologia del suo Tommy anche con pochi sguardi.
Assolutamente inaspettata invece una performance di così alto livello drammatico da Maguire: conoscendo i trascorsi dei due 'fratelli' (uno deve la sua fama principalmente al suo faccino da bravo ragazzo sfoggiato per tre volte nei panni di Peter Parker, ovvero Spider-Man, mentre l'altro ha alle spalle l'alienato e straniante Donnie Darko e il drammatico Brokeback Mountain) e dovendo assegnare a ciascuno un ruolo, ad occhi chiusi e prima di vedere il film li avremmo ribaltati. Eppure, dopo la visione, non possiamo che tessere le lodi di un Maguire così bravo a passare attraverso tutte le varie fasi della difficile psicologia del suo personaggio. Viene quasi da chiedersi se il disagiato mentale che gira con una pistola nel cortile di casa, distruggendone a pugni la cucina in uno scatto d'ira, sia lo stesso attore che, in Spider-Man 3, voleva sembrare più cattivo solo grazie ad una pettinatura diversa rispetto al solito. Ma anche questo è il bello del cinema: le belle sorprese (ma anche le delusioni!) sono sempre dietro l'angolo.

Brothers Brother, nel confronto con l'originale danese, perde inevitabilmente per via di una maggiore rigidità formale, un minor estro e della retorica di fondo che, sebbene ben posta, risulta in finale un po' abusata. E' comunque una buona rielaborazione all'americana, ottimamente musicata da Thomas Newman e dagli U2, densa di significati e interpretata magnificamente. Certamente non un classico film di Natale, ma una pellicola meritevole di una accurata visione alla ricerca della comprensione dei punti di vista e dei sensi di colpa che opprimono i protagonisti ma che sono, in un certo qual modo, lo specchio dei sensi di colpa di una discreta fetta del popolo americano.

7.5

Che voto dai a: Brothers

Media Voto Utenti
Voti: 26
7.4
nd