Recensione Bronson

Nicholas Winding Refn ci racconta, a modo suo, la vita del carcerato Charlie Bronson

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Riuscire a catalogare un autore come Nicholas Winding Refn è impresa ardua. Il regista danese è infatti una vera e propria scheggia impazzita che, in ogni suo film, traccia un percorso folle e brutale di personaggi allo sbando, antieroi, guerrieri pronti a una catarsi, più o meno riuscita, che dia in qualche modo un senso alle loro esistenze. Dalla trilogia di The Pusher ai recenti Valhalla Rising e Drive (presentato all'ultimo Festival di Cannes), lo sguardo del regista si è sempre mantenuto costante e vibrante sulle emozioni dei suoi protagonisti, dividendo il pubblico in strenui sostenitori della sua violenza visionaria e in detrattori che, abituati a un cinema più mainstream, non hanno spesso colto le mille diramazioni del suo Cinema. A tre anni di distanza dalla sua uscita, grazie a One Movie, ecco arrivare in Italia una delle opere più interessanti della sua filmografia, il ferale Bronson, basato su una figura attualmente esistente che sta ancora trascorrendo un lungo periodo di detenzione.

Mad Boy

Michael Peterson (Tom Hardy) fin da bambino sviluppa una feroce intolleranza verso l'autorità. Trascorrono gli anni e Michael, divenuto adulto, non cambia le sue attitudini, divenendo così un vero e proprio pericolo pubblico. Rinchiuso in un carcere di massima sicurezza, continua nella sua ostentata avversione contro le forze dell'ordine, aggredendo a più riprese i secondini. Viene così spedito in un manicomio, ma quell'indole selvaggia trova spazio anche tra le mura dell'istituto psichiatrico. Tornato nelle buie galere, anni dopo riceve la libertà sulla parola, soltanto per finire a combattere in incontri clandestini col "nome d'arte" di Charlie Bronson, in onore della star di Hollywood.

Prison Show

Non chiamatelo prison movie. Bronson si tiene ben distante dai film di genere e vive di un'alchimia insana di violenza e dark humour. Si, perché il ritratto che ci offre Nicholas Winding Refn è quanto di più distante dal biopic classico che si possa immaginare. Il nucleo narrativo viaggia e vive di sprazzi surreali che si susseguono in una sorta di storia trasfigurata di uno dei più pericolosi criminali della storia d'Inghilterra, ancora oggi in galera per una condanna di 34 anni. Ecco così che il protagonista si trasforma in un "mad" clown narratore del suo stesso passato, dinanzi a un pubblico fittizio in un teatro che vorrebbe rappresentare il significato stesso della visione. Narrare al pubblico un uomo spietato nei suoi eccessi più plateali, deformandoli e plasmandoli prendendosi molte libertà per creare un qualcosa di spiazzante e sfacciato. Non si vuole in nessun modo mitizzare la figura di Peterson, ma bensì la si rende ectoplasmatica, quasi divertito spettatore egli stesso dei suoi giorni e delle sue improbabili scorribande, siano queste dentro o fuori dalle sbarre. Basta da sola la scena finale, assoluto apologo della materia Refniana, a renderlo un cult che va oltre il prodotto per fan: in essa convivono genio e sregolatezza visiva e registica, magici tocchi di pazzia da cui esplode un visionario talento. Alfiere di questa storia ai limiti, è uno strabordante Tom Hardy, nel ruolo che lo ha consacrato definitivamente al grande cinema (e senza il quale, probabilmente, non sarebbe mai stato scelto da Christopher Nolan per Inception): rasato a zero, coi baffoni di un tempo che fu, il suo Bronson è un impetuoso fiume in piena, sempre sul punto di esplodere e dar luogo a tutta la sua rabbia, ma anche mattatore di una comicità nera di marchio tipicamente britannico. Intorno a lui si muove ogni cosa, come calamite attratte da un magnete incessante e dannatamente pericoloso. Pericoloso come il Cinema di Winding Refn, sicuramente non commestibile per un pubblico "vegetariano", ma assai gustoso per chi ama cibi proteici e carne al sangue.

Bronson Bronson è film fuori da qualsiasi schema, un'ennesima folle e scanzonatamente colta al contempo pagina di un cineasta che è sempre stato in grado di stupire. Né biopic, né prison movie, è la trasfigurazione di una vita eccessiva realizzata con un ispirato gusto per la follia e l'ironia più genuine, in grado di ammaliare gli amanti del Cinema meno classico e convenzionale.

7.5

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