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Brigsby Bear, la recensione del film con Mark Hamill

Dalla fantasia del comico Kyle Mooney nasce una commedia cinefila ricca di pathos e sorprese. Presentato alla Festa del Cinema di Roma.

recensione Brigsby Bear, la recensione del film con Mark Hamill
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Nelle sue recensioni della trasmissione comica Saturday Night Live il critico americano Dennis Perkins usa il neologismo Ten-to-One-Land, riferendosi all'ultimo sketch della puntata, che va in onda nella fascia oraria 00.50-01.00. L'appellativo tanto caro a Perkins designa soprattutto la stramberia generale che caratterizza l'ultimo sketch, poiché la collocazione nella scaletta dell'episodio consente agli autori di proporre delle idee veramente bizzarre. Tra coloro che hanno sfruttato in maniera impeccabile questa opportunità c'è il comico Kyle Mooney, presenza fissa nel cast dall'autunno del 2013, e non è difficile immaginare una versione più breve di Brigsby Bear, il film che Mooney ha scritto insieme all'amico di sempre Dave McCary (anche regista del lungometraggio), in grado di incantare il pubblico nottambulo nella zona magica dove tutto può succedere. Ma è altrettanto bene che esista il film nella sua forma attuale, presentata in anteprima mondiale al Sundance Festival prima di sbarcare in Europa tramite la Semaine de la Critique a Cannes e poi finire nel cartellone della Festa del Cinema di Roma, per l'esattezza nella sezione indipendente Alice nella Città. Una collocazione ideale per la storia, inconsueta ma toccante, di un bambinone molto particolare e della sua immaginazione debordante: il giovane James (Mooney) è infatti cresciuto senza mai uscire dal bunker concepito dai genitori (Mark Hamill e Jane Adams) per proteggerlo dai pericoli esterni, e una delle poche cose che gli tenevano compagnia era la serie TV Brigsby Bear, un programma di fantascienza dai toni educativi. Solo che James è stato in realtà rapito in tenera età, e lo show è stato appositamente creato dal "padre". E così, nell'assenza di nuovi episodi, il ragazzo dovrà crearseli da solo...

Alla scoperta del cinema



Brigsby Bear è un inno alla creatività in generale e all'amore per la settima arte in particolare, che trasuda ottimismo pur avendo una vena malinconica dettata dalla premessa e sfruttata in modo delicato e intelligente. L'entusiasmo di Mooney, davanti alla macchina da presa e in veste di co-sceneggiatore, contagia tutte le persone coinvolte nella realizzazione, rendendo questo bizzarro romanzo di formazione sullo schermo un buon contenitore di gioia audiovisiva. Particolarmente notevole, in ottica puramente nerd (e quindi perfettamente nelle corde del protagonista), è Mark Hamill, alle prese con un ruolo non facile e reclutato anche per la sua straordinaria versatilità vocale, da anni usata nei prodotti d'animazione (è sua la voce del Joker in Batman: The Animated Series) e qui esibita dal vivo con risultati prevedibilmente deliziosi (inutile dirlo, la visione in lingua originale è praticamente obbligatoria in questo caso). Nel panorama sempre più nutrito del cinema indipendente americano di qualità, questa è una delle più piacevoli sorprese degli ultimi anni, da vedere se si ha voglia di ridere e sognare insieme a un uomo dalla fantasia inscalfibile.

Brigsby Bear Da una premessa non proprio allegra nasce una delle commedie più originali e divertenti prodotte in America negli ultimi anni. Cinefilia e incomprensioni dominano le (dis)avventure di Kyle Mooney, comico televisivo che con questo esordio da protagonista dovrebbe - si spera - sfondare anche sul grande schermo. Menzione speciale per il comprimario Mark Hamill, perfettamente calato in una parte che mescola umanità, cattiveria e creatività.

8

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