Recensione Boy 7

Un giovane hacker viene forzatamente reclutato da un'organizzazione segreta del governo in Boy 7, young adult distopico di produzione olandese.

recensione Boy 7
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In un prossimo futuro l'Olanda è governata da uno stato pressoché dittatoriale, con la privacy e i diritti più basilari infranti in favore degli interessi economici. Un'organizzazione segreta, facente capo al Presidente, recluta forzatamente giovani hacker accusati di crimini informatici per trasformarli in dei veri e propri "automi" pronti ad obbedire ciecamente ad ogni ordine impostogli. Sam, anch'egli trasferito in questa sorta di struttura / prigione e ribattezzato come tutti i suoi coetanei con un numero (nel suo caso, il 7), comprende come i loro tutori nascondano più di un segreto su quanto lì accada realmente e decide di fuggire insieme all'amica (e forse qualcosa di più) Lara e al compagno di stanza, ma non tutto andrà come previsto...

Il mondo che verrà

Siccome ormai lo young adult è un vero e proprio genere a se stante e spesso di successo, anche altre cinematografie al di fuori di quella hollywoodiana tentano la loro fortuna al botteghino. In questo caso è il turno dell'Olanda con l'adattamento dell'omonimo romanzo di Mirjam Mous, momentaneamente autoconclusivo (quindi niente pericolo di potenziali sequel), ambientato in un prossimo futuro dalle atmosfere distopiche. Che tutto ancora una volta parta da Orwell è ben più che scontato, con una messa in scena che, almeno nella costruzione del rapporto tra i personaggi ricalca parzialmente quella di 1984, salvo poi perdersi in diverse ingenuità narrative strizzanti maggiormente l'occhio ad un pubblico di adolescenti con tanto di non del tutto necessaria love-story inclusa. Originale è invece il metodo scelto per la narrazione, raccontata praticamente in un lunghissimo susseguirsi di flashback: il Nostro ha infatti perso la memoria e scopre quanto accadutogli nel recente passato per via del diario scritto da egli stesso e riportante alla luce i ricordi dimenticati. Pur nella sua prevedibilità di fondo l'escamotage funziona a dovere, impedendo però di tracciare un background degno di nota sulla società circostante, palesatasi soltanto in alcuni brevi discorsi del boss politico di turno e in riferimenti a svariate false flag, termine molto caro all'universo complottista contemporaneo. Con qualche sussulto di tensione e una discreta gestione del ritmo i novanta minuti di Boy 7 scorrono senza infamia e senza lode, lontani (anche per motivi di budget) dallo spettacolo più pirotecnico e incentrati maggiormente su tonalità introspettive che a volte colgono nel segno anche grazie ad interpretazioni di tutto rispetto.

Boy 7 Young adult europeo che svolge il suo compitino con diligenza, Boy 7 ci trasporta nell'Olanda di un prossimo futuro governata da una Stato dittatoriale e oppressivo nei confronti della popolazione. Se i risvolti narrativi, gestiti per la loro quasi totalità in numerosi flashback, non offrono nulla di realmente nuovo, l'attenzione alle psicologie dei personaggi è comunque più che apprezzabile e i novanta minuti di visione si fanno seguire senza troppa fatica, complice un comparto tecnico di buon livello e un cast di giovani promettenti (tra cui spicca la bella Ella-June Henrard) che riescono a mantenere l'interesse su buoni livelli in un'opera più introspettiva che inutilmente spettacolare.

6

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