Borat - Seguito di Film, recensione: Sacha Baron Cohen torna su Prime Video

Borat Sagdiyev è tornato: quattordici anni dopo essere diventato famoso, vola verso gli USA per dare sua figlia in moglie a Rudy Giuliani.

recensione Borat - Seguito di Film, recensione: Sacha Baron Cohen torna su Prime Video
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Arriva oggi 23 ottobre 2020 direttamente su Amazon Prime Video e in concomitanza dell'ultimo confronto tv tra Donald Trump e John Biden il nuovo film con protagonista Sacha Baron Cohen, Borat - Seguito di film, il cui sottotitolo sarebbe "Consegna di portentosa bustarella a regime americano per beneficio di fu gloriosa nazione di Kazakistan".
Diretto da Jason Woliner, che dal regista Larry Charles eredita lo stravagante personaggio creato nel 2006 con Borat - Studio culturale sull'America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan (con Todd Phillips al soggetto), il ritorno di Borat è la perfetta continuazione delle regole comiche stabilite da Cohen col film originale, portato però a un livello più alto dal punto di vista della presa di coscienza sociale e della carica satirica.
L'obiettivo della superstar della commedia scorretta non è tanto quello di riciclare il suo iconico personaggio anni 2000 per riportarlo in auge oggi sotto forma di operazione nostalgia, perché il risveglio di Borat è figlio di tempi e situazioni che Cohen vuole combattere, deridere, sbugiardare, e quindi attaccare a colpi di cinema.

Consegna di portentosa bustarella


Il giornalista televisivo kazako Borat Sagdiyev (Sacha Baron Cohen), noto per i suoi comportamenti eccessivi e sessualmente espliciti, quattordici anni dopo il successo ottenuto grazie al (a causa del?) suo viaggio negli Stati Uniti d'America per rapire Pamela Anderson si ritroverà di nuovo a mettere a nudo le tante ipocrisie del mondo contemporaneo, ovviamente sempre tramite situazioni molto più che paradossali.
Il nostro, incaricato dal proprio Governo, dovrà infatti fare ritorno negli States per dare sua figlia Tutar (Maria Bakalova) in moglie a "qualcuno vicino alla Casa Bianca".
Naturalmente Donald Trump (che Borat chiama McDonald Trump) è inavvicinabile, il governo kazako questo lo sa bene, quindi decide di "accontentarsi" di qualcuno molto vicino alla figura presidenziale, e gli obiettivi scelti diventano Rudy Giuliani e Mike Pence, rispettivamente ex sindaco di New York e vice presidente degli Stati Uniti.
C'è un problema però: Borat è famoso in occidente, e per evitare di essere riconosciuto dovrà muoversi in incognito indossando abiti improbabili.
E così il confine tra realtà e finzione si assottiglia fino a sparire del tutto tra colpi bassi a destra e a sinistra, senza soluzione di continuità, senza ripetere mai la stessa gag.
La sensazione è che se il film fosse andato avanti per altre quattro ore oltre i 90 minuti stabiliti, Sasha Baron Cohen sarebbe stato capace di trovare sempre nuove battute, vittime e situazioni nelle quali intersecare recitazione e improvvisazione.

Un cinema d'assalto che non si ferma un secondo e il cui obiettivo non è tanto la verità, quanto l'assurdità che sta dietro alla realtà, che la rende ancora più vera.
Spazio anche ai sentimenti, però: il cuore emotivo del film sarà infatti la giovane Tutar, inserita in un contesto di emancipazione che dalle catene (letteralmente) passerà per il guinzaglio e poi per la gonna fino a farla diventare giornalista, in una parabola simbolica che lo stesso Borat bollerà come "femminista".

Un cinema di maieutica

Girato in segreto durante la pandemia, quasi sempre improvvisato con non-attori messi di fronte all'imprevedibilità di un istrione nei panni di un personaggio che recita a sua volta un personaggio, Borat - Seguito di film si insinua con prepotenza tra la realtà vera e la realtà della produzione, tra lo spontaneo e lo scritto, dicendo cose talmente assurde e pensando scene così esagerate che ogni confine e distinzione tra queste viene superato.
La riuscita dell'opera è talmente incredibile che il fatto che alcune sequenze non abbiano un copione o che molti "attori" non siano consapevoli di trovarsi sul set di un film potrebbe sfuggire a chi ignora fatti e retroscena del progetto.
Il montaggio lo nasconde benissimo e lo stile da cinema verità adoperato da Woliner contribuisce a conferire un'atmosfera di ruvida frettolosità alla messa in scena.

Quando vediamo un Sacha Baron Cohen travestito da Donald Trump interrompere una convention repubblicana capitanata dal vice presidente non stiamo guardando una sequenza sceneggiata, le comparse non sono comparse e quello non è un set: la convention si è tenuta davvero, Sacha Baron Cohen era dentro quel costume e Mike Pence è stato davvero interrotto da un pazzo travestito da Trump che voleva vendergli sua figlia.

Il film è pieno zeppo di momenti così, si intersecherà di continuo con la vita reale fino a quando non arriverà la pandemia del Coronavirus, che altro non sarà che un nuovo pretesto per Cohen/Borat per andarsene in giro a mettere a nudo il vero virus verso cui sta combattendo, l'ignoranza.

L'attore e produttore non ha la boria di voler fornire la soluzione a tutti i problemi del mondo, perché sembra essere consapevole che mostrare quell'ignoranza, mostrare il virus che rappresentano i negazionisti dell'Olocausto, la facilità con cui negli USA si può andare in giro imbracciando i mitra, le storture assurde di questo mondo alla deriva è già di per sé un'idea abbastanza forte da spingere qualcuno a riflettere con la propria testa e guardare in faccia la realtà.
Certo, da un punto di vista delle idee e della forza iconoclasta della macchina-cinema non può superare il primo episodio, in fin dei conti utilizza gli stessi principi (anche se per altri scopi), eppure si tratta probabilmente del miglior pezzo di satira dai tempi di The Interview. E sicuramente è il più estremo.

Borat - Seguito di film Quattordici anni dopo, Borat Sagdiyev si dimostra ancora una volta l’animale da giornalismo perfetto per gli scoop più crudi e paradossali sulla nostra società, anche quando sveste i panni del cronista per andare a vendere sua figlia agli amici della Casa Bianca dell'amministrazione (Mc)Donald Trump. Quello sfoggiato da Borat - Seguito di film è un cinema d’assalto, che tra improvvisazione e arte maieutica mette a nudo l’anima della società e la deride senza compassione, interagendo con essa per stuzzicarla e farla venire fuori. Poi la cattura in camera affinché tutti possano vederla bene e riderne di gusto.

8

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