Boogeyman - L'uomo nero, la recensione del "babau - movie" Recensione

Tim fa ritorno alla casa paterna per affrontare un trauma d'infanzia in Boogeyman - L'uomo nero, fiacco horror di Stephen Kay.

Boogeyman - L'uomo nero, la recensione del 'babau - movie' Recensione
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Chi ha paura del babau? Se oggi la pratica di spaventare i bambini con figure mostruose create ad hoc dalla fantasia dei genitori può apparire un po' desueta, dall'alba dei tempi e fino a qualche tempo fa era in realtà assai comune. Non deve perciò sorprendere il buon successo di pubblico worldwide ottenuto da Boogeyman - L'uomo nero, horror incentrato proprio su uno degli esseri archetipi di queste favole macabre. Diretto nel 2005 dal regista prettamente televisivo Stephen Kay il film ha inizio nella camera del piccolo Tim, nella quale il padre viene rapito per poi sparire nel nulla da una misteriosa creatura; nessuno però sembra credere al racconto del bambino e il caso viene archiviato come semplice e volontario allontanamento dell'uomo. Quindici anni dopo Tim, prossimo al matrimonio, è ancora ossessionato dal trauma d'infanzia e le sue paure si manifestano ulteriormente quando, dopo la morte della madre, fa ritorno alla casa paterna dove dovrà affrontare una volta per tutte il proprio passato.

Non aprire quella porta

Una classica casa-villetta americana immersa nel nulla, una notte di temporale e un'entità che si palesa dal ripostiglio: Boogeyman - L'uomo nero ha un inizio abbastanza classico e di discreto effetto che però, a conti fatti, rimane tra i pochi lati positivi del film. Nei novanta minuti di visione infatti assistiamo ad un inerte gioco dell'oca tra il protagonista e la sua nemesi, con tanto di risvolti psicologici atti a mettere in dubbio la sanità mentale di Tim e telefonati jump-scares a cercare di dare carattere alla vicenda. Il risultato però è un horror che non fa mai paura, in cui le scelte registiche non convincono mai pienamente: si sprecano le soggettive all'interno della magione a due piani, con il pericolo che potrebbe nascondersi dietro ogni angolo, e il senso di parziale mistero venutosi a creare viene totalmente affossato da un finale che non ha sprezzo del ridicolo nel dar vita alla definitiva(?) resa dei conti. Specchi, comodini, armadi: il climax tensivo cerca di sfruttare in tutti i modi gli arredi ambientali ma finisce soltanto per dar vita ad una spossante monotonia che nemmeno, complici diverse forzature narrative, l'entrata in scena di un paio di personaggi secondari riesce a smuovere. Barry Watson, storico interprete della serie tv Settimo Cielo e la comprimaria Emily Deschanel se la cavano discretamente ma cadono anch'essi vittima di una storia priva di reali risvolti empatici.

Boogeyman - L'uomo nero Se neanche una figura archetipica come quella del babau per eccellenza riesce ad incutere terrore (scadendo anzi nel ridicolo involontario nell'assurdo finale) vuol dire che l'operazione fa acqua da tutte le parti. Boogeyman - L'uomo nero è un horror debole e fiacco che, tolta qualche vaga incursione psicologica, ricicla prevedibili jump-scares in serie nei novanta minuti di visione, lasciando morire le potenzialità del racconto in una noiosa monotonia narrativa in cui del destino dei personaggi, pur discretamente interpretati, finisce presto per fregare ben poco.

4.5

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