Recensione Bomber

Generazioni e sentimenti a confronto in un 'piccolo' film on the road

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L'ottantenne Alistair (insieme alla moglie Valerie) programma da anni un viaggio in Germania per espiare una colpa che si porta appresso dai giorni della Seconda guerra mondiale quando, pilota di un aereo della Raf costretto alla fuga, dovette sganciare alcune bombe su di un piccolo villaggio tedesco per alleggerire il velivolo. Suo malgrado, si ritroverà a far parte delle compagnia di viaggio anche Ross, il giovane figlio della coppia che, lasciata a casa una fidanzata molto risentita, accompagnerà gli anziani genitori in un viaggio on the road segnato da attriti relazionali e generazionali. Le incomprensioni saranno infatti all'ordine del giorno all'interno di questo trio familiare inopinatamente raccolto in un furgoncino e formato da un padre burbero e introverso (che parla solo per lanciare frecciatine), una madre comprensiva e frustrata (ossessionata dai luoghi da visitare) e un figlio iper-sensibile ed emotivo (perennemente al telefono con le ire funeste della sua ragazza). E il viaggio si trasformerà infine nella necessità di affrontare antichi dissapori e nuovi malcontenti tra i due coniugi e il loro unico figlio. Un percorso che è destinato a lasciare aperto il suo cerchio, in quel punto dove l'incapacità comunicativa di una vecchia e non più affiatata coppia farà il paio con la fatiscenza che resta di quel luogo distrutto tempo prima, da bombe lasciate cadere per urgenza.

Distribuzione indipendente porta nelle sale del suo circuito la sua prima opera straniera. Trattasi di Bomber, film d'esordio alla regia di Paul Cotter, girato nel 2009 e mai distribuito in patria, ma che ha collezionato nel corso di questi anni una lunga serie di premi e riconoscimenti nei festival di tutto il mondo. Una commedia realizzata a bassissimo budget e formata da un cast di soli tre attori che ha il pregio di far emergere le venature drammatiche insite nei rapporti (sia quelli di breve sia quelli di lunga data) e le differenze generazionali con cui si affrontano (o non si affrontano) le problematiche a essi sottese. Paul Cotter trova nel limite dei mezzi (ridotti al minimo per via del budget), la capacità di rendere ancora più forte la propria storia, tutta costruita sulle parole e sulle espressioni dei suoi tre protagonisti, ognuno dotato di una propria prospettiva e un proprio carattere. Nonostante una struttura narrativa non sempre credibile e la necessità da parte dello spettatore di concedere alla storia una sorta di ‘licenza narrativa', l'ironia (molto british) e la freschezza con cui Cotter inscrive i suoi personaggi in un universo di quotidiana abulia al cambiamento sono (invero) decisamente apprezzabili. Esistenze che, in fin dei conti, si trascinano stancamente nella difficoltà (forse impossibilità) di cambiare e trovare un contatto ‘moderato' con il mondo esterno. Dalla ‘morbidezza' materna, passando per l'anaffettività paterna per arrivare all'ipersensibilità filiale, nessuno dei protagonisti sembra riuscirsi ad avvicinare alla moderazione necessaria all'interazione con gli altri. Cotter infarcisce la sua commedia di ottimi momenti di svago (come la scena di padre e figlio in lite attraverso i finestrini appannanti del furgone o quella del tuffo inaspettato) trascurando invece a tratti la fluidità della narrazione che risulta talvolta sacrificata per scopi puramente ‘registici'. Un piccolo film capace però di insistere sulla tenerezza e la malinconia dei rapporti, quelli capaci (esternamente) di attraversare i secoli e restare intatti o quelli passeggeri come una folata di vento, entrambi capaci (nel loro interno) di generare frustrazioni e malesseri (spesso e volentieri) difficili da sanare.

Bomber Distribuzione indipendente porta nelle sale del suo circuito la pellicola d’esordio di Paul Cotter dal titolo Bomber. Storia di tre esistenze (padre, madre e figlio) che si ritroveranno a compiere un viaggio divenuto il pretesto per affrontare grandi e piccoli problemi relazionali. Nonostante qualche ingenuità da opera prima, il minimalismo sentimentale del film è in grado, scena dopo scena, di trasformarsi in un grande messaggio d’amore che incita la famiglia a lottare (sempre) per la propria integrità formale, e sostanziale.

7

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