Blu profondo 2, la recensione dello shark movie

Nel sequel stand-alone del film di Renny Harlin, un miliardario sperimenta una rivoluzionaria sostanza su squali addestrati, ignaro delle conseguenze.

recensione Blu profondo 2, la recensione dello shark movie
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Il primo Blu profondo (1999), uscito alla fine degli anni novanta, è stato - pur con tutti i suoi limiti - un discreto titolo di genere, che poteva inoltre contare su un solido cast capitanato da Samuel L. Jackson e Thomas Jane e sulla regia di un mestierante di lusso, allora ancora lontano dal futuro declino, quale Renny Harlin.
A quasi vent'anni di distanza, per l'esattezza nella scorsa stagione cinematografica, è stato realizzato un sequel stand-alone indirizzato al mercato home video, con un cast di personaggi tutti nuovi e una trama che si rifà a grandi linee a quella dell'originale, gettando i presupposti con l'epilogo aperto a un ulteriore proseguimento del franchise che, come già annunciato, sbarcherà nei prossimi mesi direttamente nel catalogo di Netflix.

In questo secondo episodio, intitolato semplicemente Blu profondo 2, che si pone come sorta di reboot, la ricercatrice ambientalista Misty Calhoun, attivista nella protezione degli squali, viene invitata a visitare (dietro un lauto compenso utile per la sua fondazione) una base marina di proprietà del miliardario Carl Durant, proprietario di una casa farmaceutica; insieme a lei gli studenti, marito e moglie, Leslie e Daniel Kim, esperti in ricerche scientifiche.
Al loro arrivo gli ospiti fanno la conoscenza del magnate e degli uomini alle sue dipendenze, divisi tra esperti addestratori di squali e geni dell'informatica. Durant ha infatti messo su un rivoluzionario progetto nel quale i predatori acquatici fungono come cavie: lo scopo dell'uomo è quello di testare sugli animali una sostanza in grado di aumentare a dismisura l'intelligenza, rendendoli inoltre inoffensivi tramite un rivoluzionario sistema di controllo a distanza.
Come nella miglior tradizione del genere però qualcosa va storto e Misty & Co. si trovano alle prese con una strenua lotta per la sopravvivenza senza la possibilità di ricevere aiuto dal mondo esterno, distante decine di miglia marine.

Mar rosso sangue

Come impostazione chiave Blu profondo 2 avrebbe anche delle discrete carte da giocare, per via della sua strenua attinenza alle coordinate tipiche dei b-movie old-school, con il numeroso gruppo di personaggi coinvolti destinati a essere eliminati in serie fino alla resa dei conti finale. Dove l'operazione fallisce totalmente è nella relativa messa in scena e in una sceneggiatura davvero troppo assurda anche se contestualizzata su toni fantascientifichi, tanto che le improbabili citazioni ai mondi post-apocalittici delle saghe di Matrix e Terminator (avete già letto la nostra recensione dell'ultimo capitolo?), con i pericoli potenziali insiti nelle intelligenze artificiali, fa esclamare diversi WTF nel corso dei novanta minuti di visione.
Lo script tenta di giocare in più occasioni su sussulti metacinematografici, dal discorso iniziale che accusa proprio il grande schermo di aver demonizzato gli squali come spietati assassini dei mari fino all'esplosivo epilogo che, citando testualmente una battuta, "sembra di essere in un film", ma la scelta pare un forzato escamotage per coprire parzialmente i limiti concettuali alla genesi.

L'ambientazione subacquea, con una tecnologica base che nel design non avrebbe sfigurato in una trama sci-fi, diventa così teatro di un orrorifico gioco al massacro dove la violenza, complice anche il limitato budget, viene lasciata per gran parte fuori campo e si affida a improvvise chiazze di sangue in acqua per suggerire relativi squartamenti e banchetti a tema, in stile da shark-movie a basso costo.
La corsa contro il tempo e la connotazione claustrofobica della struttura, inutilmente virata su accesi giochi di luce a infrarossi (blu, rossa o verde), non genera mai la corretta tensione a tema e del destino dei protagonisti finisce per non importare ben presto niente a nessuno, complice anche un cast privo di grandi nomi e poco carismatico.

Blu profondo 2 Uno stand-alone che si pone più come una sorta di reboot del film diretto alla fine dello scorso millennio da Renny Harlin. Blu profondo 2 non nasconde le sue basse ambizioni di sorta fin dalla destinazione diretta per il mercato home video e nel suo sapore piacevolmente trash regala anche qualche momento di sano divertimento di genere, soprattutto nella seconda metà, ma si accartoccia su una sceneggiatura che tira in mezzo sviluppi sempre più improbabili e inverosimili, in un vero e proprio calderone narrativo che rimastica b-movie e classici del cinema di fantascienza in un caos destabilizzante. Effetti speciali mediocri, un cast anonimo e una regia che si affida a soluzioni gratuite confezionano un prodotto dedicato esclusivamente ai più strenui appassionati del filone e ai fan dell'originale, del quale la trama pare una coppia sbiadita e aggiornata ai tempi, con tanto di messaggio ambientalista di contorno. Il film andrà in onda sabato 16 novembre alle 23.15 su ITALIA1 in prima visione TV.

5

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