Bloody Chainsaw Girl, la recensione del live-action splatter giapponese

Una studentessa armata di motosega fa strage dei suoi ex-compagni diventati zombi o androidi in Bloody Chainsaw Girl, adattamento dell'omonimo manga.

recensione Bloody Chainsaw Girl, la recensione del live-action splatter giapponese
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Il cinema splatter giapponese ci ha regalato nel nuovo millennio alcune perle di sana e violenta follia, sempre condita da alte dosi di black humour: basti pensare a veri e propri cult quali The Machine Girl (2008) e Robogeisha (2009), entrambi firmati dallo specialista Noboru Iguchi, o al più estremo e ferale Tokyo Gore Police (2008) di Yoshihiro Nishimura. Alla 19esima edizione del Future Film Festival di Bologna, avente luogo proprio in questi giorni, si aggiunge al copioso sottofilone anche Bloody Chainsaw Girl, adattamento dell'omonimo manga di Rei Mikamoto. In questo live-action la giovane Giko Nokomura è una studentessa di un istituto sperduto nella foresta che, armata di motosega, si appresta ad eliminare i suoi ex-compagni, trasformati in zombie e cyborg da un'acerrima rivale.

Un delirante massacro

Una trama pretestuosa per innescare questo delirio a bassissimo budget in cui violenza ed ironia viaggiano a braccetto in ottanta scarsi minuti di visione in cui le soluzioni originali sono affidate al "design" dei compagni trasformati o in creature mostruose o in sottospecie di androidi. Dalla studentessa che spara piccoli missili dal braccio o dalle "parti basse" fino alle teste parlanti che sono ancora attive anche dopo essere state letteralmente segate dal corpo, Bloody Chainsaw Girl cerca di fare necessità virtù nascondendo le esigue risorse produttive con un gusto per l'eccesso basato sui discreti (considerato per l'appunto le limitate finanze) effetti speciali in cui il sangue scorre a go-go, sempre legato ad un black-humour di stampo prettamente nipponico. L'operazione però, pur con tutta la buona volontà messa in campo dal regista Hiroki Yamaguchi, è nel complesso troppo risicata, con un'unica ambientazione (la scuola immersa nel bosco) a far da sfondo alla vicenda e una gestione narrativa pressoché nulla, nonostante i diversi flashback inseriti per cercare di dare un minimo background introspettivo ai personaggi. Personaggi che, affidati ad un cast prettamente femminile senza infamia e senza lode e popolato perlopiù da esordienti o giovani idol, difettano della necessaria caratterizzazione, tra inquadrature vagamente sexy (l'erotismo è comunque ridotto ad un paio di sequenze) e laboratori in cui si conducono esperimenti umani fino ad una resa dei conti finale eccessivamente tirata per le lunghe.

Bloody Chainsaw Girl Guarda a prototipi "alti" che hanno fatto la storia relativamente recente dello splatter nipponico Bloody Chainsaw Girl, adattamento dell'omonimo manga del 2009. Il bassissimo budget e una trama inconsistente, atta solo a dar via al massacro operato dalla protagonista armata di motosega, risultano però troppo approssimativi e la discreta gestione degli effetti speciali, sempre giocati sul mix tra violenza e ironia demenziale, non basta a restituire una precisa personalità ad un'operazione pensata ad uso e consumo per un certo tipo di pubblico.

5

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