Blood Red Sky, recensione del claustrofobico thriller-horror di Netflix

La nostra recensione del nuovo thriller-horror Blood Red Sky, diretto da Peter Thorwarth e disponibile sulla piattaforma Netflix.

Blood Red Sky, recensione del claustrofobico thriller-horror di Netflix
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L'opera diretta e co-sceneggiata da Peter Thorwarth è un simpatico concentrato di generi cinematografici che intrattiene il pubblico senza mai tradire la sua natura bivalente. Il genere horror, nel cinema ma anche nel mondo della serialità, sta dimostrando negli ultimi anni di voler crescere e variare dalle solite strade battute in precedenza; considerando la proliferazione dei soliti lungometraggi e serie soprannaturali, sanguinolente e piene di mostri brutti e cattivi, non deve stupire il fatto che le produzioni stiano provando a intraprendere delle direzioni alternative.
Una delle soluzioni più gettonate di recente è quella di ibridare l'horror con altri generi e con differenti topos cinematografici, così da proporre allo spettatore delle variazioni sul tema che hanno raggiunto in alcuni casi risultati affascinanti e spettacolari (Train to Busan di Yeon Sang-ho è la perfetta sintesi del discorso, un'invasione di zombie su un treno, what else?).

Proprio su questa scia si colloca Blood Red Sky, il nuovo film Netflix diretto da Peter Thorwarth (Bang Boom Bang, Sounds of Fear) su sceneggiatura dello stesso regista e di Stefan Holtz (The Ibiza Affair, La ragazza della scogliera) che ha debuttato sulla piattaforma streaming americana il 23 luglio scorso.

La pellicola, infatti, nelle prime battute si mostra come un thriller ad alta quota che, in maniera del tutto improvvisa, viene contaminato dall'horror più tradizionale, con l'arrivo di un vampiro che cambia interamente le sorti della trama e dell'intero progetto. Il gioco tra generi, divertente a più riprese, riesce a intrattenere senza pensieri, con qualche passaggio farraginoso che mina parte del risultato finale. Andiamo a vedere cosa rende il lungometraggio un inaspettato successo, consci che con qualche modifica in più ci saremmo trovati di fronte all'horror definitivo.

Terroristi e vampiri di Blood Red Sky: un mix esplosivo

Con il più classico e tradizionale degli espedienti, Blood Red Sky parte dalla fine, con un aereo atterrato presso una base militare della RAF in Scozia e un sospetto attentato, almeno apparentemente. Ma cosa è accaduto realmente sul volo? Un viaggio diretto a New York si è trasformato in una tragedia inaspettata: un attacco terroristico di una non precisata organizzazione ha rotto un equilibrio reso ancor più instabile dalla scoperta di un vampiro a bordo, che ha seminato il panico tra i passeggeri e i criminali, generando caos e distruzione.

La vedova Nadja (Peri Baumeister) e suo figlio Elias (Carl Anton Koch) sono impegnati, insieme agli altri passeggeri, in una lotta per la sopravvivenza tra il reale e il soprannaturale, dove le certezze sono poche e l'imprevedibilità regna sovrana. Il lungometraggio rivela così fin da subito la sua doppia natura tirando fuori degli espedienti per nulla banali a supporto della componente horror della sceneggiatura, quest'ultima non particolarmente originale e complessa, funzionale però al massimo per costruire una formula di sano e genuino intrattenimento.
Tanta azione, combattimenti e litri di sangue sono la tripletta perfetta per portare agli spettatori un'opera che, conscia del suo particolare spirito, si diverte a sperimentare con qualche esitazione tematica di cui discuteremo a breve.

Il bilanciamento delle parti a un primo sguardo sembra essere gestito nel modo più corretto possibile, ma più si va avanti con la trama, più ci si accorge che l'animo thriller della pellicola è un semplice pretesto per stendere il tappeto rosso alla componente orrorifica, al centro non solo della maggior parte degli eventi della storia ma anche del poco background creato ad hoc per dare maggiore consistenza al film. In altre parole, se tutto il comparto sanguinolento e mostruoso trova effettivamente degli approfondimenti marcati, anche con dei flashback mirati e volti a una costruzione di una mitologia verticale, tutti gli elementi che invece sono collegati all'aspetto thriller sono lasciati un po' a morire nel corso della realizzazione.

Non solo non vi è una costruzione efficace dell'intreccio narrativo collegato all'attacco terroristico, ma gli avvenimenti legati al dirottamento, a un certo punto della storia, creano confusione proprio perché non sono state poste le basi giuste per svilupparli al meglio. Tutte queste parti sembrano quindi un mero strumento della regia e della sceneggiatura per lavorare più concretamente e brillantemente sugli altri aspetti della produzione che, come dicevamo prima, trovano una gestione più intelligente e ingegnosa dei vari elementi coinvolti.

Innovazione e tradizione dell'horror Netflix

Nonostante tale inciampo nel copione, l'impianto horror è in grado di reggere parzialmente anche altre mancanze, prendendo le redini totali di Blood Red Sky a circa metà della storia, quando avviene il cambio tematico e la pellicola mostra realmente le potenzialità rimaste in parte inespresse in precedenza.

Intendiamoci: la costruzione delle bestie, anche a livello estetico, non è la cosa più innovativa del mondo (il design generale delle creature ricorda la serie The Strain, mentre la caratterizzazione e l'aspetto del vampiro "antagonista" si ricollegano fortemente al villain di Overlord), ma propone degli elementi interessanti che variano leggermente dal canone classico. Avete mai visto un vampiro che riesce a controllare la sua bestialità tramite delle medicine e che collabora per il bene del figlio e di altri personaggi?
Il lungometraggio propone questa particolare interpretazione andando a pescare un tantino da Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde di Stevenson, supportato da una dimensione medica che non viene mai delineata a dovere ma che fa intendere alcuni elementi realistici volti a contenere il vampirismo. Passando in rassegna, invece, l'aspetto registico, Peter Thorwarth dirige con solida esperienza il progetto, giocando su un concetto di claustrofobia evocato dai corridoi stretti e pericolosi dell'aereo. Una cospicua parte del successo della realizzazione è infatti da attribuire allo studio del luogo, epicentro delle due tragedie che colpiscono i passeggeri del volo: un po' com'è stato fatto con Train to Busan, l'attacco in un luogo chiuso di forze esterne varia di gran lunga la formula horror, donando un respiro alternativo e originale alla risoluzione della storia.

La macchina da presa, sempre in perenne movimento, segue i vari personaggi in un dedalo di stanze limitate del mezzo, che però offrono sempre soluzioni diverse a seconda della situazione. La regia, in estrema sintesi, mette in piedi un'efficace messinscena che sa sfruttare molto bene i pochi mezzi a disposizione, dimostrando come la mancanza di effetti speciali o di location strabilianti non debba per forza essere limitativa nei confronti dell'ingegno artistico.

Poco da dire sulle componenti attoriali: all'interno della pellicola non si riscontrano interpretazioni memorabili e l'esperienza del noto divo britannico Graham McTavish è mal sfruttata, considerando il ruolo marginale che gli viene attribuito in questo Blood Red Sky, con poche apparizioni, tra l'altro del tutto ininfluenti per la chiusura della storia.
C'è però da dire che la mancanza di figure "di peso" all'interno della narrazione contribuisce a questo appiattimento generale sul fronte attoriale, anche se è evidente che lo scopo del film era più quello di lavorare sull'atmosfera, le soluzioni registiche e il soffocante aereo di linea, piuttosto che su una costruzione eccellente dei personaggi che prendono parte alla storia.

Blood Red Sky Blood Red Sky è un progetto per nulla da sottovalutare che è arrivato su Netflix in punta di piedi, con la volontà di cambiare l'universo horror con umiltà e grazia, conscio dei mezzi a disposizione e della natura duplice del suo genere. Capace di intrattenere efficacemente dall'inizio alla fine, i maggiori problemi della pellicola di Peter Thorwarth si riscontrano nella componente thriller della produzione, troppo abbozzata per impattare solidamente sia nella sceneggiatura che nella regia vera e propria. Anche gli attori, purtroppo, non offrono interpretazioni di notevole spessore, ma tale difetto è dovuto dalla costruzione dei personaggi, privi di una caratterizzazione degna di nota. In ogni caso, il lungometraggio ha una sua personalità peculiare e sicuramente renderà felici tutti coloro che sono alla ricerca di un horror alternativo al di là dei binari consueti giocando sulla sua anima tematica e contenutistica, senza prendersi mai troppo sul serio. Terroristi che dirottano un aereo e vampiri ad alta quota: una ricetta perfetta che saremmo curiosi di vedere nuovamente sul grande schermo o in una serie tv perché funziona insospettabilmente bene...

6.5

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