Recensione Blood Father

Mel Gibson è un ex-galeotto che deve proteggere la figlia da dei criminali messicani in Blood Father, tosto action thriller di Jean-François Richet.

recensione Blood Father
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Dopo aver scaldato i muscoli e le pistole nel più che convincente Viaggio in paradiso (2012) e ne I mercenari 3 (2014), Mel Gibson ritorna protagonista assoluto di un action movie in Blood Father, ultimo film del regista francese Jean-François Richet. Questa volta il popolare attore-regista veste i panni di John Link, un burbero e solitario ex-galeotto che si trova a proteggere la figlia adolescente Lydia da un pericoloso cartello criminale messicano. La ragazza infatti, dopo aver vissuto per mesi sulla strada senza dare notizie di sé alla famiglia, unitasi ad una banda di criminali ha inavvertitamente ucciso durante una situazione di stallo il leader della gang nonché suo fidanzato e, guarda caso, anche nipote di un potente gangster. John, che nel frattempo nonostante la libertà vigilata si era costruito una nuova vita vivendo in una piccola roulotte e lavorando come tatuatore, dovrà ora far affidamento su tutte le sue vecchie conoscenze e sulle sue abilità nell'uso delle armi per cercare una disperata fuga con quell'erede mai del tutto conosciuta.

Action Mel

E' ormai più che una semplice moda passeggera il recupero di star ottantiane in una nuova scia di moderni action-movie, tanto che spesso si sfiora il rischio di riciclare le solite idee senza aggiungere realmente nulla di nuovo ad un genere nel quale ormai l'originalità è merce rara. Ma ben vengano produzioni come questa in cui il sano spirito del filone di qualche decade fa ritorna prepotente e speziato da uno sguardo crepuscolare di questi anti-eroi prossimi alla vecchiaia ma destinati a non appendere mai la grinta al chiodo. Blood Father è un titolo onesto fin dal suo incipit, elementare quanto si vuole ma rabbiosamente cool in una messa in scena robusta e viscerale che recupera topoi e quant'altro per raccontarci questa storia di riappacificazione familiare ai tempi dei proiettili. D'altronde il cineasta Jean-François Richet è l'autore del magnifico dittico di Nemico Pubblico N.1 e tutta la sua solidità registica è qui al servizio di una storia che si evolve senza troppi fronzoli di sorta tra esaltanti inseguimenti e tesissime sparatorie, con una resa dei conti finale forse prevedibile ma ad ogni modo ricca di pathos. Ironicamente amaro sin dal prologo, nel quale il personaggio di Lydia per via della sua giovane età non può acquistare un pacchetto di sigarette mentre le vengono tranquillamente venduti decine di proiettili (critica feroce nella sua brevità alle politiche americane sull'(ab)uso delle armi), il film vive su un susseguirsi di situazioni e personaggi che fanno da perfetto corollario al destino dei due protagonisti, anime perse in maniera non troppo dissimile e alla ricerca entrambe di una personale redenzione; l'azione non assimila completamente il minutaggio, esplodendo in una manciata di lunghe ed avvincenti sequenze, e lascia il giusto tempo alle dinamiche interpersonali tra il padre e la figlia, rendendoci nell'epilogo una sorta di vero e proprio passaggio di consegne. Con un cast di supporto delle grandi occasioni, includente tra gli altri William H. Macy, Diego Luna e Michael Parks, la fresca bellezza della ventiduenne Erin Moriarty nei panni di Lydia e il magnetico carisma di un Gibson sciupato e trasandato, cui le fitte rughe e la folta barba donano un fascino del tutto nuovo e particolare (in un ruolo non privo di istinti autobiografici), il comparto attoriale si rivela l'ennesima punto di forza di una visione non certo trascendentale ma dannatamente godibile.

Blood Father Action thriller che guarda agli anni '80 ma con una solidità drammatica più affine alle produzioni del nuovo millennio, Blood Father segna l'ennesimo grande ritorno di Mel Gibson al genere, in un ruolo che gli calza addosso a pennello. Un padre pronto a tutto per proteggere la figlia mai realmente conosciuta in un film tosto al punto giusto e con sequenze d'azione che l'esperto regista francese Jean-François Richet gira senza badare troppo a virtuosismi di sorta, catturando appieno il fascino primitivo del filone, tra gustosi personaggi secondari e risvolti che seguono il loro percorso narrativo senza improbabili colpi di scena, tra sentimenti sanguigni e sequenze d'azione cazzute e grintose al punto giusto.

7

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