Bliss, la recensione dell'horror Midnight Factory su Prime Video

Joe Begos firma un'accattivante risivitazione del cinema vampiresco, con un film che accompagna lo spettatore in un delirante incubo a occhi aperti.

recensione Bliss, la recensione dell'horror Midnight Factory su Prime Video
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La giovane Dezzy Donahue è una pittrice di Los Angeles che da qualche tempo soffre di una sorta di blocco creativo. Il completamento della sua ultima opera ha già subito un cospicuo ritardo e questo le causa non pochi problemi: la ragazza infatti si trova al verde, rischia di essere sfrattata e, come se le cose non potessero andare peggio, è appena stata scaricata dal suo agente.
Per sfogarsi Dezzy, un passato da tossicodipendente, fa visita a un amico spacciatore che le propone di provare un nuovo tipo di droga, da assumere rigorosamente in piccole dosi per via dei pericolosi effetti collaterali.
Dopo averla presa la protagonista inizia un percorso sempre più autodistruttivo, che le permette di ritrovare l'ispirazione perduta ma che - al contempo - la trascina in un vero e proprio incubo a occhi aperti dove non riuscirà più a distinguere la realtà dall'immaginazione.

Pioggia di sangue

L'avviso in apertura sconsiglia caldamente la visione a chi soffre di epilessia, in quanto alcune sequenze sono effettivamente giocate su un velocissimo alternarsi di luci e immagini. Anche i deboli di stomaco dovrebbero tenersi alla larga da un film che, pur senza raggiungere apici di violenza gore, è dominato da un'esuberante anima splatter che allo scoccare della prima mezz'ora procede su un'avvolgente escalation di pura follia.
Bliss è il terzo lungometraggio del regista Joe Begos e si insinua in quell'horror di matrice indipendente, lontano dalle spesso patinate confezioni BlumHouse: un territorio che gli permette di agire senza freni nella messa in scena, sanguinolenta e cattiva al punto giusto.
Nella descrizione si sottintende come l'intento sia quello di rivisitare l'archetipo dei vampiri, ma la storia procede su un sentiero piacevolmente ambiguo in cui la dipendenza dalle droghe e l'estasi artistica trovano uguale spazio, dando vita a un ibrido morboso e affascinante che lascia aperto il tutto a diverse possibili interpretazioni.

L'odore del sangue

L'anima estrema, sottolineata anche a livello musicale per via di una colonna sonora a tema rock/nu-metal, è presente fin dai primi istanti, nonostante un'atmosfera in teoria più leggera e introduttiva. E invece ecco che già nelle fasi iniziali si avverte un fremere incessante, nei dialoghi e nelle dinamiche, che preparerà il campo al successivo grand guignol, un turbinoso vortice di macabro delirio.
Scene di sesso estremo, luci al neon sparate a intermittenza, feste scatenate: quando gli effetti delle droghe fanno del tutto perdere il controllo, il sentiero di autodistruzione è ormai innescato e il macabro quadro dipinto dalla protagonista - situazione che ricorda in piccola parte un altro recente cult horror come The Devil's Candy (2015) - diventa fine ultimo e veicolo per quel grottesco banchetto di sangue e budella che caratterizza l'asse portante del racconto.

In Bliss, disponibile nel canale di Midnight Factory nell'apposita sezione su Amazon Prime Video, convivono echi tra i più disparati, dalle ardite soluzioni di macchina di Gaspar Noé agli spunti sociali alla Abel Ferrara - il suo memorabile The Addiction - Vampiri a New York (2004) è ben più che un'ispirazione - fino a quell'immaginario anarchico tipico degli anni ‘80.
Nota di merito per la magnetica e disperata performance di Dora Madison, una vera sorpresa, che tornerà a collaborare con Begos nel di poco successivo VFW (2019).

Bliss Certamente non è un film per tutti: se chi soffre di epilessia dovrebbe evitare a priori per via di alcune sequenze potenzialmente pericolose, anche chi è in cerca di patinati horror d'atmosfera farebbe meglio a starne alla larga. Bliss è infatti duro e puro, un film senza compromessi che disorienta e rapisce tramite la sua tonante orgia tra suoni e immagini, trascinando in un'impetuosa escalation di violenza, fisica e psicologica, nella quale la protagonista si trova come rapita, in un'estasi di carne e sangue che lascia senza fiato. Joe Begos, regista e sceneggiatore, adatta il mito dei vampiri a un'iconografia moderna, dove la dipendenza dal sangue o dalla droga seguono percorsi affini, e lascia un piacevole senso di ambiguità nella forsennata rincorsa, artistica ed emoglobinica, a una sorta di macabra catarsi.

7

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