Bleeding Heart, la recensione del thriller con Jessica Biel

May, istruttrice di yoga, scopre l'esistenza di una sorella mai conosciuta e decide di aiutarla in ogni modo a uscire da una vita complicata.

recensione Bleeding Heart, la recensione del thriller con Jessica Biel
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May, istruttrice di yoga, ha una vita serena e felice. La donna vive con il fidanzato, anch'esso un praticante della disciplina, fin quando scopre di avere una sorella, avuta dalla madre biologica che non ha mai conosciuto in quanto, subito dopo la nascita, venne data in adozione.
Dopo indagini personali ritiene di aver rintracciato la suddetta in Shiva, una ragazza più giovane di lei di qualche anno, che vive in condizioni precarie in una zona periferica. In Bleeding Heart May decide così di rivelarle la verità e il rapporto tra le due sembra sin da subito ottimo, complicato però dalla presenza del ragazzo di Shiva, dal carattere scostante e violento, che si rivela anche essere il suo protettore.
Quest'ultima infatti si guadagna da vivere come prostituta e, venuta a conoscenza della verità, May farà di tutto per cercare di proteggerla e offrirle una vita migliore, rischiando anche di gettare al vento quanto ottenuto, sia dal punto di vista relazionale che professionale, fino ad ora.

Due sorelle

Dietro un film dovrebbe esserci sempre una linea guida in grado di impostare la narrazione quale veicolo di un messaggio o di un significato, non importa se questo contestualizzato attraverso istinti di genere o progetti più ricercati. Ciò non sempre accade e Bleeding Heart appartiene a questa sfortunata categoria di produzioni che si dimenticano in un batter d'occhio, con le stesse riflessioni che si vorrebbero palesare, soprattutto nella parte finale, che rimangono in superficie, risultando troppo deboli per esprimere l'idoneo punto di vista sulla vicenda. Negli ottanta minuti di visione assistiamo infatti all'improbabile nascita del legame tra due sorelle mai conosciutesi prima, una ormai già affermata a livello lavorativo e con un'esistenza felice, l'altra ridotta a una misera vita come prostituta di basso bordo, ma nonostante l'esposta cupezza dell'argomento e il gioco dei contrasti in atto tra le protagoniste, non vi è mai la necessaria dose di tensione emotiva atta a provare ansia o preoccupazione per il loro destino. Colpa di una sceneggiatura fin troppo schematica e priva di reali sussulti, con una scialba anima thriller a irrompere saltuariamente solo in una manciata di scene e che trova l'apice del nonsense nella sequenza finale, con i titoli di coda a chiudere una storia che viene lasciata volutamente semi-aperta, nonostante il proseguo sia più che ovvio, pur con tutte le ambiguità del caso.

Questione di mancanze

L'atmosfera generale è quella di un compitino ad uso e consumo di un tipo di pubblico ben preciso e non è un caso che la gestione delle dinamiche e la scelta delle ambientazioni riportino alla memoria le copiose produzioni a tema per il mercato televisivo marchiate Lifetime, delle quali Bleeding Heart pare una versione ad alto budget e con un cast di ben altro spessore. Ma Jessica Biel, nei panni della sorella "fortunata", finisce schiava di un personaggio poco verosimile nella sua personalissima crociata, mentre la collega Zosia Mamet (vista di recente in Under the Silver Lake) si rivela sorprendentemente abile nell'infondere le giuste sfumature a una figura a forte rischio stereotipo.
Il problema principale dell'operazione, che pur ribadisce il nobile scopo "non è importante chi si aiuta, ma aiutare senza interessi", ulteriormente esasperato con un presunto colpo di scena, è nella sua mancanza di ambizioni e personalità, cosa che esacerba ulteriormente il già farraginoso e anonimo plot.

Bleeding Heart Jessica Biel e Zosia Mamet sono due sorelle, sconosciute l'una all'altra almeno prima dell'inizio degli eventi filmici, che vivono due esistenze agli antipodi: la prima è un'affermata istruttrice di yoga felicemente convivente, la seconda è una prostituta di periferia con un fidanzato violento. In Bleeding Heart, le loro storie finiscono per convivere in modo forzato e via via sempre più inverosimile, fino ad un epilogo che, per quanto tenti di lanciare chiaramente un messaggio, si rivela più ridicolo che emotivamente potente com'era nelle intenzioni. Agli ottanta minuti di visione manca una vera e propria anima tensiva capace di appassionare al destino delle due protagoniste e la piattezza del risicato contorno, sia di personaggi che di situazioni, evidenzia ulteriormente la pochezza del quadro generale. Il film andrà in onda stasera, domenica 4 novembre, alle 22.45 su RAI4.

4.5

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