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Bleach, la recensione del film originale Netflix

Il giovane Ichigo, da sempre in possesso della capacità di comunicare con gli spiriti, vede la sua vita cambiare dopo l'incontro con una shinigami.

recensione Bleach, la recensione del film originale Netflix
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Ichigo Kurosaki possiede la capacità di vedere gli spettri, dono scoperto fin dall'infanzia, durante la quale assistette al tragico decesso della madre, rimasta uccisa dopo l'incontro con una misteriosa bambina. Anni dopo l'ormai ragazzo, che vive in famiglia con il padre e le due sorelline, frequenta il liceo e tenta a suo modo di aiutare le anime dei morti al giusto trapasso, è però ancora ignaro di cosa gli riserverà il futuro di lì a poco. Una sera compare nella sua casa una coetanea armata di spada da samurai che sostiene di essere uno shinigami, ossia uno spirito psicopompi in grado di regolare il flusso delle anime tra il mondo dei vivi e l'aldilà.
In Bleach, dopo la sovrannaturale conoscenza tra i due, l'appartamento del giovane viene preso di mira da un hollow, enorme entità mostruosa affamata di anime, che rapisce una delle bambine. Ichigo cerca di salvare la consanguinea mentre Rukia, questo il nome della giovane guerriera, affronta il potente e gigantesco nemico.
Quando le cose si mettono per il peggio, la shinigami è costretta a trasmettere parte dei suoi poteri proprio a Ichigo per porre fine all'incombente minaccia, trasformandolo in un suo simile e attirando le ire dei propri superiori stanziati all'inaccessibile Soul Society.

Semper fidelis

Nel 2008 l'autore dell'omonimo manga di culto, Tite Kubo, aveva escluso qualsiasi trasposizione della sua opera in forma di live-action; dieci anni dopo però, con il progetto in produzione, si è messo in prima persona a curarne la sceneggiatura al fine di mantenere la giusta fedeltà al fumetto.
L'adattamento in carne e ossa di Bleach, in effetti, si rivela per buona parte più che soddisfacente per il pubblico di conoscitori, garantendo quella idonea dose di spettacolo e mistero che aveva avuto successo su carta.
Certo non tutto è calibrato alla perfezione in fase di sceneggiatura, troviamo infatti un ridimensionamento del fondamentale personaggio di Rukia e una certa "fretta" nell'introdurre il background della relativa ambientazione, con tanto di sequenze animate in pieno stile comic giapponese per spiegare la complessa mitologia delle creature mostruose e dell'organizzazione degli shinigami. Inoltre la parte centrale risente di un'eccessiva lentezza, non sempre giustificata dal numero di eventi realmente in atto.
Quando il film si incanala sui binari del puro intrattenimento però, l'azione la fa finalmente da padrona, con effetti speciali più che discreti e un vago senso di epica a supportare le diverse scene madri.

Uomini e spiriti

Scontri ad alto tasso d'adrenalina e copiose dosi di CG, accompagnati da canzoni e sonorità incalzanti e strizzanti l'occhio a un pubblico giovane, si alternano a un impianto comico in cui l'humor tipicamente nipponico segue le vicende scolastiche del giovane protagonista, catapultato da un giorno all'altro in una realtà a lui solo parzialmente conosciuta - con vari flashback a introdurci ai reali motivi del suo passaggio a "eletto".
Il regista Shinsuke Sato, esperto del filone dopo due adattamenti per il grande schermo di Death Note, due di Gantz e quello dello zombiesco I am a Hero (2015), riesce così a nascondere abilmente le falle di sceneggiatura e la mancanza di profondità dei protagonisti, adottando pose plastiche e frasi a effetto che guardano con lucidità alle tavole del prototipo, in un'operazione a uso e consumo dei fan che ha le potenzialità per attrarre anche un pubblico più vasto.
Bleach sembra essere conscio dei propri limiti narrativi e non è un caso che la resa dei conti finali sia esasperata il più possibile, con la spettacolare battaglia tra il Nostro e la crudele creatura mostruosa (nonché contro altre e ben più simili nemesi), tra il caos cittadino, fiamme ardenti e gesta di eroismo e sacrificio che sanno come regalare le giuste emozioni al relativo target di riferimento.
Sôta Fukushi, già nel cast dell'ottimo As the gods will (2014) di Takashi Miike, ha la tipica faccia ingenua/da schiaffi adatta al ruolo, mentre Hana Sugisaki, vista in un altro adattamento quale L'immortale (2017, anch'esso firmato da Miike), infonde personalità a una figura non sempre supportata dalle scelte del copione.

Bleach Dopo i live-action autoctoni de L'immortale (2017), Full Metal Alchemist (2017) e quello a stelle e strisce, non a caso il più contestato, di Death Note (2017), Netflix si assicura in esclusiva un altro adattamento di un manga di culto, Bleach. Una trasposizione che convince dal lato visivo e spettacolare, con avvincenti duelli tra il protagonista e le variegate creature mostruose, nonostante denoti alcune forzature in fase narrativa, con uno script che tenta di condensare troppo in soli cento minuti di visione. Una scelta che certamente ha impedito di curare con i giusti tempi la profondità dei personaggi e dei relativi legami. Gli effetti speciali più che godibili, considerando anche il budget non certo elevato, le accattivanti dinamiche coreografiche e una sana dose di humor di stampo nipponico offrono comunque il giusto divertimento a tema, con in più la certezza della fedeltà all'opera originaria garantita dalla presenza come sceneggiatore di Tite Kubo, autore del fumetto.

6.5

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