Recensione Blair Witch

La recensione di Blair Witch, la temibile strega del 1999 torna al cinema in versione aggiornata ma affatto originale

recensione Blair Witch
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"Il 21 ottobre 1994 Heather Donahue, Joshua Leonard e Michael William si sono addentrati nella foresta Black Hills nel Maryland per girare un documentario su una leggenda locale". La scritta "Missing" appesa nelle università americane, con il suddetto testo e le foto dei tre giovani a corollario, diede il via a una delle più originali campagne di marketing che la storia del cinema moderno ricordi. The Blair Witch Project non è certo diventato un cult per l'uso spasmodico della camera a mano (Cannibal Holocaust nel 1979 aveva ampiamente anticipato il trend) o per la bravura degli interpreti: la presunta veridicità del documentario, spudoratamente confermata durante i mesi d'uscita dai registi Eduardo Sanchez e Dan Myrick, portò, all'opera sperimentale, non solo un notevole rientro al botteghino - vanta tutt'oggi un primato: il film con il budget più basso dagli incassi più alti - ma anche il plauso della critica, tanto che sbarcò anche al Festival del Cinema di Cannes nel 1999. Dopo questa dovuta premessa viene spontaneo chiedersi se quindi si sentiva impellente la necessità di realizzare un sequel. Un sequel con lo stesso impianto registico, stilistico e attoriale del suo predecessore, solo realizzato 17 anni dopo sotto la firma di Adam Wingard.

Blair Witch esce in sala il 21 settembre e segue la storia della regista Lisa Arlington, alle calcagna dell'amico James Donahue, fratello di Heather, la ragazza scomparsa anni prima nel misterioso bosco. Con un coppia di amici e due giovani del posto, i protagonisti si addentrano nella foresta Black Hills e da lì parte la trafila, prevedibile in quasi ogni momento, di incidenti di percorso e fenomeni paranormali. Il viaggio del gruppo è guidato dalla disperazione di James e la curiosità di Lisa; senza dubbio interessante l'intuizione di sfruttare appieno le tecnologie del nostro tempo, microcamere, segnali GPS ovunque e un drone ultima generazione. Gli appassionati del found footage ritroveranno qualcosa di quel senso confusioniale tra reale e illusorio così ben architettato nel primo capitolo. In BWP gli attori interpretarono loro stessi, furono lasciati nel bosco e sottoposti a scherzi di vario genere da parte del cast tecnico; non si fecero raggiungere per diverso tempo da conoscenti e parenti. In Blair Witch l'annullamento del senso di fiction viene a mancare quasi completamente; il vacume di sceneggiatura e idee originali impregna la storia dal principio ai titoli di coda.

Blair Witch Come per L’esorcista ma anche The Ring o Saw, anche il sequel di Blair Witch Project manca di un “project”, uno scopo finale che non sia citare le proprie radici, crogiolarsi in queste e puntare tutto sull’effetto nostalgia. Le nuove generazioni dopo Rec, Cloverfield e Paranormal Activity, troveranno la formula stantìa ma probabilmente apprezzeranno il richiamo a quell’ancestrale paura che è lo smarrimento nei boschi; chi seguì la strega di Blair mietere le sue prime vittime nel 1999 rischierà il tedio nella sua forma più pura.

5.5

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