Recensione Blade Runner

Blade Runner torna in una veste davvero definitiva

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Una festa a lungo attesa.

Blade Runner. Due semplici parole. Dietro di esse un tassello imprescindibile di quel maestoso mosaico chiamato Storia del Cinema. Da quando le tecnologie digitali hanno fatto il loro prepotente ingresso nella vita di tutti i giorni, causando quel drastico cambiamento nella fruizione di un'opera mediale grazie alle possibilità di lettura non/sequenziale offerto dal loro intreccio impalpabile di Bit e Byte, gli amanti del cinema tout court hanno sempre lamentato l'assenza di un'edizione digitale decente del capolavoro di Ridley Scott, un regista che ha saputo tirare fuori dal cilindro almeno altri due capolavori totali come Alien e I Duellanti ed è stato capace di rilanciare con un'estetica grandeur di fango, sangue e CGI un genere in stato di encefalogramma piatto come il peplum con Il Gladiatore.
Il percorso artistico e commerciale di Blade Runner appartiene ormai all'annalistica hollywoodiana: tratto dal romanzo breve del vate della fantascienza Philip Kindred Dick intitolato Do Androids Dream of Electric Sheep? (scritto nel 1966 e pubblicato nel 1968) e riadattato con modifiche che ancora oggi fanno discutere gli esegeti dello scrittore di Chicago, è salito al rango di cult solo tempo dopo l'uscita nelle sale, nelle quali raccolse un bottino ben al di sotto delle aspettative.
Descrivere i motivi per i quali Blade Runner è uno di quei monumenti all'arte e all'ingeno umani capaci di trascendere i limiti della manifestazione contingente del genere cui appartengono, lo sci-fi movie in questo caso, meriterebbe la giusta dose di modestia nell'approccio critico ad un'opera talmente talmente densa di significati artistici e contenutistici troppo vasti per essere analizzati nello spazio di un articolo, nonché una disponibilità molto grande di tempo da parte tanto dell'autore del brano quanto del lettore del pezzo. L'epifania filmica del romanzo di Dick merita da sola un saggio di dimensioni bibliche (proprio come certi racconti dell'autore del romanzo): un film capace di fondere gli stilemi del film noir anni'40 e le umane paure legate alla fine dell'esistenza terrena, echi cartesiani e il senso di desolante solitudine di un quadro di Edward Hopper, i fumetti di Moebius e la paranoia originata dal corporativo e orwelliano controllo totale della società non è un avvenimento che fa parte della nostra quotidianità.
In questa sede, più che a un'attenta disamina dei significati e delle implicazioni ermeneutiche dello stesso, concentreremo la nostra attenzione sulla, finalmente, eccellente proposta Home Video commercializzata da Warner Bros. che, a livello contenutistico e tecnico, è un fulgido esempio di come andrebbero trattati certi capolavori della settima arte quando vengono esposti sugli scaffali delle videoteche e dei grandi magazzini, ma che, come vedremo, è afflitta da un problema alquanto grave che affronteremo poi.

Los Angeles, 2019.

Anno 2019. In una cupa, piovosa e industrializzata Los Angeles, il cacciatore di replicanti Mick Deckard (Harrison Ford) ha il compito di "mandare in pensione" un gruppo di replicanti giunti sul pianeta terra, dove sono ormai dichiarati illegali in seguito alle rivolte accadute nelle colonie extra-terrestri. I quattro umanoidi, Roy Batty (Rutger Hauer), Leon Kowalski (Brion James), Zhora (Joanna Cassidy) e Pris (Daryl Hannah), appartengono alla classe Nexus-6, la più avanzata serie di replicanti prodotti dalla Tyrell. Sulle loro teste, oltre a Deckard, pende una temibile spada di Damocle: per prevenire lo sviluppo di emozioni proprie e l'insorgere di desideri d'indipendenza il loro ciclo vitale è di soli quattro anni. E'proprio per questo motivo che Roy Batty, il leader dei replicanti fuggiaschi, sviluppa un piano ben preciso: incontrare il proprio creatore, il Dr. Tyrell, ed ottenere un estensione alla loro aspettativa di vita. Deckard è sulle loro tracce, intenzionato ad eliminarli; tuttavia, l'incontro avvenuto con la bellissima assistente di Tyrell, Rachel (Sean Young), avrà serie ripercussioni sull'animo del bounty hunter. La ragazza, infatti, altro non è che un sofisticatissimo replicante convinto di essere umano: la certezza è acuita dal fatto che la sua coscienza è stata rafforzata con degli innesti di memoria della nipote di Tyrell.

Più Umano dell’umano.

Le profonde implicazioni tematiche di Blade Runner, unite alla sofisticata cupezza visiva delle sue immagini, hanno sicuramente contribuito a far si che il lavoro di Ridley Scott, appena uscito nelle sale, si rivelasse un sostanziale flop a livello d'incassi. Nel 1982 le chanson de geste dei Cavalieri Jedi erano allo Zenith e l'enfant prodige di Hollywood stava conquistando le platee mondiali col suo E.T., un film che, paradossalmente, aveva un sottotesto cristologico tanto quanto Blade Runner, offerto però in una chiave molto più conciliante e digeribile. Il pubblico non era forse pronto per un action sci-fi capace di relazionarsi con questioni complesse, capaci di affiorare con forza a ogni nuova visione. Questo non ha impedito al lavoro del regista inglese di assumere, col passare degli anni, il ruolo che gli compete: quello di capolavoro.
Blade Runner dialoga con i generi cinematografici ed intesse una fitta tela fatta di forti rimandi filosofici ed artistici. Non c'è una singola inquadratura o battuta del film che non offra uno spunto, una chiave di lettura. Già a partire dalla prima sequenza, in cui il paesaggio cyberpunk di Los Angeles e la piramide della Tyrell Corporation si riflettono in un occhio, il leitmotif della storia diviene manifesto. Attingendo all'iconografia egizia dell'Occhio della Provvidenza (l'occhio che tutto vede, incastonato in un tronco di piramide), dell'occhio del creatore, il primo piano interpretativo del film è posto, e tutto può essere visto come una vivida allegoria dell'importanza della visione nelle umane sorti. Questa è un legame ribadito più volte nel corso del film e l'idea che gli occhi siano effettivamente lo specchio dell'anima viene abbracciata in toto da Ridley Scott. Il test Voight-Kampff, utilizzato per scoprire se un individuo sia o meno un replicante, va a ricercare delle reazioni empatiche, attraverso un esame oculare, il continuo appigliarsi al rapporto memoria/visione fatto dagli umanoidi; la fotografia di Leon, il rifiuto di Rachel di ammettere di essere un prodotto della Tyrell (e come potrebbe esserlo dato che RICORDA di aver visto, di aver vissuto le sue memorie passate), il celebre soliloquio di Roy Batty nel finale del film ("Io ne ho viste cose") evocano l'importanza dell'atto del vedere, dei ricordi e delle emozioni ad esso correlati, nella costituzione/costruzione di un essere umano (?). La prematura obsolescenza dei Nexus, mortifero marchio di fabbrica imposto dal loro Dio Creatore Dr. Tyrell, viene naturalmente avvertita con paura e timore dai replicanti, tanto che essi sviluppano una sorta di rigetto nei suoi confronti, aspirando, in modo prettamente umano, ad una vita più lunga capace di portare altre visioni/emozioni ed oltrepassando i confini della mera immanenza (il tema della lotta contro la mortalità imposta da Dio affiora anche nell'infinita partita a scacchi fra il "giocattolaio" Sebastian e Tyrell, basato sul leggendario Immortal Game del 1851). E in questa reiterata tenzone fra Creatore e Creatura Roy Batty assume delle sembianze polimorfe: dapprima è un Lucifero, un ribelle che vuole oltrepassare i limiti imposti da un padre avvertito come ostile e malvagio, ma poi, nel finale, si sacrifica per salvare la vita di Deckard assumendo, quindi, dei contorni cristologici accentuati dall'apparizione della colomba bianca.
Oltre alle tematiche che contrappongono trascendente ed immanente, Blade Runner dialoga sapientemente anche coi generi cinematografici, attingendo a vecchi stilemi narrativi e creandone di nuovi. Anche se in questo Final Cut non è presente il celeberrimo voice off (presente comunque in una delle versioni contenute nel terzo dvd della Ultimate Collection), le sfumature noir, accentuate tanto dal disilluso Deckard quanto dalla femme fatale Rachel, vengono cinematograficamente rivivificate e remixate tramite un impianto narrativo e visuale che, col passare degli anni, si è imposto come punto di riferimento non solo e non necessariamente per il genere sci-fi.
Unito ai timori legati all'eccessiva industrializzazione e agli eco/omicidi commessi dall'uomo (la notte regna sovrana nella piovosa Los Angeles del 2019), c'è un altro fattore chiaramente descritto nel film che potrebbe aver contribuito a sancire il (momentaneo) insuccesso commerciale della pellicola: la città degli angeli dipinta da Scott sembra ormai aver ceduto alle influenze estetico/urbanistiche provenienti dal paese del Sol Levante. Questo, nei primi anni ottanta, per il middle class man americano era uno spauracchio ben peggiore della prospettiva del dover avere un giorno a che fare con una mandria di inferociti replicanti e una notte perenne. Il pericolo giallo era alle porte e in anni in cui l'economia americana non reggeva il passo di quella nipponica, che si trovava nella fase di massima espansione, vedere una L.A. che aveva ceduto non tanto all'inquinamento, quanto alla penetrazione d'ideogrammi e ciotole di ramen era un colpo difficile da sopportare.
Ci siamo qui limitati ad offrire alcuni spunti intepretativi del film, più che delle chiavi di lettura esaustive. Come già affermato, la vastità di significati e le implicazioni capaci d'emergere dalle (re)visioni di un caposaldo dell'arte come Blade Runner sono talmente vaste che necessiterebbero di molto spazio e tempo. Ed anche ammettendo di possedere una buona quantità di entrambi, non possiamo avere la presunzione di sviscerare in modo soddisfacente un film che può essere riletto in modo diverso ogni singola volta che ci avviciniamo ad esso.
Ora che Warner ha commercializzato questo superbo Dvd, la palla passa alla sterminata platea di cinefili che per lungo tempo ha atteso di rivedere in modo appropriato l'affresco di Ridley Scott.



Io ne ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi.

Fino a ieri, ed escludendo la versione in laserdisc edita da Criterion nel 1987 (contenente l'originale trasposizione del 1982), il cinemaniaco poteva solamente rivolgere le proprie attenzioni allo scandaloso Dvd di Blade Runner edito da Warner Bros nel 1997 (1999 in Italia). Il fatto che fosse uno dei primi digital versatile disc ad uscire sul mercato non può giustificare in toto le leggerezze commesse in fase di editing: i contrasti cromatici erano piatti, la risoluzione del Dvd non era sfruttata a dovere, i difetti della pellicola non erano stati limati, il rumore video raggiungeva dei livelli allarmanti e l'audio era degno di una trasmissione Rai dell'epoca d'oro di Lascia o Raddoppia. Nel 2006, W.B. home video ripropose una versione restaurata del dvd del 1997 (sempre scandalosamente con audio 2.0), ma, nel frattempo, qualcosa sembrava essersi mosso sul fronte dei diritti: la tanto ventilata Definitive Edition non sembrava più una chimera. Warner Bros sembrava essere giunta ad un accordo con Bud Yorkin e Jerry Perenchio che, attraverso Tandem Production, erano diventati diventati i possessori de facto dei diritti del film: la sua lavorazione aveva sforato il budget e una precisa clausola contrattuale prevedeva il "passaggio di proprietà" a Tandem qualora il tetto dei finanziamenti fosse stato infranto.
Superate le beghe legali, si è finalmente giunti a questa edizione definitiva che rende giusto onore agli amati replicanti.

Un test Voight-Kampff non si nega a nessuno.

Arrivata in Italia con un mese e mezzo circa di ritardo rispetto a quella americana uscita a dicembre 2007, giusto in tempo per festeggiare il venticinquennale del film, l'edizione home di Blade Runner si esibisce alla grande in tutti i formati in cui è stata editata. Il film è, infatti, disponibile in doppio dvd, in doppio blu ray e in doppio hd dvd.
La nostra recensione, si basa, però, sull'elegante cofanetto in digipack denominato "Ultimate Collector's Edition" che racchiude ben 5 dvd, un quantitativo davvero ingente di preziosissimi extra, un libretto e un raccoglitore con alcune cartoline raffiguranti i lavori di Syd Mead, vera e propria leggenda del concept design fantascientifico che, oltre al film di Ridley Scott, ha portato il suo inestimabile contributo a rinomate pellicole come Tron, Aliens e il primo film della saga di Star Trek.
Il Disco Uno contiene il "Final Cut" definitivo del film dato che, tanto nell'edizione uscita nelle sale nel lontano '82 quanto nel famigerato Director's Cut del'92, il regista inglese non aveva avuto il totale controllo artistico sul film per quei ben conosciuti problemi legati allo sforamento del budget e al conseguente sfruttamento commerciale del brand.
Il restauro della pellicola è stato fatto davvero a regola d'arte: alla fotografia di Jordan Cronenweth viene, finalmente, resa giustizia e le immagini scorrono sullo schero con tutta la chiarezza e la vastità di gamma cromatica che compete ad un quadro in movimento come Blade Runner. Il comparto audio non metterà a dura prova le casse del vostro Tv o del vostri impianto surround, ma anche le celeberrime note composte da Vangelis possono ora essere ascoltate in modo limpido e cristallino.
Dangerous Days: la creazione di Blade Runner è il documentario presente nel secondo disco (comune a tutte le versioni deil film): più di 180 minuti di documentario realizzati da Charles de Lauzirika che, tramite più di 80 interviste, ripercorrere tutta la storia legata alla lavorazione e alla "passione" dell'opera. Il mastodontico documentario è diviso in otto capitoli:

1) Incept Date - 1980: Screenwriting and Dealmaking - 30:26
2) Blush Response: Assembling the Cast - 22:46
3) A Good Start: Designing the Future - 26:34
4) Eye of the Storm: Production Begins - 28:48
5) Living in Fear: Tension on the Set - 29:23
6) Beyond the Window: Visual effects - 28:49
7) In Need of Magic: Post-Production Problems - 23:05
8) To Hades and Back: Release and Resurrection - 24:12


Il Disco Tre è la chiave di volta fondamentale per una disamina delle tribolazioni del film e per un attento paragone di tutte le implicazioni interpretative legate alla reale natura (umana? replicante?) del cacciatore di taglie Rick Deckard, poiché presenta ben tre versioni complete del film:
- '82 Domestic Theatrical Version: la versione originaria dei cinema americani
- '82 International Theatrical Version: conosciuta anche come "Versione Criterion", include più scene di violenza e azione e corrisponde alla versione del film distribuita da Warner Bros nel cinema europei e asiatici.
- ‘92 Director's Cut: la trasposizione dalla quale vennero rimosse la voce narrante di Deckard, del happy ending imposto dallo studio e nella quale venne inserita la memorabile scena dell'unicorno dalla quale sono nate tutte le speculazioni su Deckard.

Il nutrito roster di extra, prosegue nel quarto disco con altre featurette legate al concepimento, e a tutte le fasi di pre e postproduzione del film.
Nel quinto ed ultimo disco della collection che è già un classico, possiamo visionare la rarissima Workprint Version, ovvero la copia lavoro del film mostrata nelle proiezioni test del film fatte a Denver e Dallas nel marzo del 1982.
L'elenco completo degli extra cuntenuti nel quarto e nel quinto disco prosegue con:

- The Electric Dreamer: Remembering Philip K. Dick - 14:22
- Sacrificial Sheep: The Novel Vs. The Film - 15:07
- Signs of the Times: Graphic Design - 13:40
- Fashion Forward: Wardrobe and Styling - 20:40
- Screen Tests: Rachael and Pris - 8:54
- The Light That Burns: Remembering Jordan Cronenweth - 19:58
- Promoting Dystopia: Rendering the Poster Art - 9:35
- Deck-A-Rep: The True Nature of Rick Deckard - 9:30
- Nexus Generation: Fans and Filmmakers - 21:49

Un piccolo grande neo.

L'ubertosa quantità di materiale contenuta nella Ultimate Edition, potrebbe, apparentemente, rendere giustificabile l‘elevato prezzo al quale viene commercializzata. Il cofanetto Warner può essere reperito con un cartellino che varia dai 59,90 euro della grande distribuzione e delle più importanti catene di videostore, fino ai 74,90 euro di certi negozi on line e non.
Andando a spulciare i prezzi di altri mercati (nella fattispecie quello americano, inglese, francese e tedesco), possiamo scoprire che i cinefili italiani hanno ricevuto un trattamento del tutto particolare. Innanzitutto è bene specificare che l'edizione a cinque dischi, è stata commercializzata anche in una lussuosa valigetta (una bella riproduzione del case per il test Voight-Kampff) reperibile, ad un prezzo di 119 euro, solo nella catena di negozi che l'aveva opzionata in sostanziale esclusiva.
Acquistando il dvd oltre Manica, è possibile risparmiare una cifra che arriva quasi a toccare i 50 euro. Il sito inglese Play.Com commercializza il cofanetto a 17,99 sterline, che diventano 27,99 euro una volta aggiunte le basse spese di spedizione. La situazione è analoga su Amazon.Uk dove apprendiamo che il costo è sempre di 17,98 sterline. L'antifona cambia leggermente in Francia: nel mercato d'Oltralpe, Amazon attesta il retail price a 49,90 euro.
In Germania, l'Ultimate Edition costa sostanzialmente come in Italia, 59,90 euro, ma il cofanetto è in metallo, come la Superman Ultimate Edition commercializzata anche nel bel paese nel Natale del 2006. Amazon.De si è poi accaparrata l'esclusiva per la valigetta che viene comunque venduta ad un prezzo inferiore, 99,00 euro.
Oltrepassando l'Atlantico, la situazione diviene paradossale: la valigetta viene commercializzata su Amazon.Com in ben tre versioni (dvd, blu ray e hd dvd) con un costo che passai dai 58,99 dollari dei dischi standard ai 66,95 dei blu ray e ai 68,95 degli hd dvd. Nella sua più costosa veste, la valigia costa ben 73 euro in meno che in Italia.
Storcere il naso è, a questo punto, una reazione del tutto giustificata.

Blade Runner Blade Runner è un capolavoro indiscusso della storia del cinema che per motivazioni decisamente prosaiche, legate a quei fogli di carta filigranata con numeri e figure stampati su di essi, ha patito tribolazioni d’ogni tipo prima di arrivare nel mercato home video in una veste degna e meritevole. Il lavoro svolto da Warner Bros ha davvero dell’incredibile e, insieme con altri celebri cofanetti come la "Ultimate Matrix Collection" e la "Superman Ultimate Collection" si pone come punto di riferimento su come andrebbero trattate certe opere d’arte cinematografica quando vengono proposte per il mercato domestico. Il valore tecnico e artistico di questo imponente lavoro di editing meriterebbe davvero un voto a due cifre, se non fosse per il prezzo di vendita, ingiustificatamente elevato se paragonato a quello di altri mercati. Se la presenza dell’audio in italiano non è un fattore indispensabile, non possiamo fare altro che suggerirvi di soppesare attentamente quanto offerto dall'import. Il voto apposto in calce all'articolo è, quindi, da intendere come riferimento più che altro alla collection dei dvd, poiché Blade Runner appartiene a quel ristretto novero di film il cui valore non può essere racchiuso, compreso o sintetizzato da una semplice scala di valori.

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