Black Phone Recensione: l'horror di Joe Hill prende vita con Ethan Hawke

Uno dei racconti più crudi e inquietanti di Joe Hill prende vita nel film di Scott Derrickson, con un Ethan Hawke "da paura".

Black Phone Recensione: l'horror di Joe Hill prende vita con Ethan Hawke
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Sembra che Blumhouse Productions abbia trovato nella famiglia King una vera e propria gallina dalle uova d'oro. Già nella nostra recensione di Firestarter vi raccontavamo quanto fosse interessante, nonostante le sue imperfezioni, l'adattamento cinematografico di uno dei romanzi più particolari del Re, e sembra che anche Black Phone sia destinato ad un percorso simile. Qui, però, la musica è leggermente diversa: il materiale d'origine è di un altro King, ovvero Joe Hill, figlio dell'autore di IT e a sua volta prolifico scrittore di storie legate all'horror e al paranormale.

In più, quella di Black Phone è davvero un'operazione delle grandi occasioni: tra un Ethan Hawke nei panni dell'antagonista e soprattutto uno Scott Derrickson (reduce dal buon Doctor Strange di casa Marvel) in cabina di regia, finalmente tornato al cinema dell'orrore, il risultato non poteva che essere quanto meno intrigante. E vi diremo di più: Black Phone, al netto di qualche perplessità, funziona molto bene!

Rapaci e telefoni neri

Come vi dicevamo in un precedente speciale che racconta Black Phone tra film e romanzo di Joe Hill, la nuova pellicola portata in sala da Universal (dal 23 giugno) è tratta da un racconto dell'autore di Locke & Key, a sua volta inserito in una raccolta più ampia. È la storia di Finney, ragazzino orfano di madre e in balia - insieme alla sua sorellina - di un padre violento e alcolizzato.

Sulla famiglia grava l'ombra del suicidio della madre del protagonista, che si tolse la vita perché perseguitata da misteriose visioni sul futuro. Ma sulla comunità in cui vive Finney aleggia la minaccia del Rapace, un serial killer che rapisce i bambini facendoli sparire nel nulla. Dopo che il criminale ha già mietuto diverse vittime, purtroppo, è il turno di Finney, che si ritrova prigioniero in un bunker insonorizzato, in balia della mente sadica e perversa di un aguzzino interpretato magistralmente da un Ethan Hawke in forma smagliante. Nel crudele gioco imposto dal Rapace, fatto di atteggiamenti passivo-aggressivi, Finney si ritrova ad architettare una fuga quanto mai peculiare. Un inquietante telefono nero squilla incessantemente in alcuni momenti della giornata, e per motivi soprannaturali non meglio specificati, mette il protagonista in contatto con le precedenti giovani vittime del Rapace, che a poco a poco gli forniscono strumenti e conoscenze per sfuggire al suo aguzzino e vendicare i numerosi ragazzini che da quel bunker non sono mai usciti.

Attorno alla storyline principale ruotano diversi comprimari, tutti interessanti, a partire dalla piccola Gwen, sorella minore di Finney, tormentata dalle stesse criptiche visioni che un tempo sconvolsero la mente di sua madre. Nel complesso, a livello di pura scrittura, Black Phone funziona nei suoi circa 100 minuti di durata, e la caratterizzazione di ciascun personaggio ci è sembrata soddisfacente. Non tutti gli ingranaggi della sceneggiatura funzionano a dovere: se, ad esempio, risulta comprensibile la scelta di lasciare il passato e le motivazioni del Rapace nel mistero più assoluto, alcuni spunti di trama sui personaggi secondari avrebbero forse meritato più spazio, e di fatto lasciano diverse dinamiche narrative in parte irrisolte.

Il ritorno di Scott Derrickson

Ciò che più di ogni altra cosa ci ha convinto di Black Phone è l'apporto di un cast in tutto e per tutto convincente. A partire dai volti più giovani, talentuosi e ispirati, e dai nomi importanti che completano un roster di personaggi memorabili.

Su tutti ci sentiamo di sottolineare la performance di Ethan Hawke, fisica e minacciosa come non mai: l'attore di Moon Knight e The Northman conferma infatti il momento d'oro che sta vivendo la sua carriera. Il Rapace di Black Phone è un villan minaccioso ed enigmatico, potente e funzionale ad una messinscena che possiamo considerare il fiore all'occhiello di tutta la produzione. Il ritorno di Scott Derrickson ad una regia squisitamente horror fa sentire tutto il peso di una pellicola che, pur non rappresentando l'apice cinematografico del suo autore, si regge con grande dignità anche sul piano dell'estetica. La cornice orrorifica di Derrickson è densa e riconoscibile, tanto nella gestione dei jumpscare - mai banali e soprattutto coerenti con l'azione - quanto nella composizione di una tensione tremenda, palpabile, che anche quando non esplode totalmente riesce a tenere il pubblico con il fiato sospeso.

Merito di una regia fatta di inquietudine e silenzi, e di una fotografia in grado di far emergere tutta la potenza evocativa delle atmosfere originali raccontate da Joe Hill. Insomma, Black Phone è un'operazione riuscita, un altro sigillo di qualità targato Blumhouse e Universal, un altro racconto del "sottobosco" della produzione letteraria firmata dalla famiglia King che riceve un adattamento degno di questo nome. E, pur non risultando perfetta come operazione di trasposizione narrativa, intrattiene il giusto, con qualità e idee da vendere.

Black Phone (Film) Black Phone segna un buon ritorno di Scott Derrickson alla cinematografia horror. L’autore di Doctor Strange confeziona un adattamento non facile, ma di qualità, non privo di difetti, ma funzionale e ispirato sul piano della messinscena. Merito delle idee creative di Derrickson e di un cast pregevole, a partire dai suoi giovanissimi volti, fino ad un Ethan Hawke semplicemente in forma smagliante. Poco importa se non tutti gli elementi narrativi vengono spiegati fino in fondo: Black Phone fa esattamente quello che deve fare, spaventando il giusto e inquietando quanto serve. Un horror thriller da non perdere, anche al cinema.

7

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