Recensione Black Book

Revisionismo? No, solo le due facce della verità

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E' fin troppo facile oggi accusare di revisionismo qualsiasi interpretazione della storia che si discosti anche solo un minimo dalla versione che è giunta a noi. Ed è quello che è successo anche all'ultimo film di Paul Verhoeven, il quale secondo una buona parte della stampa avrebbe raccontato solo menzogne. Peccato che il regista si sia informato per ben vent'anni per realizzare questa pellicola, ispirandosi a fatti realmente accaduti, fondendo insieme la storia di tre donne realizzando così una sorta di "fiction collage", ispirato però alla realtà di quel tempo. La polemica, perciò del tutto sterile, forse non ha fatto altro che aumentare il clamore attorno al prodotto. Certo, come vedremo più avanti non mancano scene forti che sono allo stesso tempo cinema e duro atto d'accusa verso questa pagina dimenticata dai più, ma niente di così grave e comunque nulla che possa convertire giovani menti a questo o a quell'altro partito.

Ritorno in Europa dopo la prigionia ad Hollywood

Chi è Paul Verhoeven? A molti questo nome dirà poco o nulla. Ma se andiamo a scovare i film da lui realizzati, la sua schiera di fan involontari aumenterà a dismisura: infatti sono suoi dei classici, non sempre di elevata qualità ma di ottimo successo al botteghino, quali Basic Instinct, Robocop, Atto di Forza e Starship Troopers, solo per citarne alcuni. Proprio quest'ultimo, solo apparentemente superficiale, era già stato criticato per la rappresentazione di una società dalle forti connotazioni fasciste, quando in realtà, più che un'esaltazione della stessa, ne era presente solo una bonaria parodia. L'ultimo suo film a Hollywood è stato il deludente L'Uomo senza Ombra, e per ben sei anni il regista è rimasto imbottigliato in un ambiente che non era a lui più consono, e dove soprattutto non avrebbe mai potuto girare Black Book. E così eccolo tornare nella sua cara Europa, in particolare nella terra natia olandese per girare questa pellicola difficile, frutto di una collaborazione tra Olanda, Gran Bretagna e Germania. Non scevra di momenti che colpiscono duro, provocando indignazione e sdegno, e che hanno fatto vietare la pellicola ai minori di 14 anni.

Black Book : Quando il passato torna a bussare

Tutto inizia nel 1956 in Israele, dove la giovane protagonista ebrea, Rachel, ora lavora in una scuola. E' qui che incontra casualmente, dopo diversi anni, un'ex collega e amica, che le riporta alla memoria il ricordo dei tragici eventi avvenuti anni prima. E così finiamo nel settembre del 1944 in Olanda, tra nascondigli e rifugi di fortuna, tra bombardieri che portano morte e fiamme, e costringono Rachel alla fuga con un giovane capitano della resistenza. In seguito un uomo, sedicente membro della polizia olandese, le promette una via di fuga rapida e sicura via mare per raggiungere i territori già liberati. La giovane nel tragitto ritrova la sua famiglia, solo per perderla subito dopo, vittima di un'incursione notturna dei nazisti, dalla quale lei sola riesce a salvarsi. E così, animata dalla sete di vendetta, si unirà alla resistenza olandese, prima come semplice lavoratrice, in seguito come vera e propria spia all'interno del quartier generale tedesco. Tutto questo le sarà possibile grazie a una relazione con un capitano del Reich, conosciuto precedentemente, con il quale poi nascerà qualcosa che trascenderà il fatto di esser su due opposte barricate. E così, tra intrighi e tradimenti, tra incursioni e torture, si dipana una spy story coinvolgente e spettacolare, piena di colpi di scena che terranno lo spettatore incollato alla poltrona fino alla fine, incessanti e mai forzati. Una storia dai mille risvolti, dove chi sembra amico diventa nemico e viceversa, fino a un finale che chiude il cerchio forse nel più truce dei modi. Ed è proprio nei venti minuti finali del film che vi sono le scene scottanti aspramente attaccate da buona parte della critica, dove si palesano le atrocità compiute dalla resistenza verso coloro ritenuti traditori, senza distinzione di sesso. E proprio uno dei trattamenti riservati a Rachel colpisce per la sua crudezza e mostruosità. Si arriva alla fine, dopo oltre due ore, con una sorta di groppo alla gola, che comunque non impedisce di aver goduto appieno di uno spettacolo avvincente e di gran classe. E la stessa sequenza finale, ritornati in Israele, fà capire che certe cose sono destinate a non finire mai.

Il libro nero

Ma cos'è il Black Book che dà il titolo al film? Altro non è che un libro che conteneva i nomi di traditori e collaborazionisti, e che viene recuperato in qualche modo verso il finire della pellicola. E' tutto lì il significato più intrinseco: all'inizio lo stesso notaio, membro della resistenza, consiglia a Rachel di non fidarsi di nessuno. E alla fine saranno proprio i più insospettabili a fare il doppio gioco. Ciò che vuole insegnarci il regista è che il male entra ovunque, senza distinzioni di parte, e anche un uomo che credeva fino a pochi giorni prima nella propria causa, può essere facilmente corrotto dai giochi di potere. E soprattutto che non esiste il nero e il bianco, mostrandoci figure di nazisti più umani del solito, a cominciare dalla figura del capitano Muntze, un uomo distrutto dalla vita dopo aver perso moglie e figli in un'incursione inglese, e che ritrova la luce nell'amore con Rachel, da lui conosciuta come Ellis, nome usato sotto copertura. Non mancano naturalmente i "mostri", qui incarnati da un folle delle SS che utilizza le torture più truci per far parlare i prigionieri, mentre invece, e questo è un plauso al realismo, è stata accantonata la figura da idioti che bene o male l'esercito del Reich fa nel 90% dei film, anzi qui astuto e abile a non cadere mai in trappola, non fosse per la sconfitta finale dovuta alla caduta del Fuhrer. E' invece presente qualche scena francamente evitabile, di chiaro indirizzo ironico che cerca di portare un po' di leggerezza tra una morte e l'altra, ma apparentemente fuori luogo e che sa più di americanata che di cinema europeo. Niente di grave comunque.

Lo spettacolo della guerra

Com'è a livello prettamente tecnico il film? Le scene di battaglie, seppur limitate, sono realizzate con grande perizia, e contraddistinte da una grande carica spettacolare che può ricordare un altro grande e recente successo europeo, La Caduta. La regia è solida, le inquadrature sempre di grande effetto, sia nelle scene di guerriglia che in quelle di sesso o tortura. Scene di sesso che abbondano, perlopiù integrali, mai comunque eccessivamente morbose. Per le torture già detto, a volte disturbanti ma comunque necessarie al messaggio che si voleva trasmettere. Le musiche, mai invasive, sono un ottimo accompagnamento soprattutto nei momenti più concitati, intrise di un epicità malinconica, e splendide le canzoni d'epoca cantate splendidamente dall'incantevole Rachel. E proprio l'interprete di Rachel, Candice van Houten, è la vera sorpresa del film: in certe scene fa luce da sola, con un fascino del tutto particolare ma in grado di ammaliare, sia quando deve spogliarsi per esigenze di copione, sia quando deve trasmettere odio e sofferenza. Una vera rivelazione, una nuova stella del cinema europeo. Ottimo comunque tutto il cast, attori azzeccati, tra i quali ritroviamo Christian Berkel, ormai abbinato al ruolo di nazista dopo La Caduta. La sceneggiatura, dello stesso Verhoeven, a parte qualche leggera caduta di tono, è pressochè perfetta, così come il montaggio. C'è poco di sbagliato in questo film, veramente poco, e veder uscire un prodotto fresco e fuori dai generis in questo marasma di pellicole inutili, è un bel toccasana.

Black Book Il cinema europeo sta risorgendo. E' questa la prima considerazione che viene in mente dopo aver visto Black Book. Ancorato ormai da anni a terre come Francia e Spagna, dove si producono pellicole si interessanti ma soprattutto d'autore o di basso profilo commerciale, ora vede una nuova luce alla fine del tunnel. Prima con La Caduta, ora con Black Book, in pochi anni si sono realizzati due grandi film che non hanno niente da invidiare ai blockbuster americani, e che in più hanno quell'attinenza alla realtà tipica del cinema del nostro continente. Black Book è un piccolo gioiello, dimenticatevi gli insettoni giganti e il giustiziere cyborg, dimenticatevi le gambe della Stone o Schwarzy su Marte, ma immergetevi a mente aperta in questa pagina di storia dimenticata, dove il male non è assoluto ma un virus che si annida ovunque. Per non dimenticare, e allo stesso tempo per imparare che la verità ha sempre due facce, delle quali molto spesso una rimane nascosta.

8

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