Birds of Prey, la recensione del cinecomic con Margot Robbie

Cittadini di Gotham City, attenzione: le Birds of Prey sono arrivate in città, spietate, tremendamente "emancipate" e pronte a tutto.

recensione Birds of Prey, la recensione del cinecomic con Margot Robbie
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È l'ottobre del 2017, il New York Times e il New Yorker decidono di spezzare la quiete di un autunno alquanto mite con uno scoop giornalistico sensazionale, uno di quelli che si vedono sempre più raramente sulle pagine dei quotidiani. Un gruppo formato da oltre dieci donne ha squarciato il velo del silenzio e ha accusato il produttore Harvey Weinstein di molestie sessuali. A Hollywood si verifica un terremoto mediatico di dimensioni spropositate, la colossale The Weinstein Company crolla su se stessa come fosse un castello di carte, migliaia di attrici iniziano a parlare e il mondo (dello spettacolo ma non solo) diventa qualcosa di molto diverso.
Nascono nuovi movimenti, le aziende cambiano le loro politiche interne, le donne iniziano a chiedere maggiori posizioni di rilievo e una migliore considerazione professionale. È una rivoluzione in piena regola. Birds of Prey (e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn), il nuovo film Warner Bros. fortemente voluto dalla protagonista Margot Robbie (che l'ha anche prodotto), non ha nulla a che vedere con il caso Weinstein, non direttamente almeno, senza alcun dubbio però rappresenta la summa estrema di tutto ciò che è successo dopo quello scandalo epocale.

Le Birds of Prey sono arrivate

Birds of Prey è diretto da una donna, Cathy Yan, scritto da una donna, Christina Hodson, ha cinque donne per protagoniste assolute. Cinque eroine a loro modo, imbattibili ed emancipate (o meglio, questo lo saranno solo alla fine). Il villain principale è invece un uomo, vanitoso e psicopatico, così come il suo famoso tirapiedi (famoso almeno per chi conosce i fumetti DC Comics); sono uomini poi tutti gli scagnozzi che si mettono lungo il percorso delle Birds, pedine inutili che hanno un destino segnato, dai tempi prima che dalla sceneggiatura del film.
Birds of Prey è un dato di fatto, una presa di coscienza, una conferma: il nostro pianeta è cambiato ed è giusto prenderne atto. Come se gli eventi dell'opera non bastassero, il sottotesto "politico" è sottolineato già dal titolo, da quel "e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn", che ci fa subito capire cosa sta per succedere su schermo. Ecco, cosa succede su schermo?

Dopo i fatti di Suicide Squad, lo sfortunato Suicide Squad del 2016, Joker e Harley Quinn non stanno più insieme. Hanno deciso di lasciarsi, Harley era stanca di vivere di luce riflessa anche se ancora adesso non ha rivelato a nessuno la sua decisione. Questo perché essere la donna di un uomo di un certo peso la tiene alla larga dai guai, nessuno osa toccare la dolce metà di un folle e violento clown; arriva però anche per lei il tempo di dire basta, di "crescere" e prendersi le proprie responsabilità. Di abbandonare "il nido" e scendere a vivere in strada, senza più protezioni. Qui inizia il suo cammino di rivalsa personale.

Questione di talento

Nonostante il suo aspetto vagamente trasandato, Harley è una donna profondamente istruita, possiede una laurea in psicologia e un dottorato di ricerca, un percorso di studi che l'ha portata a conoscere Joker in manicomio. La sua vita sregolata è una sua scelta, al di fuori di ogni schema, non è una sbandata qualsiasi. Così le altre donne della pellicola: Renee Montoya è un brillante detective ma è costantemente mortificata dai colleghi uomini, che spesso si prendono il merito del suo lavoro, Cassandra Cain è una ragazzina vispa e brillante che ha un dono, è una ladra magnifica, Dinah Lance/Black Canary ha invece una voce da usignolo e lavora in un night, dove fa essenzialmente "l'uccellino" del datore di lavoro Roman Sionis, infine Helena Bertinelli/Cacciatrice è l'unica erede di una storica famiglia mafiosa, una donna che ha consacrato la sua vita alla vendetta.

Cinque figure tremendamente diverse fra loro, con obiettivi per nulla comuni: la Montoya è addirittura un poliziotto, non ha nulla a che vedere con il crimine, mentre le altre bene o male hanno un DNA alquanto portato per infrangere le regole. Ebbene si ritroveranno insieme per proteggere qualcosa "di più grande", per liberare Gotham City da Black Mask e il grottesco Victor Zsasz. Questo è il canovaccio di Birds of Prey, che al di là di tutta la politica e la rivendicazione del potere femminile - che nel film si sviluppa come un'escalation inarrestabile - ha due grandi problemi: la sceneggiatura e il montaggio.

MTv Generation

Il testo su cui si basa l'opera non ha molto carattere, molto mordente; agli occhi dello spettatore adulto (e ricordate questa parola, "adulto") appare certamente insipido, poco appassionante. Il MacGuffin di tutta la storia è un diamante di estremo valore che la giovane Cassandra Cain prima ruba e poi inghiotte. L'interesse attorno al diamante, e al suo vero scopo, però svanisce quasi subito, l'unico appiglio di empatia riguarda la ragazzina stessa, che tutti vorrebbero sbudellare per ritrovare il prima possibile il tesoro. I vari personaggi però non sono costruiti con un sano background, anzi: quando scopriamo qualcosa del loro passato, lo facciamo attraverso soluzioni narrative obsolete come il flashback ovattato, il racconto in voice-over, oppure - nel peggiore dei casi - attraverso scritte in sovrimpressione che parlano più un linguaggio da videoclip, da vecchia MTv Generation, che altro.

Qui subentrano i vari problemi di montaggio, che spesso spezza il ritmo della narrazione o comunque si rifà a linguaggi del cinema un po' datati, che forse non ci saremmo aspettati in un prodotto estremamente "giovane" come Birds of Prey. Nelle fase iniziali si ricorre anche a molte sequenze velocizzate, caricaturali, che ricordano un preciso cinema di serie B. Questo potrebbe anche non essere una grande pecca, in un prodotto che si prende molto poco sul serio, ciò che è difficile capire però è: a chi è destinato davvero il film?

Un film per adulti che punta ai ragazzini e viceversa

Qui potremmo incappare in un terzo problema: Birds of Prey è un'opera chiaramente rivolta a un pubblico giovanissimo, un'audience che mira a essere fortemente anticonformista, che osanna Harley Quinn, ma che poi in realtà è forse più omologata di altre. Ovviamente questo è legittimo, è una chiara scelta della produzione, il nostro "ma" però nasce dall'estrema violenza del film e dai vari messaggi che vengono lanciati dalle protagoniste (Harley in primis). Negli USA il lungometraggio è stato non a caso bollato come Rated-R, ovvero vietato ai minori di 17 anni non accompagnati da un adulto - e a ragione secondo noi.
Lo stesso livello del Joker di Todd Phillips, con una grande differenza però: il regista di Una notte da leoni usa con coscienza un linguaggio adulto, perfetto per conquistare un pubblico maturo, Birds of Prey invece usa la violenza come contorno, in un grande calderone pop a uso e consumo di un pubblico di adolescenti, l'unico forse che potrà godere appieno dei toni esagerati del film. Perché questo è il lavoro di Cathy Yan, una continua esagerazione: di momenti, di situazioni, di linguaggi, persino di colori. L'animale domestico di Harley è una iena, tanto per capirci.

Tutto bello, tutto esaltante, anche se all'impianto manca una coesione e un reale motivo di interesse - come dicevamo sopra. Si fa molta fatica a parteggiare per un personaggio oppure per un altro, l'esito di ogni evento arriva a essere relativo per noi che siamo seduti in poltrona, la vicenda generale può finire in qualsiasi modo, ogni risoluzione può andar bene, e questo per ovvi motivi uccide in qualche modo l'esperienza.

La narrazione si ravviva nell'ultima parte, con le Birds finalmente coese e intente a combattere per uno scopo comune, aiutate anche da un impianto scenografico d'impatto anche se non propriamente originale. Ciò che rimane all'apparizione dei titoli di coda, al di là della grande "lezione di emancipazione" dataci da Harley Quinn, è molto poco purtroppo. Magari non stiamo grattando il fondo già scavato nel 2016 da Suicide Squad ma non siamo poi troppo lontani.

Uccelli fuori dalla gabbia

Le cinque protagoniste, attrici di alto livello sia chiaro, certo non possono fare miracoli di fronte a dialoghi sterili e di poco impatto. Le scene più movimentate però regalano qualche buon momento, con calci che volano e frecce che fendono l'aria con sibili celestiali - prima di trafiggere una gola, sia chiaro. Siamo ben oltre il momento fatidico della battaglia di Avengers: Endgame in cui le eroine MCU fanno la loro comparsa sul campo: se lì erano parte di una squadra, qui le cinque protagoniste sono sole contro tutti, con ciò che ne consegue a livello di significato. Margot Robbie è costantemente sopra le righe, come la parte richiede, Jurnee Smollett-Bell è una vera furia della natura, sensuale ma allo stesso tempo letale, mentre la giovane Ella Jay Basco è una ladra furba e invisibile. Rosie Perez svolge senza eccessi il suo compito, mentre Mary Elizabeth Winstead ha forse il personaggio meno sfruttato in relazione al vero potenziale, ricordiamo infatti che nel suo passato c'è un percorso simile a quello di Beatrix Kiddo in Kill Bill, le similitudini sono lampanti.

Paradossalmente però, in uno dei film più "Girl Power" degli ultimi anni, uno dei personaggi più riusciti dell'operazione è incarnato da Ewan McGregor, villain folle e vanesio che ha anche diverse sequenze di pura follia - follia che gli si accende negli occhi e scatena quasi una sana paura. Peccato che dovrà vedersela contro cinque signorine scatenate, pronte a far di tutto pur di raggiungere il loro scopo, qualunque esso sia.

Birds of Prey (e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn) Birds of Prey (e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn) è un film fuori di testa e da ogni schema. Il che può essere un bene per il pubblico più giovane, che ha voglia di veder volare un po' di calci ben assestati, ma che nel pubblico adulto può far sorgere più di un dubbio. La storia di base manca infatti di coesione, i personaggi non sono tratteggiati nel migliore dei modi, inoltre il montaggio soffre di soluzioni un po' datate che la Warner Bros. e la DC dovrebbero ormai evitare. Manca insomma una direzione netta, sia a livello narrativo (il cui fine ultimo perde presto di interesse) che a livello di target, con una violenza esplicita che strizza l'occhio agli spettatori più maturi dimenticando però ciò che serve a intrattenerli. Resta ovviamente, lampante, il fine "politico" del cinecomic: siamo di fronte a un'opera tutta al femminile, con cinque donne che mettono a ferro e fuoco una Gotham City dominata da uomini psicopatici e instabili. Il loro scopo reale è uscire dal cono della loro ombra, come del resto fa Harley Quinn lontana da Joker, diventare finalmente emancipate e non dipendere da nessuno. Questo percorso è esplicito e ben spiegato, a qualcuno però potrebbe non bastare.

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