Netflix

Bigbug Recensione: una distopia futuristica insufficiente su Netflix

L'opera, diretta da Jean-Pierre Jeunet e scritta dallo stesso regista con Guillaume Laurant, propone un racconto grottesco, umoristico e coloratissimo.

Bigbug Recensione: una distopia futuristica insufficiente su Netflix
INFORMAZIONI FILM
Articolo a cura di

Bigbug è il nuovo film futuristico-distopico firmato sia in regia che in sceneggiatura (insieme a Guillaume Laurant) da Jean-Pierre Jeunet (Una lunga domenica di passioni, Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet) autore francese noto principalmente per Il favoloso mondo di Amélie (vi consigliamo di dare un'occhiata alla nostra recensione de Il favoloso mondo di Amelie) - candidato all'Oscar per la Miglior sceneggiatura originale - dove è riuscito ad esprimere perfettamente la sua filosofia cinematografica: colori sgargianti, immagini allucinatorie e uno stile volutamente barocco. Il titolo si avvale di un'estetica che sembra cozzare un po' con le classiche rappresentazioni dell'avvenire, dove solitamente il filtro fotografico può essere sì variopinto, ma comunque asettico con la metafisica che viene abbandonata in favore del realismo fisico e concettuale.

L'opera, per quanto rappresenti una piacevole eccezione nel mondo sci-fi proprio per i motivi sopracitati, mischiando un impianto teatrale e soffocante ad un'ironia pungente e volgare, risulta troppo ripetitiva, nascondendo una gestione dei tempi filmici non proprio ottimale e una reiterazione eccessiva di alcuni contenuti, che potevano essere sostituite da una maggiore varietà di tematiche. In generale, gli elementi affrontati dalla pellicola sono sì molto classici e tradizionali, ma regalano in alcuni casi sorprese inaspettate. Il lungometraggio, che è prodotto da Eskwad e Gaumont, è stato pensato direttamente per il mercato streaming, con una distribuzione su Netflix (non perdetevi i film Netflix di marzo 2022).

Bigbug: il grottesco che incontra l'umorismo tagliente

Bitbug è un'odissea fantascientifica coloratissima e surreale dove trionfano le relazioni tra i personaggi e il mondo esterno, un delirante futuro dove hanno preso il potere gli androidi e gli umani sono diventati schiavi della tecnologia e carne da macello.

I nostri eroi si trovano braccati all'interno della casa di Alice Barelli (interpretata da Elsa Zylberstein) perché i robot dell'abitazione si sono rifiutati di obbedire al consiglio dall'alto e vogliono preservare la vita dei loro padroni chiudendo la dimora in modo ermetico. Una situazione paradossale che, nonostante la comicità di fondo, è estremamente inquietante e sembra ricordare fortemente una puntata de Ai confini della realtà, uno degli show televisivi più importanti della storia nell'ambito sci-ci, capace di reinventare il genere e fare da modello d'ispirazione di tante opere che si sono susseguite nel corso degli anni. Il prodotto in questione a volte riusciva ad essere squisitamente comico; non era una risata umoristica, ma amara e questo viene ripreso proprio dal lungometraggio di Jeunet. Si nota fin da subito che la cura estetica, oltre ad essere espressione dell'inquietudine, ha un fine ben preciso: la costruzione di un mondo distopico lavorando però per sottrazione e non per dettagli, rappresentando minuziosamente solo una realtà locale per parlare implicitamente del background che però, con questo sistema, ci appare distante, almeno fino ad un evento cruciale che vogliamo evitare di raccontarvi.

La caratterizzazione di questa Terra schiava della tecnologia è quindi carica di fascino, anche se purtroppo non abbiamo modo di approfondirla a dovere: vediamo tutti gli avvenimenti solo dal punto di vista dei protagonisti e nella settorialità della loro abitazione; un'idea originale, ma che lascia qualche buco qua e là.

Non avere più nulla da raccontare

La scrittura è probabilmente l'elemento più trascinante di Bitbug: le battute, seppur volgari, sono sagaci e irresistibili, mentre ci sono tanti punti di riflessione da tenere in considerazione, anche inaspettati. Nonostante questo, il contenuto tematico perde di valore perché la scelta di ambientare tutto all'interno di una dimora obbliga la narrazione ad incastrarsi in una reiterazione continua che dà l'impressione che ad un certo punto della pellicola non ci sia realmente più nulla da raccontare.

Gli stessi elementi affrontati perdono di spessore e l'unica cosa che rimane è un continuo rimando ad argomenti che conosciamo troppo bene nel mondo sci-fi. Altro elemento non perfettamente calibrato è la gestione dei tempi scenici: il montaggio non è regolare e alterna stacchi troppo bruschi ad altri più compassati, mentre la vicenda, in virtù della sua eccessiva dilatazione, non riesce a trovare spazio di manovra sufficiente.

Per fortuna, a metà film, viene adottata una soluzione più dinamica che dona un po' di brio alla trama e dà la possibilità al racconto di variare l'offerta allo spettatore. Proprio durante questa sezione del titolo ci vengono regalati i momenti più esilaranti e riusciti, che dimostrano quanto si può giocare e divertirsi con la fantascienza, proponendo anche progetti fuori dagli standard classici ai quali siamo abituati. Fondamentale è parlare anche del cast coinvolto: come anticipavamo prima, l'intera narrazione basa gran parte della sua forza sugli scambi tra i personaggi e, proprio in virtù della loro funzionalità, bisogna lodare le prove attoriali presenti nella pellicola.

Dalla Zylberstein ad Isabelle Nanty (Françoise), da Claire Chust (Jennifer) fino ad arrivare a Stephane De Groodt (Max) - ma ce ne sono molti altri -, tutti i divi hanno affrontato questa particolare sfida filmica lavorando perfettamente sull'esagerazione e costruendo figure folli e bislacche, delle maschere grottesche che nel contesto brillano di luce propria.

Bigbug Bigbug è un film fantascientifico che propone un racconto grottesco, umoristico e coloratissimo: un'umanità condannata allo schiavismo tecnologico, un tema molto caldo e affrontato parecchie volte, ma non con questo spirito. Se il lungometraggio tratteggia perfettamente dei personaggi esagerati e caricaturali e presenta delle situazioni scanzonate e divertenti, pecca nella reiterazione continua di alcuni temi e in una gestione dei tempi filmici un po' troppo raffazzonata, con un montaggio ballerino e una storia incastrata in una dilatazione eccessiva. Un progetto comunque godibile, specialmente per la particolare estetica e la scrittura tagliente dei protagonisti.

5

Che voto dai a: Bigbug

Media Voto Utenti
Voti: 4
4
nd