Big Driver, la recensione del film tratto da Stephen King

Una scrittrice di romanzi mystery, in tour promozionale per il suo ultimo libro, rimane vittima di violenza e prepara la sua vendetta.

recensione Big Driver, la recensione del film tratto da Stephen King
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Tess Thorne è una scrittrice di romanzi mystery dal grande successo. Single convinta, la donna è solita dialogare con i personaggi da lei creati, che vede come persone reali e con i quali fa parte del Knitting Club: sono proprio i membri di quest'ultimo, anziane signore, a darle i consigli sui prossimi libri da scrivere. All'inizio di Big Driver, la protagonista viene invitata da una libreria del Massachusetts e, soffrendo della paura di volare, dedice di percorrere il lungo viaggio a bordo della sua automobile, al cui interno scambia spesso divertenti discussioni con il suo navigatore.
Dopo aver presenziato all'evento, Tess viene consigliata dall'organizzatrice su una una scorciatoia che le permetterebbe di ridurre considerevolmente la durata del percorso di ritorno, finisce però in una remota stradina di campagna. La foratura di una gomma, dovuta alle condizioni non certo ottimali dell'asfalto, la costringe a fermarsi nei pressi di un benzinaio abbandonato, dove il cellulare ovviamente non ha segnale.

La donna attende allora che qualcuno accosti per aiutarla e le sue speranze sembrano esaudirsi quando, dopo che diversi automobilisti di passaggio l'avevano ignorata, un uomo a bordo di un camioncino si ferma per prestarle soccorso e sostituirle la ruota bucata.
Questi sembra inizialmente gentile ma ben presto rivela la sua vera natura e, dopo averla aggredita, la violenta brutalmente: ritenendola morta, la abbandona in un canale sotterraneo nell'attiguo bosco dove "riposano" già altri cadaveri di giovani donne. Tess è invece viva e vegeta e, dopo aver capito di non riuscire a tornare a un'esistenza normale in seguito allo shock subito, decide di vendicarsi del suo aguzzino.

Pagine di sangue

Si basa sull'omonimo racconto del maestro del brivido letterario Stephen King, pubblicato in Italia con il titolo Maxicamionista e contenuto nell'antologia Notte buia, niente stelle, questa produzione televisiva targata Lifetime e risalente al 2014. Un'ennesima trasposizione dalle opere dello scrittore del Maine che vede al centro della vicenda un personaggio, in questo caso femminile, che svolge la sua stessa professione - essendo autrice di romanzi mystery di grande successo. Big Driver nei suoi novanta minuti di visione guarda alle influenze tipiche del rape & revenge, qui ovviamente "addolcito" come crudezza anche in previsione della destinazione per il piccolo schermo; ciò nonostante la sequenza di stupro, per quanto edulcorata dei passaggi più estremi, riesce a inquietare con il giusto peso emotivo e il distaccamento della protagonista, la cui "anima" si trova a osservare la scena dall'esterno, deriva da vari stupri psicologici compiuti sulle vittime di abusi.
Tolta questa drammatica scena clou nella prima parte, i novanta minuti di visione viaggiano su binari più classici nella risoluzione dell'enigma e nella ricerca di vendetta da parte di Tess, figura complessa e parzialmente instabile ancor prima di subire il trauma.

Kiss of death

La bionda scrittrice infatti ha una vita frenetica priva di reali rapporti umani, tanto che si trova a dialogare in maniera quanto meno curiosa con il navigatore dell'automobile e ha un vero e proprio circolo privato con le protagoniste dei suoi romanzi, che immagina come persone reali. La stessa scelta di non denunciare l'accaduto alla polizia e il senso di paranoia che l'affligge in più occasioni, portandola ad attacchi di panico e al nascondersi anche dalla vista dei vicini, sublimano un mix di confusione mentale che si rivela ulteriormente marcato dopo il tragico evento: nei panni di un alter-ego complesso e sfaccettato Maria Bello riesce a sfumare con la corretta, magnetica intensità i suoi tratti salienti, cambiando toni e modi recitativi con relativa e genuina semplicità.
Tra citazioni a classici del noir come Il bacio della morte (1947) di Henry Hathaway, le cui immagini compaiono sia su schermo con tanto di autografo di Richard Widmark in bella mostra sulla scrivania di una delle fan, risvolti action-thriller nell'ultima mezzora e parziali colpi di scena, Big Driver si rivela un film senza infamia e senza lode che si assapora piacevolmente ma si dimentica in fretta.

Big Driver Uno di quei classici titoli "usa e getta", i quali dopo lo scorrere dei titoli di coda non necessitano, né invogliano a ulteriori revisioni: Big Driver è una produzione televisiva che prende ispirazione dall'omonimo racconto di Stephen King, pubblicato in Italia come Maxicamionista, che vede al centro degli eventi una bella scrittrice quarantenne. La donna rimane vittima di violenza dopo aver partecipato a un tour promozionale della sua ultima fatica e, passato l'iniziale spaesamento, decide infine di vendicarsi in prima persona del suo stupratore, adempiendo in pieno alle regole narrative del rape & revenge. La violenza è ovviamente ridotta ai minimi termini, vista la destinazione per il piccolo schermo, e dopo la scena chiave i toni si inseriscono sul filone del thriller/mystery tanto caro allo scrittore del Maine. La protagonista Maria Bello, intensa e credibile anche nei suoi tratti più strampalati (con una gradevole ironia di sottofondo a speziare certe situazioni), è il vero e proprio valore aggiunto di un'operazione canonica e senza troppi guizzi. Il film andrà in onda venerdì 31 maggio alle 23.35 su RAI2.

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