Un bicchiere di rabbia, la recensione del film erotico

Il brasiliano Aluizio Abranches adatta l'omonimo romanzo in un film febbrile, pervaso da un erotismo spinto e da un acuto sguardo morale sul mondo moderno.

Un bicchiere di rabbia, la recensione del film erotico
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Una donna e un uomo, all'incirca coetanei e sulla trentina, vivono giornate all'insegna di una folle e trasgressiva passione carnale. Lui ricco proprietario terriero - ritiratosi a vita privata nella sua fazenda personale - lei una giornalista dalle idee progressiste e rivoluzionarie, si incontrano nella fattoria di lui e trascorrono ore in torridi amplessi nei quali il silenzio è una costante, solcato solo dai reciproci gemiti. La mattina successiva, al risveglio, i due si affrontano a viso aperto palesando le loro inconciliabili differenze: in seguito a un sussulto di paranoia scatenato dalla presenza di un formicaio nelle vicinanze, l'uomo inizia a lanciare alla compagna, spinto da una cieca follia, parole di fuoco, trovando nella sua interlocutrice non una vittima silente ma un'altrettanto fiera avversaria. E la passione di soltanto poche ore prima si trasforma in un'esplosione di rabbia incontenibile.

Sangue e arena

Vi sono due modi antitetici per razionalizzare nella sua stratificata complessità un'opera come Un bicchiere di rabbia, adattamento per il grande schermo dell'omonimo romanzo di Raduan Nassar. Il primo ne espleta la sua prorompente e sfacciata carica erotica, in una mezz'ora iniziale letteralmente bollente che non nasconde nulla allo sguardo voyeuristico del pubblico, intento ad assistere ai voraci amplessi della coppia protagonista. L'altro è nella sua estasi filosofica che prende il sopravvento nella seconda metà, nella quale il sesso cede totalmente il posto a un ininterrotto susseguirsi di dialoghi e battute al fulmicotone nel quale i due amanti diventano nemici, pronti a sbranarsi a vicenda dimentichi di quanto accaduto solo qualche ora prima.
Il film, accolto calorosamente al Festival del cinema di Berlino nel 1999 e successo al box office non solo nella patria brasiliana, si offre così a diverse chiavi di lettura e non si limita a una scabrosa esposizione iniziale solo per l'obiettivo di scandalizzare il relativo pubblico, ma si riempe di contorsioni etiche e morali che arrivano a disquisire della società e della vita nelle sue più ampie sfumature.

La legge della giungla

Un bicchiere di rabbia è un film che rischia di disorientare nella sua esibita doppia anima, e il tour de force che vede impegnati i due personaggi ha il compito di mantenere alto l'interesse verso una vicenda nella quale accade poco o nulla nel corso dei settanta minuti di visione. E mai scelta più ideale poteva essere fatta per il casting dei due protagonisti, marito e moglie ai tempi delle riprese, in una sorta di parallelismo con il contemporaneo Eyes Wide Shut (1999) dove anche Tom Cruise e Nicole Kidman erano per l'appunto sposati. Qui Alexandre Borges e Julia Lemmertz si offrono senza filtri in una performance esasperata e totalizzante, che gronda sudore e rabbia in maniera sincera e genuina, fino a un epilogo che ribadisce ancora una volta la complementarità degli opposti, moderni Adamo ed Eva di un mondo - lasciato saggiamente all'esterno - destinato a convivere con le proprie contraddizioni.

Un bicchiere di rabbia L'erotismo domina la prima parte di visione, con sequenze torride e integrali che non lasciano spazio all'immaginazione - elemento che ha scaturito il divieto ai minori pressoché ovunque -, e prepara il campo a una seconda metà dove la complessità del mondo reale viene alla luce in sussulti rabbiosi pregni di un lirismo lessicale e di una profondità di significati che rapiscono e conturbano. Un bicchiere di rabbia adatta con ferocia l'omonimo romanzo, diventando con lo scorrere dei minuti un febbrile trattato morale dei nostri tempi, capace di condurre le diverse correnti di pensiero a identificarsi con l'uno o l'altro dei due protagonisti, amanti uniti dal piacere ma divisi dall'interpretazione dell'esistenza. Il film andrà in onda venerdì 1 maggio alle 23.15 su CIELO TV in prima visione.

7

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