Benedetta Follia, la recensione: Carlo Verdone fra passato e futuro

Carlo Verdone, aiutato da due sceneggiatori d'eccezione, confeziona una commedia ottimista che sa divertire ed emozionare.

recensione Benedetta Follia, la recensione: Carlo Verdone fra passato e futuro
Articolo a cura di

Come vi vedete a cinquantanni? Probabilmente felicemente sposati, con una deliziosa famiglia a cui badare, un lavoro che adorate fare che vi lascia anche tanto tempo libero per fare ciò che più vi piace. Non sempre però la vita è così generosa, lo sa bene Guglielmo, il protagonista di Benedetta Follia, che ha dovuto abbandonare hobby e interessi per un negozio di alto profilo ereditato direttamente dal padre, che vede poco e niente i figli e ha una moglie sempre più lontana mentalmente e fisicamente. Gli affari vanno a vele spiegate ma non si può vivere di solo lavoro, nessun conto in banca abbastanza corposo riesce a farci sentire meno soli. Un uomo, come una donna, ha bisogno di amare e sentirsi amato, di inseguire le proprie passioni e i propri istinti - troppo spesso repressi - fondamentalmente di sentirsi libero.
Un meccanismo molto più facile da raccontare che da applicare, non a caso sarà soltanto la meta finale di un viaggio lungo poco meno di due ore, un percorso estremamente ironico, divertente, che nasconde in ogni momento un secondo fine, un significato.

L'eterno cinquantenne

Carlo Verdone, che sembra aver fatto un vero e proprio patto col Diavolo per rimanere sempre giovane e giovanile, affronta il delicato tema delle crisi di mezza età che - presto o tardi - colgono impreparati molti cinquantenni. Certo non lo fa in modo barboso, a mo di seduta psicologica, al contrario con una commedia degli equivoci che mescola forme di narrazione classiche, rispetto alla stessa filmografia del regista romano, ad altre incredibilmente più attuali, grazie a due scrittori di razza come Nicola Guaglianone e Menotti. I due sceneggiatori hanno spinto lo stesso Verdone a esplorare territori mai affrontati prima, alquanto inediti, lontani dal suo iper realismo. Questa volta il protagonista della nostra storia affronterà scene danzanti, ambienti lisergici, allucinazioni visive, cose che il regista di Borotalco non aveva praticamente mai fatto. Il titolo del film infatti, Benedetta Follia, è quantomai ambivalente: da una parte descrive alla perfezione la piega degli eventi del film, dall'altra il coraggio del suo autore che - dopo ben 40 anni di carriera alle spalle - è ancora capace di rivoluzionare e reinventare la sua visione del cinema.

Completarsi a vicenda

Per sottolineare ancora meglio questo contrasto con il passato, Verdone ha avuto la brillante idea di mettersi accanto una ragazza giovanissima, per un personaggio completamente agli antipodi: Ilenia Pastorelli. L'abbiamo vista per la prima volta sullo schermo grazie a Lo Chiamavano Jeeg Robot, nel quale interpretava una giovane donna piena di complessi e amante dei cartoni animati giapponesi. Oggi, alla sua terza prova sul grande schermo, è chiamata a interpretare Luna, una ragazza di periferia grezza e all'apparenza superficiale che per la totalità del tempo parla un dialetto romano stretto, ascolta musica da discoteca e affronta la vita con una tale leggerezza e spensieratezza che un dinosauro come Guglielmo, la sua nemesi, ha completamente dimenticato con il passare degli anni. A guardare questi elementi, e a sentire il classico detto dei "poli opposti che si attraggono", gli intrecci del film sembrerebbero fin troppo scontati, eppure Benedetta Follia ha un enorme pregio: riesce sempre a sovvertire le carte in tavola, anche quando i giochi sembrano ormai conclusi. Carlo Verdone e gli sceneggiatori sono riusciti a confezionare una commedia formalmente perfetta, che mescola con gusto venature nostalgiche e agrodolci con l'ironia, senza mai scadere nel ridicolo o esagerare particolarmente. I momenti sopra le righe di certo non mancano, ma ogni volta si torna poi con i piedi per terra, pronti a navigare spediti verso la meta finale.

C'è sempre un significato

Il sotto testo poi è quantomai ricco: si parla con leggerezza di fede e di chiesa, di servilismo e libertà, ma soprattutto di sogni chiusi a chiave nel cassetto. Si sfruttano poi elementi d'attualità come le app per incontri per discutere dell'aridità sentimentale del nostro tempo, della difficoltà di avere rapporti umani fisici e sani come una volta, si parla di padri e di figli, di eterosessualità e omosessualità, dell'amore che non guarda l'età anagrafica, delle apparenze e della sostanza. Benedetta Follia è un piccolo concentrato di umanità, che mira a farvi uscire dalla sala appagati e toccati nell'animo, a farvi apprezzare ciò che già avete oppure a cambiare ciò che non vi piace. Valore aggiunto a una storia pregna di contenuti, anche un cast di eccellenze formato, oltre che dai due protagonisti assoluti che abbiamo già nominato, dalle passionali Lucrezia Lante della Rovere e Maria Pia Calzone. Una commedia tutta al femminile che parla a cuore aperto in maniera trasversale, anche ai più giovani - che potrebbero arrivare a capire un po' più a fondo i propri genitori oppure farsi trovare preparati dall'imminente futuro.

Benedetta follia Carlo Verdone, aiutato da due sceneggiatori di razza come Nicola Guaglianone e Menotti, sovverte quasi completamente la sua classica poetica, arrivando a fare cose che probabilmente mai avrebbe immaginato. Il tutto in una commedia degli equivoci divertente e ben dosata, che mescola elementi nostalgici ad altri rigorosamente appartenenti ai nostri tempi. Un'opera che parla ai cinquantenni in crisi come ai più giovani, che magari non sanno come comportarsi di fronte ai capricci dei loro stessi genitori. Si ride tanto ma allo stesso si pensa, ci si emoziona e ci si arrabbia, insomma restituisce tutto quello che una buona commedia dovrebbe fare.

6.5

Che voto dai a: Benedetta follia

Media Voto Utenti
Voti: 8
5.5
nd