Belli Ciao Recensione: Pio e Amedeo in un film troppo stereotipato

Il duo comico pugliese torna al cinema con un commedia ancora una volta ancorata ai luoghi comuni e agli equivoci tra Nord e Sud dell'Italia.

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A distanza di sette anni dal loro debutto cinematografico in Amici come noi di Enrico Lando, Pio e Amedeo tornano in sala tra le uscite al cinema di gennaio 2022 con Belli Ciao, diretti dal navigato Gennaro Nunziante, già autore di tutti i film tranne uno di Checco Zalone (proprio quello descritto nella nostra recensione di Tolo Tolo), regista dunque competente e consapevole dei meccanismi della commedia comica - ma anche demenziale - all'italiana. Un prodotto pugliese fino al midollo, Belli Ciao, se non fosse ambientato per la maggior parte a Milano, capitale del capitalismo nostrano e luogo di perdizione pure per i mezzogiornisti più irriducibili, che in men che non si dica dimenticano affetti e radici a favore di lavoro e stabilità economica.

Ed è in effetti questa la storia di Pio, amico per la pelle di Amedeo sin dall'infanzia e cresciuto insieme a lui in un piccolo e sperduto borgo pugliese con il sogno di diventare un giorno un grande imprenditore. Le possibilità gli arridono una volta concluso il liceo, quando decide di trasferirsi al Nord e lasciare tutto senza alcuna remore (Amedeo compreso) per iscriversi alla prestigiosa Università Sboroni di Milano e - "taaac!"- realizzare il suo obiettivo. Divento uno dei più famosi e importanti investitori della città, poi, un giorno sceglie di appoggiare il progetto di rilancio del suo paese natale, incontrando nuovamente Amedeo e costretto suo malgrado a ospitarlo nel suo lussuoso appartamento, riscoprendo lentamente l'euforia e il calore di un mondo più verace e onesto che aveva deciso di abbandonare.

Vizi e cliché di chi ha poco da dire

Considerando l'estrazione artistica e culturale dell'arte comica di Pio e Amedeo, non ci aspettavamo di certo di assistere a una commedia intelligente e con tratti politicamente e socialmente scomodi o pruriginosi come quelli visti nei film del collega Zalone, ma Belli Ciao è in definitiva davvero poca cosa, nemmeno così divertente o trascinante nella sua totale mediocrità.

Il duo foggiano ha dimostrato molto più cinismo e ilarità in Emigratis (comunque opinabile) o in alcuni interventi televisivi sporadici negli ultimi anni, da Sanremo ad Amici. Qui ci troviamo invece di fronte a una sorta di riproposizione in chiave pioeamedeiana di Benvenuti al Nord: un progetto interamente basato sugli equivoci territoriali e sugli eterni, facili e ormai inflazionati luoghi comuni tra nord e sud, anche se questa volta Milano è dipinta a tutti gli effetti come una città in grado di offrire molto ma di chiedere tanto in cambio, specie in termini di cuore e anima. Una condanna senza mezzi termini, anche se ovviamente in chiave sarcastica, e in piccolo sottolinea anzi come "per vivere bene, a volte, basti un po' d'aria fresca e più di una finestra", che sono poi delle rinunce che spesso gli emigrati del mezzogiorno in Lombardia accettano a buon mercato pur di andarsene e cercare lavoro.

Chi si accontenta gode(?)

Il problema è che, eccetto in qualche occasione, Belli Ciao è ricco di una comicità ridondante e derivativa che mai mette a disagio ma al contempo non riesce a colpire, a fare effettivamente ridere. Di fatto è una bella grana per un titolo che nasce solo ed esclusivamente con questo obiettivo, senza interessarsi minimamente a costruire un buon impianto narrativo né commediato, essendo un'opera che vive per intero dell'espressività, della fisicità e delle battute della coppia pugliese.

Tutto appare ripetitivo e ridondante con alcuni sketch elasticizzati all'eccesso, mentre quelli all'apparenza più funzionali sanno di già sentito o visto, nulla di concretamente dissacrante o spassoso. È Amedeo, in tutta onestà, a gestire al meglio i tempi comici e lavorare meglio nelle sua dimensione d'appartenenza, scucendo qualche risata sporadica soprattutto nei tentativi più assurdi d'integrazione in un mondo più grande e frenetico e complesso del suo, tra un "top" e un "adoro" sparati qua e là di tanto in tanto e messi pure in bocca all'esilarante sindaco del paesino pugliese (latinista più che convinto).

Se poi si fosse sfruttata con più decisione e acume l'idea di riabilitazione dei pugliesi tornati da Milano, Belli Ciao avrebbe potuto dimostrare molta più verve concettuale e spirito creativo rispetto all'involucro vuoto che invece è (e tacciamo anche dell'imbarazzante e imbarazzato trattamento delle relazioni omosessuali nel film). A quanto pare, però, Pio e Amedeo (e anche Nunziante) si accontentano del solito bacino di affezionati - che sono tanti, comunque -, facendo il minimo indispensabile per chiudere senza fatica un lungometraggio destinato a fare bene al botteghino in tempi di crisi. Bene per le casse, meno per il cinema.

Belli ciao Belli Ciao di Pio e Amedeo è un titolo dedicato tanto agli affezionati del duo comico pugliese quanto a chi vuole entrare in sala con spirito e testa leggera, costruito interamente sugli equivoci e i luoghi comuni tra Nord e Mezzogiorno d'Italia. L'impianto narrativo del film è un mero pretesto per creare siparietti comici e sketch spesso ridondanti o che sanno di già visto e sentito, con buona parte delle risate più sincere generate dal ruolo di Amedeo e dalla sua espressività, il tutto contrapposto alla macchietta creata invece dal personaggio di Pio, con accento milanese "artificiale", compagna influencer e i soliti problemi di uno Sboroniano che si rispetti. In fin dei conti è una commedia consapevole della sua mediocrità e senza guizzi né ambizioni, eppure, considerando il passato della coppia di comici foggiani e alcuni momenti molto più veraci, divertenti e cinici della loro produzione artistica (vedi Emigratis), qui siamo più che distanti da quei guizzi di demenzialità che facevano il giro e riuscivano in effetti a sorprendere ed essere a loro modo persino dissacranti.

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