Recensione Barbarossa

1158: Alberto da Giussano, figlio di un fabbro, sta per cambiare la storia del nord Italia

Recensione Barbarossa
INFORMAZIONI FILM
Articolo a cura di

Lo scandalo politico, dovuto tanto alle intercettazioni telefoniche tra Saccà e Berlusconi, quanto alla presenza di Umberto Bossi in un cammeo, ha dato modo al film Barbarossa di godere di una certa visibilità già due anni prima della sua uscita. Una sorta di marketing politik-virale che, tra le polemiche, ha paradossalmente e giovato alla pubblicizzazione del lungometraggio, pago di un budget non indifferente (trenta milioni di euro) per una produzione italiana, quanto di una distribuzione in pieno stile colossal. Chiaramente un prodotto che, già prima della visione, fa storcere il naso a causa dell'identità pseudopolitica che ha assunto e, allo stesso tempo, un prodotto di difficile assimilazione vista la sua logorroica lunghezza.

1158

1158: Alberto da Giussano, umile figlio di un fabbro, salva la vita all'imperatore Federico I, Barbarossa. Le terre del nord, sotto il suo dominio, sono state sottomesse e costrette a vivere una remissiva epoca di pace. Il comune di Milano non accetta l'idea di essere dominata e cova un forte desiderio di indipendenza, desiderio che non aggrada l'imperatore tedesco e la sua corte, decisi a mettere a tacere qualunque tentativo di ribellione da parte dei popoli del nord. L'attacco dei Milanesi ai danni dei Lodigiani è la scintilla che spinge il Barbarossa ad attaccare Milano, prova di potenza che dovrebbe fare da monito a tutti gli altri comuni. Alberto, oramai divenuto uomo, decide di riunire le forze del nord Italia per combattere l'arrogante desiderio di potere dell'imperatore: nasce così la compagnia della morte. All'interno del panorama “storico” si intreccia inoltre la storia d'amore tra Alberto e la bellissima Eleonora, giovane emarginata dotata di poteri paranormali. In un inno, peraltro mal mascherato, all'indipendenza dei popoli padani prende così piede una storia semplice e banalmente idealista, legata più all'attuale visione padana che alla storica battaglia di Legnano.

Cartoline di guerra

Due ore e mezza di film non sono poche, anzi. Pochi grandi maestri riescono a tagliare via tempi morti lasciando lo spettatore incollato allo schermo fuori da ogni cognizione temporale.
Non è di certo il caso di Renzo Martinelli, autore e regista di Barbarossa, l'ultima produzione raifiction, presentata con un incomprensibile orgoglio nelle sale di tutta italia e pregna di una vena leghista tanto forte da rendere fastidioso il film fin dalle prime battute. Barbarossa, ovviamente ispirato allo storico personaggio di Federico I di Hoehnstaufen, racconta battaglia di Legnano e le sue cause in un'ottica incredibilmente faziosa e leghista, una sorta di trasposizione storica ed iconografica delle attuali battaglie sociopolitiche del partito capitanato da Umberto Bossi, peraltro presente in un cammeo nei panni di un nobile del Nord, quasi una conferma del già palese indirizzo semiotico assunto dalla pellicola.
Girato come una successione di cartoline di guerra, il film soffre visivamente il desiderio di Martinelli di dare forma ad un film imponente giocato su campi lunghissimi e sequenze d'azione prive di ogni minima logica. Al grido di “libertà”, pronunciato da un improbabile Raz Degan, reduce dell'ancor più improbabile Albakiara, Barbarossa prende, nel suo svolgimento, pieghe sempre peggiori, scadendo nella più totale retorica “padana”. Commenti del tipo: “Roma è debole” e “I popoli del nord devono stringersi”, sommati alle visione di un fascio di canne “indistruttibili assieme” farebbe rabbrividire qualunque spettatore. Allucinante ed allucinata l'interpretazione di Kasia Smutniak nei panni di Eleonora (vista nell'infanzia durante i primi minuti di proiezione), l'unico personaggio capace di disimparare improvvisamente l'italiano abbracciando senza vergogna una cadenza polacca completamente fuori luogo. A dare il colpo finale è la pesantezza dello svolgimento, come dicevamo all'inizio, lento nel suo intercedere ed eccessivamente martoriato da tempi morti lunghissimi e da un montaggio quasi amatoriale. La presenza di grandi attori come F. Murray Abraham e Rutger Hauer non riesce ad essere minimamente d'aiuto.
Spiace dirlo quando si tratta di produzioni italiane, ma non è difendendole a spada tratta che potranno migliorarsi. C'è bisogno di idee nuove nello stivale, soprattutto di idee valide. Permettere che il nostro cinema cada nel baratro non è sicuramente il modo adatto per tornare alla ribalta, tutti noi ci auguriamo di veder uscire pellicole degne di tale nome e di poter essere nuovamente un punto di riferimento per il cinema internazionale.

Barbarossa Un tentativo fallito alla nascita. Barbarossa gode di un budget che non riesce a far fruttare, una produzione retorica e faziosa, discutibile dall'inizio alla fine e senza un minimo di credibilità. Inquietante il fatto che sia stato prodotto da raicinema un prodotto tanto fazioso. Sconsigliato a chiunque non covi desideri seccessionistici più o meno marcati.

3

Che voto dai a: Barbarossa

Media Voto Utenti
Voti: 33
3.8
nd