Bad Words, la recensione del film con Jason Bateman

Un uomo quarantenne si iscrive, sfruttando un vizio del regolamento, a un torneo di spelling riservato agli alunni delle elementari.

recensione Bad Words, la recensione del film con Jason Bateman
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Il quarantenne Guy Trilby non ha mai finito la terza media per via di un'infanzia infelice e ora, da adulto, ha scoperto una regola che gli permette, vista la sua mancata formazione scolastica, di partecipare a un torneo di spelling destinato ai bambini. Osteggiato dagli organizzatori e dai genitori degli altri concorrenti, che Trilby cerca di "eliminare" con biechi trucchi e inganni, in Bad Words il protagonista continua a superare un round di qualificazione dopo l'altro, in attesa di arrivare alla finale che sarà trasmessa per la prima volta in diretta televisiva.
Le sue motivazioni dietro questa particolare scelta rimangono oscure anche alla reporter Jenny Widgeon, giornalista sconosciuta che spera di fare il grande balzo seguendo il caso da vicino come vera e propria ombra dell'uomo. Le certezze di Trilby sembrano però parzialmente infrangersi quando incontra un piccolo rivale di origini indiane, dal difficile rapporto con la figura paterna: una situazione che lo metterà di fronte al proprio passato e a fare i conti con ciò che è divenuto.

Fiumi di parole

Jason Bateman ha da sempre sognato di esordire dietro la macchina da presa, dichiarando che la carriera d'attore è stata per lui solo un trampolino di lancio per sedersi finalmente in cabina di regia. L'occasione giusta è arrivata nel 2013 con Bad Words, trasposizione di una sceneggiatura finita nella black list dei migliori script non prodotti di due anni prima, per la quale - dopo il rifiuto di un paio di colleghi nel vestire il ruolo di protagonista - ha deciso di indossare egli stesso i panni del respingente Guy Trilby, figura effettivamente scomoda al centro di questa commedia sporca e cinica capace di scandalizzare il pubblico più moralista.
Ci troviamo davanti a un film che non teme di cadere nel cattivo gusto, pur evitando derive demenziali: qui l'utilizzo di parolacce e termini scurrili è infatti necessario per scandagliare la psiche di questa figura stralunata e sopra le righe, spalancando le porte al colpo di scena che nell'ultima parte rimescola ulteriormente le carte in tavola aggiungendo motivazioni alle gesta del quarantenne in apparente crisi d'identità.
Se il lato drammatico è solo parzialmente accennato, è l'amarezza a far capolino in diverse occasioni, ammantando la visione di ulteriori significati psicologici che rendono il tutto più comprensibile, anche se non del tutto giustificabile.

Un notevole debutto

Come regista Bateman dimostra già una notevole dimestichezza nella gestione del ritmo cinematografico, e trova il modo di speziare i novanta minuti di Bad Words con soluzioni fresche e originali che variano un plot base semplice e lineare, scampando così a un potenziale rischio monotonia. In particolare la gestione delle relazioni umane del protagonista, spocchioso, arrogante e menefreghista nei confronti di tutto e tutti, acquista sempre più spessore nel dipanarsi degli eventi e consegna al personaggio nuovi, seppur controversi, punti carismatici. Proprio in questa commistione di toni, il film trova una propria ragion d'essere e dimostra di nascondere sotto la subdola superficie un'anima ricca e aspra, ben catalizzata dai dialoghi incisivi e taglienti e resa parzialmente più dolce dallo sviluppo del rapporto con il bambino di origini indiane, in una sorta di precoce coming-of-age dove mentore e allievo di vita si specchiano l'uno nell'altro nell'attesa del sorprendente epilogo. E con una critica non banale a una certa America bigotta che emerge nella caratterizzazione dell'organizzatrice del concorso e dei genitori dei piccoli, incapaci di vedere al di là del proprio naso e rigettando soltanto un facile quanto esagerato sentimento d'odio.

Bad Words Un film che nasconde dietro alla sua esibita, ma non gratuita, volgarità un caleidoscopio di sfumature psicologiche: Bad Words riesce a rendere interessante un protagonista scostante e sopra le righe, quarantenne pronto a tutto pur di ottenere una sua personale rivalsa (le cui motivazioni vengono alla luce nella parte finale) senza farsi scrupoli nel sabotare le prove dei bambini rivali. Jason Bateman esordisce nella regia cucendosi addosso un personaggio scomodo, un quarantenne intenzionato a vincere un torneo di spelling riservato agli alunni delle elementari, che cresce col passare dei minuti tra dialoghi sboccati e gag ciniche al punto giusto, in un dolce-amaro ritratto emotivo virato in chiave da commedia drammatica più sporca e cattiva della media. Il film andrà in onda sabato 22 dicembre alle 21.10 su IRIS in prima visione TV.

7

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