Bad Moms 2 - Mamme Molto Più Cattive, la recensione: non chiamatele nonne

Le mamme più cattive del pianeta son tornate, con loro però questa volta ci sono anche le nonne, un quadro generale che non promette nulla di buono...

recensione Bad Moms 2 - Mamme Molto Più Cattive, la recensione: non chiamatele nonne
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Fra le strade delle nostre città si respira già un'atmosfera natalizia, i supermercati sono stati letteralmente sommersi di panettoni e pandori, inoltre sono già spuntati i primi alberi addobbati nelle piazze e nei nostri salotti. In poche parole il Natale si avvicina anche quest'anno e, oltre a tutti gli elementi appena elencati, è quantomai ovvio che arrivino anche i primi film a tema. Noi italiani del resto abbiamo una lunga tradizione di cinepanettoni, oggi più edulcorata e trasformata ma comunque presente, anche gli americani però non scherzano affatto. Negli USA il Natale è probabilmente la festa più sentita insieme al Ringraziamento e all'Indipendenza, non a caso Hollywood dedica al giorno di Babbo Natale (e di Gesù, certo...) dai tre ai cinque film all'anno, d'ufficio. In questo filone si inserisce a gamba tesa Bad Moms 2 - Mamme Molto Più Cattive, divertente sequel del primo Bad Moms che porterà non poche risate nelle vostre festività, grazie a una scrittura intelligente e a un cast d'eccezione. Vogliamo partire dalla fine di questa recensione, dal verdetto, del resto la sceneggiatura del film inizia proprio dall'epilogo della storia: le prime cose che vediamo sono un albero di Natale rovesciato, una Mila Kunis affranta e demoralizzata, una casa completamente sfasciata e un cammello che vaga tranquillo fra le sue stanze. Proprio come recita la voce off screen, solo ora possiamo tornare al principio.

Schermaglie fra generazioni

Essere mamme al giorno d'oggi non è certo facile, fra il lavoro e i mille altri impegni che aspettano a casa. Con l'avvicinarsi del Natale la situazione precipita clamorosamente: le cose da fare si elevano all'ennesima potenza, bisogna comprare i regali, andare alle recite della scuola, fare la spesa, cucinare, invitare parenti e amici, addobbare la casa e quant'altro. Il quadro generale è già difficile così, ma cosa succede se aggiungiamo anche tre nonne ossessive che vengono a trovarci e a stare a casa nostra per ben tre cruciali settimane? Proprio questo è il cuore narrativo del nuovo film di Jon Lucas e Scott Moore, che a Amy, Kiki e Carla, le nostre "mamme cattive", contrappone Ruth, Sandy e Isis, tre nonne diverse fra loro ma ugualmente insolenti. Se Isis è una donna profondamente libertina, spensierata, un'autentica figlia dei fiori senza regole di nessun tipo, Sandy è una vedova molto sola ossessionata soltanto da sua figlia, che porta impressa su maglioni, t-shirt e pigiami di dubbio gusto. Gran parte della scena però appartiene a Ruth, un donnone sempre truccato, impomatato e ben vestito che ostenta il lusso come forma di accettazione di se stessa.

Un cast sopra la media

Se già questi ingredienti possono incuriosire e divertire, il quadro viene completato dalle interpreti del film: Isis è una Susan Sarandon giovanile e sfrenata, superficiale e profonda all'occorrenza, impegnata in un ruolo con molte sfumature che vuole apparire in un certo modo soltanto per mascherare la sua reale essenza; anche Cheryl Hines indossa non poche maschere nei panni di Sandy, un concentrato di emozioni e paranoie che meriterebbe di passare tre quarti della sua giornata nello studio di uno psicanalista; non resta che una Christine Baranski da applausi, divertente, rigida e autoritaria, convinta di poter imporre le sue regole a tutta la sua famiglia e non solo. A partire dal povero marito Hank, un Peter Gallagher a mo di zerbino, per finire ai nipoti da viziare all'estremo, passando ovviamente per la figlia Amy, una Mila Kunis disperata ma dura a morire, convinta delle sue idee e della sua forza interiore. In parte ovviamente ci sono anche Kristen Bell, Kiki, e Kathryn Hahn, Carla, questa volta però messe leggermente in ombra dalle colleghe.


Il tempo che passa

I tempi comici e il talento degli attori, uniti a una scrittura leggera e spesso intelligente, fanno di Bad Moms 2 - Mamme Molto Più Cattive uno dei migliori film che questo natale cinematografico abbia da offrire al momento. Si ride di gusto continuamente per merito di battute sagaci e situazioni estreme, inoltre il montaggio serrato fa scorrere i 100 minuti di visione tutti d'un fiato, nonostante un'ultima parte più riflessiva e ragionata. La sceneggiatura infatti, fra una risata e l'altra, nasconde un interessante dibattito a proposito del rapporto madre-figlia fra generazioni diverse: le nonne, convinte di possedere la verità assoluta e di aver cresciuto delle madri inadatte al ruolo, devono pian piano cedere all'evidenza del contrario, mentre le nuove generazioni dimostrano - certo con non pochi problemi e guai - di saper gestire una famiglia senza spavento o timore. Nei personaggi della "vecchia guardia" inoltre si nasconde una certa paura di invecchiare, tutti e tre infatti compiono un percorso ben preciso per prendere più consapevolezza e accettare l'avanzare dei tempi, la lontananza e la solitudine. Insomma lo spessore che ci si aspetta soltanto da commedie ben realizzate. Certo qualche caduta di stile, fra battute a doppio senso e fondoschiena al vento, non manca, ma dopo ogni sbandata si torna sempre in carreggiata.

Bad Moms 2 - Mamme molto più cattive Bad Moms 2 - Mamme Molto Più Cattive è dunque la commedia di Natale che forse non ti aspetti, capace di farti ridere per la maggior parte del tempo ma anche di farti riflettere nei momenti più profondi. Montato con un ritmo serrato, e una colonna sonora sempre al limite fra il trash e il cool, è un film che vive grazie alla sua scrittura leggera e soprattutto al cast, impeccabile nel rimuovere ogni freno o inibizione. Bisogna applaudire in particolar modo una Christine Baranski in grazia divina, statuaria e rigorosa, che incute timore e risate soltanto con lo sguardo. Il prodotto perfetto per avvicinarsi al caos e all'incubo del Natale, dal punto di vista di una mamma indaffarata sull'orlo di una crisi di nervi ovviamente.

6.5

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