Backtrack, la recensione del film con Adrien Brody

Uno psicoterapeuta che ha perso la figlia in un tragico incidente è vittima di allucinazioni che sembrano collegate al suo passato.

recensione Backtrack, la recensione del film con Adrien Brody
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Peter Bower è uno psicoterapeuta rimasto ossessionato dalla tragica scomparsa della figlia Evie, morta in un incidente stradale per il quale l'uomo si sente direttamente responsabile: ha infatti perso di vista la bambina distraendosi per qualcosa che non riesce a ricordare, e la piccola è finita investita da una macchina.
Anni dopo sia lui che la moglie non sono riusciti a riprendersi del tutto dal trauma, ma l'uomo continua comunque il suo lavoro ricevendo pazienti dalle patologie sempre più strane e inquietanti, da chi pensa di vivere ancora negli anni '80 a chi idea diversi modi con cui suicidarsi.

In Backtrack niente lo ha però preparato alla visita di una giovane ragazza che, una sera, irrompe nel suo studio senza spiccicare parola e con solo una tessera ferroviaria sulla quale è scritto il suo nome, Elizabeth Valentine. L'adolescente scompare nel nulla salvo farsi rivedere qualche giorno dopo, amplificando le allucinazioni di cui Peter comincia a essere vittima.
Per cercare di comprenderne le cause, il dottore si rivolge al suo mentore, Duncan, che gli consiglia di scavare a fondo nel rimosso della sua coscienza. Il protagonista realizza che l'unico modo per fare i conti col proprio passato sia di fare ritorno alla cittadina natale di False Creek, dalla quale se ne era andato molti anni prima e a cui lo lega un drammatico segreto.

Una scomoda verità

A Michael Petroni si devono gli script di horror come La regina dei dannati (2002), Possession (2008) e Il rito (2011), ma lo sceneggiatore si è anche seduto per due volte dietro la macchina da presa, la prima con l'esordio Till Human Voices Wake Us (2002) e la seconda con questo Backtrack, datato 2015. Come per il debutto, ci troviamo davanti a un'opera dalle influenze mystery, in quest'occasione ancora più accentuate e flirtanti con le ghost story d'atmosfera tipiche del nuovo millennio, in cui anime senza pace perseguitano il povero protagonista. Una narrazione che nasconde molte delle proprie carte svelandole lentamente con il proseguo degli eventi, tra sorprendenti colpi di scena (un paio imprevedibili già nella prima parte) e una resa dei conti dove il sovrannaturale gioca un ruolo predominante ai fini della matassa.

Certamente nel loro insieme i 90 minuti di visione non raccontano nulla di realmente originale, ma il regista (anche produttore) riesce a creare una buona atmosfera "sospesa", con un crescendo di suspense emotiva e diversi topoi del filone moderno (dalle immancabili porte che sbattono alle improvvise apparizioni di entità) che speziano al punto giusto i passaggi chiave della vicenda.

Tra sogno e realtà

Backtrack non tradisce le ispirazioni ai classici, da Il seme della follia (1994), citato in doppia veste anche grazie al ruolo di guest star affidato a Sam Neill (protagonista del cult di John Carpenter), fino alla saga di The Ring, ma procede su una via più intimista che percorre i sentieri del giallo/thriller nella riscoperta di quanto avvenne la tragica notte di molti anni prima. Gli indizi che vengono introdotti nella mezz'ora iniziale, con un paio di sequenze suggestive, incuriosiscono lo spettatore su quanto potrà accadere nel proseguo e, nonostante alcune forzature, l'epilogo chiude il cerchio in maniera idonea. L'utilizzo di marcati simbolismi suggeritori, una colonna sonora sibillina che ammanta di inquieta malinconia il ritorno nel luogo di gioventù e un paio di flashback rivelatori caratterizzano così una messa in scena ligia e corretta, con anche un discreto utilizzo di sobri effetti speciali e di make-up.
Adrien Brody infonde una tormentata complessità al protagonista, sfruttando quella mimica dolente che gli è spesso tornata utile in carriera e qui più che mai adatta alle fasi drammatiche che il suo alter-ego si trova ad affrontare nella risoluzione dell'apparentemente insondabile enigma.

Backtrack Uno psicoterapeuta traumatizzato dalla tragica scomparsa della figlia, della quale si ritiene diretto responsabile, è vittima di inquietanti allucinazioni dopo aver ricevuto la visita di una misteriosa ragazzina. L'unico modo per capire quanto gli stia accadendo è fare ritorno nella cittadina natale e scoperchiare segreti sepolti da tempo. In Backtrack nulla è come sembra, nella migliore tradizione dei mystery/horror moderni, e la ricerca della verità da parte del protagonista (un ottimo Adrien Brody) ibrida con il giusto piglio atmosfere spiritiche a indagini da "cold-case", tra flashback rivelatori e inquietanti apparizioni. Al netto di qualche forzatura nel racconto, resa obbligatoria dall'improntata genesi narrativa, l'operazione regala un buon numero di colpi di scena e può contare su una discreta atmosfera di genere in grado di consolidare una certa curiosità nello spettatore - fino alla definitiva resa dei conti. Il film andrà in onda domenica 24 marzo alle 21.15 su CIELO TV in prima visione tv per il ciclo Ho paura di te.

6.5

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