Baby Driver - Il genio della fuga: la recensione del nuovo film di Edgar Wright

Il regista della Trilogia del Cornetto torna in sala con un action movie scatenato e ipercinetico, dove la vera protagonista è la musica.

recensione Baby Driver - Il genio della fuga: la recensione del nuovo film di Edgar Wright
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È curioso come a volte una delusione lavorativa possa condurre a progetti creativamente incredibili, visibile frutto di un talento cinematografico senza pari, curioso e con la voglia di sperimentare e mettere in gioco i propri stilemi. Lo sa bene Edgar Wright, uscito dopo anni di progettazione per divergenze artistiche dall'Ant-Man della Marvel, che in scaletta avrebbe dovuto essere il suo primo film dopo l'acclamata Trilogia del Cornetto (L'alba dei morti dementi, Hot Fuzz, La fine del mondo) girata in compagnia dei feticci Simon Pegg e Nick Frost. Proprio quei titoli, insieme al sorprendente adattamento di Scott Pilgrim - ad oggi uno dei migliori cinecomic di sempre -, hanno però dato modo a Wright di evolvere sia come regista che sceneggiatore, divenendo senza mezzi termini uno degli autori più giovani e importanti della sua generazione, con uno stile ingegnoso, fresco e visivamente fecondo di inventiva. Il suo Baby Driver - Il genio della fuga, così, non fa altro che confermare la bontà della sua arte e la profondità delle sue opere, che oltre a risultare originali e divertenti riescono anche a giocare con molti generi cinematografici, abbracciandoli con competenza per creare qualcosa di innovativo e sensazionale. E andando oltre il cinema e le citazioni, il cuore pulsante del suo ultimo film è in verità la musica, assoluta e brillante protagonista di un action movie ipercinetico e sfrenato.

Baby but furious

Sulle note di Bellbottoms dei Jon Spencer Blues Explosion assistiamo a una delle opening scene più belle del cinema d'azione degli ultimi dieci anni, che lascia subito intuire quale sarà l'immensa portata della musica all'interno del film. Verrebbe distrattamente da paragonarne l'uso a quello che ne fa James Gunn in Guardiani della Galassia, ma così non è, perché nonostante le canzoni vintage costituiscano nel cinecomic Marvel un ottimo contrasto con l'ambientazione sci-fi, le ritmiche e i suoni delle stesse non assumono valenza centrale come invece fanno quelle usate in Baby Driver, dove è il montaggio a seguire il tempo dei brani. E non una volta, non due, ma per l'intera durata del film si è spettatori di un susseguirsi di scene d'azione o dialogate completamente scandite dai ritmi delle canzoni scelte da Wright, che vanno da Tequila dei The Button Down Brass a Easy dei The Commodores, spesso in rappresentanza di uno stato d'animo difficile da esternare per Baby, interpretato da un intrigante e sinceramente sorprendente Ansel Elgort, per il momento al ruolo più importante e curioso della sua ancora giovane carriera. Non che si possa rivelare poi molto sulla sua "condizione" senza fare spoiler, ma vi basti sapere che è un ragazzo di pochissime parole, sempre (sempre!) con le cuffiette alle orecchie e un genio spericolato al volante, dove il suo estro incontra l'acceleratore e dà vita a corse mozzafiato sulle note dei brani dei suoi iPod. Per lui parla la musica, compagna imprescindibile sul lavoro e affidabile e sincera amica in una vita di drammi e bisognosa di riscatto. E se il cuore del film è la musica, l'anima è l'amore, l'unico motore ancestrale in grado di smuovere qualsiasi coscienza. Proprio l'amore per la bella Deborah (Lily James) metterà infatti Baby in una difficile posizione con il suo datore di lavoro, Doc (Kevin Spacey), costringendolo a delle scelte difficili e provvidenzialmente drastiche.

Il suono del cinema puro

Edgar Wright è un autore che ama molto parodiare i generi, e la sua filmografia praticamente per intero è nella sostanza una messa in semi-ridicolo di horror, cinema action e sci-fi, con punti di contattato tecnici da un film all'altro come il montaggio frenetico, la cura per la messa in scena, l'attenzione al particolare e, ovviamente, la commedia. Sì, perché non esiste parodia senza commedia, anche se quella di Wright è se vogliamo più elevata perché completamente british, che si traduce in un sano e velato cinismo. Baby Driver, in questi specifici termini, è diverso, innanzitutto perché si allontana dalla parodia mettendoci più del proprio, ma soprattutto perché l'ironia è qui più in salsa americana, con battute sì divertenti ma più facili da cogliere e prive di quegli strati di sarcasmo che vestivano egregiamente i precedenti lavori ambientati in Inghilterra. La scelta appare però voluta; in fondo, "paese che vai, usanze che trovi", e il talento comico di Jamie Foxx ne è la dimostrazione. Il suo personaggio, Bats, sembra un Fottimadre Jones (il criminale caricatura da lui interpretato in Come ammazzare il capo e vivere felici) più serio e pericoloso, con alcune delle battute più divertenti del film e sfumature interessanti, specie poi se rispettate dagli straordinari tempi dell'attore, che si muove agilmente tra gravità e toni leggeri. A questo punto dovrebbe essere chiaro come Baby Driver sia cinema allo stato purissimo: un crime movie contaminato da una love story dove un montaggio alla Wright (e questo dà la dimensione della sua autorialità) utilizza la musica per scandire ogni secondo del minutaggio totale. Un titolo cinematograficamente parlando davvero aggressivo, che sa rendere anche una semplice sparatoria un momento di pura esaltazione per lo spettatore, concentrato nel seguire la successione degli eventi della scena ma totalmente assuefatto ed estasiato dalla sua struttura, studiatissima e in traiettoria, precisa. Ogni proiettile, un accordo. Ogni raffica, un assolo. Una perfezione stilistica impareggiabile che fa della forma il vero contenuto, senza per questo rinunciare a una ricercata anche se in fondo molto semplice drammaturgia.

Risonanze

Nel suo piccolo, Baby Driver regala uno spettacolo innovativo per il cinema. La maestria tecnica del regista riesce infatti a far convivere fruizione ed esperienza sensoriale, visiva e uditiva, in un prodotto completo e dalle intenzioni chiarissime, avanguardista nell'utilizzare le canzoni come fossero un metronomo regolato sul tempo delle sequenze, idea assolutamente di grande impatto anche in virtù delle capacità registiche di Wright, che si dimostra nuovamente un cineasta attento ai gusti del grande pubblico senza per questo rinunciare alla propria sensibilità artistica, culturalmente imponente e traboccante estro. Una mente, quella dell'autore, paragonabile a un risuonatore libero, che sollecitata da particolari frequenze creative entra in oscillazione, amplificando tali frequenze fino a renderle risonanze significative all'interno di quel meraviglioso media che noi chiamiamo cinema.

Baby Driver - Il genio della fuga A quattro anni di distanza dalla conclusione della sua Trilogia del Cornetto, il geniale Edgar Wright torna in sala con un action movie ipercinetico e divertente, frutto di una ricercata sperimentazione nell'utilizzo dei ritmi musicali all'interno di sequenze dialogate o d'azione. Il risultato è un titolo innovativo e di grande impatto, dove a spiccare è soprattutto l'enorme talento dell'autore, capace di donare vitalità e originalità a ogni scena, miscelando intelligentemente crime-drama, love-story e commedia in un prodotto tanto classico quanto avanguardista, di sicuro intrattenimento e di profonda sensibilità creativa.

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