Attrition, la recensione del film con Steven Seagal

Un ex-membro delle forze speciali, ritiratosi a vita privata in un piccolo villaggio, tenta di salvare una ragazza rapita da uno spietato gangster.

recensione Attrition, la recensione del film con Steven Seagal
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Dopo anni passati a combattere come leader delle forze speciali, Axe decide di chiedere perdono per la scia di morti da lui provocate nella carriera militare e cambiare completamente vita. L'uomo è diventato un fervente buddista e si è ritirato a vita privata nel cuore della remota giungla asiatica, dove sta tentando di calmare i propri demoni anche tramite la pratica del kung fu.
Nel piccolo villaggio in cui vive, il protagonista ha fondato una clinica specializzata nelle cure dei malati più indigenti ed è benvoluto dalla comunità, nonostante riceva spesso delle sfide a duello per testare le sue capacità marziali. Tra i concittadini vi è anche il saggio maestro Chen Man, famoso per essere stato tra gli allievi del leggendario Ip, del quale Axe è un buon amico. In quella zona di confine però hanno luogo loschi giri, spesso inerenti il traffico di esseri umani: a capo di questi vi è lo spietato gangster Qmon, affetto da una malattia rara.
Proprio per questo il boss ordina il rapimento di una ragazza, la bella Tara, che secondo le credenze popolari sarebbe in possesso di poteri magici e curativi. In Attrition, Axe viene supplicato dal padre della giovane di ricondurla a casa sana e salva e lui, dopo averlo rassicurato, decide di contattare vecchi commilitoni e agenti della polizia locale, nonché lo stesso Chen Man, per organizzare l'improba missione.

Ancora una volta

Nell'ultimo decennio la carriera di Steven Seagal si è arricchita di una miriade di titoli, la maggior parte destinati al mercato direct-to-video, nei quali l'iconica action star degli anni '80 e '90 continua a menar le mani anche a dispetto dell'età avanzata (l'attore spegnerà tra pochi giorni 67 candeline). Produzioni destinate esclusivamente al pubblico di appassionati che spesso riciclano la solita storia con piccoli accorgimenti, di ambientazione o di ruoli. Nel 2018 il maestro di aikido ha prodotto e sceneggiato, assegnandosi il ruolo principale, Attrition, pellicola ambientata in Thailandia in cui il protagonista si è ritirato per vivere in pace seguendo gli insegnamenti buddisti e, a dispetto delle bassissime attese, il risultato è un lavoro assolutamente degno, uno dei migliori realizzati dall'attore negli ultimi anni.

In scena divide la scena con altri volti noti ai fan del filone, dal Fan Siu-Wong visto nella saga di Ip Man (del quale è in arrivo il quarto capitolo Ip Man 4, con protagonista ancora Donnie Yen) al Rudy Youngblood di Apocalypto (2006) in una parte secondaria. E proprio questa disposizione corale dei vari attori/artisti marziali concede un po' di varietà alle sequenze di combattimento, con una resa dei conti equamente divisa fra scontri a mani nude e schermaglie con armi da fuoco a offrire diverse soluzioni.

Meglio del previsto

Lo script, pur non scevro da alcune ingenuità (i fantomatici poteri della ragazza rapita vengono messi in secondo piano dopo poco), è scorrevole e lineare nella sua semplicità di intenti e i continui riferimenti al buddismo e all'etica delle arti marziali infondono un piacevole sottotesto epico alla vicenda, con tanto di solenni voice-over a decantarne i più profondi valori. I novanta minuti di visione concedono così il giusto spazio al divertimento di genere, inoltre la sana violenza e una leggera dose di erotismo speziano ulteriormente la messa in scena. Certamente l'insieme non può competere con operazioni coeve ben più pompate e dal budget corposo, ma la regia di Mathieu Weschler (che aveva esordito nel 2010 con The Trashmaster, lungometraggio realizzato tramite il motore grafico di GTA IV) è dinamica e guarda ai classici nella gestione dei vari duelli, tra night club e luci al neon dai suggestivi cromatismi.
I titoli di coda offrono poi un Seagal inedito, con le riprese di un party di festeggiamento per la fine delle riprese in cui il cast balla scatenato e il Nostro suona la chitarra e si improvvisa cantante (più che discretamente) tra l'euforia generale.

Attrition Steven Seagal è il protagonista, nonché produttore e sceneggiatore, di questo action-movie ambientato in Thailandia dove divide la scena con altri interpreti marziali della scena orientale. Attrition si rivela tra i titoli più solidi e riusciti girati dal maestro di aikido negli ultimi anni, qui combattente "da fermo" ma ancora lucido e preciso nell'esecuzione delle mosse. I novanta minuti di visione scorrono con scioltezza, tra riferimenti continui al buddismo e alle fondamenta del kung-fu, una sana violenza di genere e un buon numero di duelli/scontri a mani nude dalla discreta varietà, includendo anche inquietanti dati sul dramma del traffico di esseri umani. Per un film da vedere ovviamente senza troppe pretese ma che, nella sua voluta ingenuità retorica, si eleva di diversi gradi rispetto a quanto fatto dall'attore nell'ultimo decennio. Il film andrà in onda giovedì 4 aprile alle 21.15 su CIELO in prima visione tv per il ciclo Steven Seagal - Duro da uccidere.

6

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