Attenti a quelle due, recensione del film con Anne Hathaway e Rebel Wilson

Due esperte truffatrici, diverse per fisico e carattere, uniscono le forze per derubare un giovane e ingenuo milionario sulla riviera francese.

recensione Attenti a quelle due, recensione del film con Anne Hathaway e Rebel Wilson
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Josephine e Penny sono due abili truffatrici, sia fisicamente che caratterialmente molto diverse tra loro: la prima, dal corpo longilineo e slanciato e dal fascino travolgente, cerca di conquistare le sue prede proprio grazie alla sua bellezza e agisce con l'aiuto del maggiordomo e di un'agente di polizia alle sue dipendenze, mentre la seconda, di origini australiane e abbondantemente sovrappeso, tenta di giocare la carta della simpatia, inventando inoltre di sana pianta tragiche vicende familiari, per raggiungere il suo scopo.
In Attenti a quelle due le donne si incontrano nella riviera francese scoprendo come entrambe abbiano deciso di ingannare la stessa vittima, un giovane milionario che vive in una splendida villa nel villaggio di Beaumont-sur-Mer (in italiano Belluogo).
Appena scoperta la concorrenza della rivale, conosciuta su un treno che le conduceva proprio nella cittadina d'Oltralpe, Josephine cerca in tutti i modi di escluderla dalla partita ma con il passare dei giorni, per la serie "l'unione fa la forza", decide di dar vita a un'insolita alleanza, istruendo la più acerba collega all'arte della truffa.

Donne di mondo

La moda di invertire il sesso dei personaggi nei remake degli ultimi anni non tende a svanire, spesso con risultati deludenti: tra i tanti titoli recenti basti pensare all'anonimo Overboard (2018), rifacimento del ben più spumeggiante Una coppia alla deriva (1987). Con Attenti a quelle due ci troviamo addirittura davanti alla terza versione per il grande schermo di una storia che nelle due incarnazioni precedenti vedeva protagoniste grandi coppie di star maschili, ossia I due seduttori (1964) con Marlon Brando e David Niven e Due figli di... (1988) con Michael Caine e Steve Martin.
In piena era MeToo era più che prevedibile che la terza trasposizione avesse al centro della vicenda due interpreti del gentil sesso, ed ecco così servito l'inedito duo formato da Anne Hathaway e Rebel Wilson intento a truffare l'ingenuo milionario interpretato da Alex Sharp.
Ma se la prima se la cava con un solido mestiere, da attrice ormai navigata nella commedia a tutto tondo (vedere per credere la sua magnifica performance nell'istrionico Colossal), la seconda punta tutte le proprie carte sull'abbondante fisicità, risultando stucchevole e sfiancante in più di un'occasione.

Una storia poco appassionante

Attenti a quelle due manca della necessaria leggerezza a tema, con una comicità trita e ritrita che tenta di strizzare l'occhio allo slapstick con risultati di pessimo gusto e prende ispirazione qua e là da grandi classici del filone come Gambit - Grande furto al Semiramis (1966), in particolar modo nella ricercata eleganza dei costumi e in alcuni sviluppi narrativi. Ma l'operazione non ha una forza intrinseca capace di reggere il peso dei novanta minuti di visione, e il gioco di travestitismo nel quale si impegnano le due protagoniste ha il fiato corto per via di situazioni improbabili, anche se contestualizzate in un ambito filo-demenziale, e di gag e battute prive di personalità che trascinano stancamente il racconto verso il prevedibile epilogo.

Chris Addison, attore e regista televisivo al suo debutto dietro la macchina da presa per il grande schermo, non trova l'equilibrio adatto a tenere in piedi i già deboli fili della sceneggiatura, con alcuni passaggi eccessivamente parlati e altri impostati quasi esclusivamente su smorfie e sguardi stralunati, infarcendo le mancanze di ritmo con una serie di banalità che caratterizzano, tra platonicissimi accenni d'erotismo e dialoghi solo parzialmente scorretti (sempre e comunque figli di questi tempi), la battaglia senza esclusione di colpi tra le due artiste della truffa.

Attenti a quelle due Anne Hathaway è al solito affascinante ed elegante e Rebel Wilson tenta di "buttarla sulla simpatia" sfruttando il suo fisico oversize in questa commedia che è la terza trasposizione, la prima al femminile, di una storia già raccontata in I due seduttori (1964) e Due figli di... (1988). Di questo nuovo remake non se ne sentiva certo la mancanza e i novanta minuti di visione si rivelano, come parzialmente prevedibile, solo il palcoscenico per le scorribande delle due attrici, la prima al solito elegante e avvezza a una comicità ricca di sfumature, la seconda che si affida troppo alle proprie "dimensioni". Attenti a quelle due si adagia sui canoni contemporanei del filone senza guizzi di personalità, tra istinti slapstick mal sfruttati e battute che solo a tratti provocano qualche risata, aggiungendosi alla lunga lista di titoli più che dimenticabili che troppo spesso vedono la luce delle sale.

5

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