Recensione Attacco al potere - Olympus has fallen

Gerard Butler difende la Casa Bianca dai terroristi per conto del regista Antoine Fuqua

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Meno male che, come ribadito anche da Francis Veber nel corso della conferenza di presentazione italiana del suo Una top model nel mio letto (2006), è ormai noto che gli attori siano tutti bugiardi di professione.
Meno male perché, se avessimo dato retta alle parole di Bruce Willis quando, in seguito ai tragici attacchi terroristici del'11 Settembre 2001, affermò che non avrebbe più preso parte a film d'azione nel rispetto delle vittime del crollo delle Torri Gemelle, sarebbe stato facile prospettare la vera e propria fine del genere, considerando che anche i suoi colleghi avrebbero potuto prendere la stessa decisione.
Fortunatamente, invece, non solo l'ex marito di Demi Moore è tornato a vestire i panni dell'agilissimo poliziotto John McClane sia in Die hard-Vivere o morire (2007) di Len Wiseman che in Die hard-Un buon giorno per morire (2013) di John Moore, ma Hollywood (e non solo) - complice probabilmente la sete di giustizia conseguita proprio agli attentati di cui sopra - ha continuato a sfornare action-movie incentrati sull'eliminazione di terroristi e che hanno favorito l'ascesa di nuovi macho men dal pugno facile, da Jason Statham a Vin Diesel, passando per il Gerard Butler di 300 (2006) e Gamer (2009).

Last Butler

Lo stesso Gerard Butler che, sotto la regia dell'Antoine Fuqua autore di Costretti ad uccidere (1998), Training day (2001) e Shooter (2007), si trova a ricoprire il ruolo dell'ex agente dei servizi segreti Mike Banning in Olympus has fallen, del quale è anche produttore ed il cui titolo italiano, curiosamente, rispecchia quello di un lungometraggio di Edward Zwick interpretato nel 1998 proprio da Willis accanto a Denzel Washington.
Ex agente dei servizi segreti che si ritrova ad essere l'unico ancora vivo all'interno della Casa Bianca, attaccata in pieno giorno da un gruppo di estremisti nord coreani che, oltrepassato l'edificio e preso in ostaggio il presidente Benjamin Asher alias Aaron"Il cavaliere oscuro"Eckhart e il suo staff all'interno dell'impenetrabile bunker presidenziale sotterraneo, intendono mettere sotto scacco l'intera nazione degli Stati Uniti.
Quindi, anche l'unico che, dentro l'edificio assediato, può diventare gli occhi e le orecchie del portavoce della Casa Bianca Allan Trumbull - cui concede anima e corpo il vincitore del premio Oscar Morgan Freeman - e dei suoi consiglieri.

Quando eravamo Reagan

E, ovviamente, non risultano assenti proprio omaggi alla saga di Die hard nel corso delle circa due ore di visione, che concedono il minimo spazio alla presentazione dei diversi personaggi - tra i quali una direttrice dei servizi segreti incarnata dalla Angela Bassett di Strange days (1995) - per poi passare immediatamente a una movimentata situazione ambientata nel periodo natalizio.
Anche se l'adrenalina vera e propria comincia diciotto mesi dopo, quando prende il via la decimazione di innocenti direttamente sulle strade di città operata dagli aerei dei terroristi, nel corso di una sequenza che, seppur altamente spettacolare, conferisce al tutto quasi il respiro esagerato di certe produzioni targate Asylum.
Del resto, a figurare in qualità di produttori esecutivi sono gli stessi Avi Lerner e Boaz Davidson cui dobbiamo tantissimo genere su celluloide non molto distante dal modo di fare cinema della Cannon Films che ci regalò, tra gli altri, il mitico Invasion U.S.A. (1985) di Joseph Joe Zito.
Perché, proprio come nel sottovalutato lungometraggio che ebbe per protagonista Chuck Norris, tra ostaggi giustiziati e notevoli spargimenti di sangue (anche se spesso in digitale) è una non indifferente dose di cattiveria a caratterizzare la lunga, movimentata prima parte volta a precedere la progressiva eliminazione di cattivi posta, ovviamente, nella seconda.
Eliminazione di cattivi che, complici sia dialoghi infarciti di "sproporzionato" patriottismo tipicamente anni Ottanta che un momento già cult come quello in cui un terrorista viene annientato da Banning schiacciandolo con una riproduzione della testa di Lincoln (!!!), presenta non poco il sapore del mitico machismo reaganiano cinematografico che fu.
Non tanto il machismo reaganiano delle grosse produzioni con Arnold Schwarzenegger e Sylvester Stallone, bensì quello dei lavori che venivano spesso considerati di serie b (come Invasion U.S.A., appunto), nei quali era possibile anche trovare il Robert Forster qui coinvolto nei panni del generale Edward Clegg... ma, soprattutto, nei quali non era affatto assente il divertimento.
Elemento tutt'altro che latitante anche nel film di Fuqua, opportunamente infarcito di assurdità e mai eccessivamente realistico; sebbene, considerando che il cinema finisca spesso per anticipare il quotidiano vivere, le minacce nucleari avanzate dalla Corea del Nord verso gli Stati Uniti proprio nel periodo dell'uscita italiana della pellicola spingono a sperare che, come Bruce Willis, i coreani non mantengano la promessa fatta.

Attacco al potere - Olympus Has Fallen La Casa Bianca invasa dai terroristi, il presidente degli Stati Uniti in pericolo di vita e, soprattutto, un eroe proto-fascista tutto azione che, in fin dei conti, non incarna altro che il pensiero giustizialista post-11 Settembre. Aggiungiamo l’immancabile affermazione “Gli Stati Uniti d’America non negoziano con i terroristi” e risulta subito chiaro che l’action-movie di Antoine Fuqua - autore di Costretti ad uccidere (1998) e Training day (2001) - non manca certo di divertire lo spettatore, complici sequenze altamente spettacolari come quella degli aerei dei cattivi che sparano sui passanti. Soprattutto quello spettatore che prova ancora oggi nostalgia nei confronti dei liberatori prodotti d’azione dell’epoca reaganiana alla Invasion U.S.A. (1985).

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