Recensione ATM - Trappola Mortale

Una trappola chiamata bancomat

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Se andiamo a riguardare un po' tutta la filmografia thriller partorita tra la seconda metà degli anni Novanta e il primo decennio del XXI secolo, scopriamo che non pochi sono i titoli completamente incentrati su un'unica, tesa situazione destinata ad occuparne l'intera durata.
In ordine di tempo, il primo che torna alla memoria è sicuramente Cube-Il cubo (1997) di Vincenzo Natali, che, probabile ispiratore per il primissimo Saw-L'enigmista (2004) di James Wan, raccontava di sei persone, estranee tra loro, risvegliatesi all'interno di una misteriosa stanza cubica. Poi ci sono stati In linea con l'assassino (2002) di Joel Schumacher, con Colin Farrell "inchiodato" in una cabina telefonica da un ignoto cecchino che lo teneva sotto tiro, e Open water (2003) di Chris Kentis, la cui coppia di sposini protagonista si ritrovava abbandonata in alto mare in preda agli squali.
Infine, abbiamo avuto l'ottimo Frozen (2010) di Adam Green, con tre amici bloccati al gelo su una seggiovia, e il soffocante Buried-Sepolto (2010) di Rodrigo Cortés, che vedeva Ryan Reynolds seppellito tre metri sottoterra all'interno di una cassa, fornito soltanto di telefono cellulare, matita e accendino Zippo.

Prendi i soldi e... scappa!

Ma per quale motivo ripercorrere tutta questa particolare fetta della recente produzione cinematografica? Semplice, perché non solo il lungometraggio d'esordio del londinese David Brooks - laureatosi in Produzione Cinematografica presso la Tisch School of the Arts della New York University - è sceneggiato dallo stesso Chris Sparling che ha curato lo script della pellicola di Cortés, ma, proprio come i titoli citati, inscena circa novanta minuti di visione basandoli su una sola, tutt'altro che tranquilla circostanza.
Infatti, si parte da una festa di Natale aziendale, dove David Hargrove, con le fattezze del Brian Geraghty già al servizio del genere con Chiamata da uno sconosciuto (2006), fa colpo sulla bella Emily Brandt, che presenta, invece, quelle della Alice Eve vista nella commedia Lei è troppo per me (2010).
E tutto procederebbe senza alcun problema se il collega Corey alias Josh"Fa la cosa sbagliata"Peck non chiedesse loro di essere accompagnato al bancomat per un prelievo; perché quella che sarebbe dovuta essere una transazione di routine si trasforma in una feroce lotta per la sopravvivenza contro uno sconosciuto che provvede a intrappolarli all'interno della cabina.

Giovani, carini e... assediati!

Quindi, l'azzeccato pretesto per dare il via all'ennesima lunga notte della paura su celluloide che, tra temperatura sempre più fredda e protagonisti che si ritrovano anche sommersi dall'acqua, non risparmia neppure qualche cadavere disseminato.
Anche se lo splatter è appena accennato e la struttura generale è soltanto lontanamente vicina a quella di uno slasher (nonostante il look dello psicopatico sia piuttosto simile a quello del serial killer di Urban legend), perché Brooks e Sparling preferiscono puntare in maniera principale alla costruzione dell'atmosfera di tensione, disturbata quando necessario con qualche momento shock.
Complice anche il claustrofobico involucro di vetro destinato a fare quasi da unica scenografia, mentre a essere privilegiata è la psicologia dei tre giovani, disperatamente impegnati a fronteggiare il folle, che aggredisce ed elimina chiunque tenti di andare in loro soccorso.
Per un elaborato che, culminante in un inaspettato epilogo (seppur non proprio originalissimo), funziona a dovere senza lasciare delusi... anche se qualche minuto in più non avrebbe penalizzato affatto l'insieme e la sceneggiatura, in ogni caso, una volta giunti a fine visione fa rimanere l'impressione che alcuni piccoli dettagli siano stati trascurati.

ATM - Trappola Mortale “ATM-Trappola mortale fa leva sulle paure quotidiane e sull’idea di sicurezza che nel XXI secolo, in Occidente, molti danno per scontate. Data la diffusione delle telecamere a circuito chiuso, di Internet e dell’ubiquità che dà a qualsiasi evento, l’idea generale è che c’è sempre qualcuno che ci osserva, che ci protegge durante i nostri spostamenti quotidiani e ci sentiamo più al sicuro che mai. Con ATM-Trappola mortale volevamo mettere in crisi queste norme comunemente accettate e far entrare i nostri protagonisti - e il pubblico - in uno stato di inaspettata vulnerabilità”. Con queste parole, il produttore esecutivo Dan Clifton sintetizza gli intenti del primo lungometraggio diretto da David Brooks, girato in soli venti giorni, dei quali diciotto nella cabina bancomat d’ambientazione. Niente di eccezionale, ma una semplice, claustrofobica vicenda ad alta tensione che svolge sufficientemente il proprio compito di tenere sulle spine lo spettatore per circa novanta, tesi minuti di visione. Senza troppa originalità.

6

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