Athena Recensione: la rabbia francese in un film Netflix visionario

Romain Gavras imbastisce una tragedia sociale e la declina sullo schermo facendo leva sulla potenza di immagini in continuo movimento.

Athena Recensione: la rabbia francese in un film Netflix visionario
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La difficile convivenza tra lo Stato e gli abitanti dei quartieri popolari assume particolare rilevanza nelle zone più degradate della Francia, perché il popolo transalpino ha dimostrato nel corso della sua tumultuosa storia di avere le vene ricolme di un sangue particolarmente caldo, pronto a schizzare con rabbia nel momento in cui viene perpetrato un torto verso di loro, sia concreto che figurato. La fascinosa capitale incendiata dalle rivolte popolari è un'immagine che vediamo presentarsi con preoccupante frequenza nei nostri notiziari, con gli abitanti delle vicine banlieue sempre prontissimi a dimostrare con ferocia la loro contrarietà alle decisioni prese dai politici ed a ribellarsi contro l'autorità della legge.

Lo spunto tragico delle continue rivolte francesi non occupa soltanto un posto d'onore all'interno della cronaca, ma viene utilizzato anche dal cinema di genere per far riecheggiare le sofferenze di una popolazione dimenticata dalla politica e costretta ad affrontare da sola gli aspetti peggiori del potere. Romain Gavras, celebre nel mondo dei videoclip musicali per la sua tendenza a voler scioccare lo spettatore, scrive e dirige una pellicola drammatica ed estremamente spettacolare basandosi sulle rivolte militari di un quartiere degradato della Francia: Athena, presentato in concorso al Festival di Venezia (qui trovate i vincitori del 79° Festival di Venezia) - oggi è tra i film Netflix di settembre 2022 - è una denuncia sociale che si illumina con fuochi d'artificio, dal fortissimo impatto visivo grazie ai numerosi e lunghissimi piani sequenza che la compongono.

Società nel caos

Le banlieue prosperano nell'immondizia di una società lasciata nelle mani dei criminali, dove il commercio di droga è diventato il lavoro migliore a cui i suoi bambini possono aspirare una volta cresciuti. Tra l'abbandono e le scintille malavitose, queste zone cercano di resistere attraverso programmi di risanamento che puntano soprattutto ai più giovani, ma la situazione tra le strade è sempre incandescente e gli agenti di polizia troppo spesso si rendono protagonisti di azioni poco ragionate: negli ultimi mesi ci sono stati svariati omicidi per mano delle autorità francesi ai danni degli abitanti, e l'ultimo si rivela essere la classica goccia che fa traboccare il vaso, perché l'assassinio di Idir fa scoppiare la feroce rivolta degli abitanti del piccolo sobborgo di Athena.

I residenti sono stanchi di sentirsi vittime dei poliziotti, per questo si sono barricati nella loro cité dopo aver saccheggiato armi e giubbotti antiproiettile da una stazione di polizia, chiedendo l'arresto immediato degli agenti colpevoli dell'ultimo omicidio. I fratelli della vittima si ergono a protagonisti della rivolta: Karim (Sami Slimane) guida la frangia violenta di Athena ed organizza la lotta contro gli agenti antisommossa, mentre Abdel (Dali Benssalah) - un soldato appena tornato dalla guerra - cerca di calmare le acque instaurando un dialogo tra i rivoltosi e la polizia francese.

Rabbia e dolore

La trama della pellicola è costretta a gestire con onestà intellettuale gli aspetti più dolorosi della rivolta francese, il desiderio di vendetta della popolazione ed il profondo lutto di una comunità allo sbaraglio, e lo fa arroccandosi all'interno di tre linee narrative che sono le specchio dei sentimenti reali delle banlieue.

Se Karim nella sua rabbiosa ingenuità sceglie di votare il resto della giovane vita alla lotta contro la polizia, diventando nel tempo una figura che sul piano delle immagini rimanda ad un messia vendicatore, suo fratello Abdel è invece ben conscio di cosa sia una vera guerra, e non ha alcuna intenzione di vederne scoppiare una a casa sua. A loro si affianca l'arco narrativo del fratello maggiore, che affronta la guerriglia con l'egoismo di uno spacciatore desideroso di mettere al sicuro la sua merce: l'intrecciarsi delle loro storie si indebolisce soltanto in quest'ultimo personaggio, distaccato in maniera troppo netta dalla situazione che lo circonda, e che si rivela utile alla trama soltanto nelle sue deboli evoluzioni finali. La pellicola francese, infatti, dopo una parte centrale riuscita in termini di narrazione e messa in scena, scade in un finale in diminuendo che lascia scemare la forte tensione imbastita nel corso delle precedenti sequenze al cardiopalma, nonostante riesca a mantenere intatta la potenza evocativa delle sue immagini.

Mentre i ritmi narrativi si abbassano e lasciano finalmente respirare lo spettatore, costretto dalla regia e dal montaggio serrato ad un'ansia continua, cominciano a delinearsi le crepe di una trama che perde smalto e coerenza col passare del tempo, distruggendo con eccessiva fretta le certezze iniziali dei suoi personaggi e gestendo con scarsa brillantezza le fasi conclusive della storia.

La rivolta è raccontata tenendo conto dell'agonia di una popolazione troppo spesso soggiogata dalla polizia, ma non dipinge affatto gli agenti come degli antagonisti da sconfiggere, perché le loro azioni sono sempre commisurate alla violenza degli insorti, mentre le motivazioni dei protagonisti si svuotano nel tempo e lasciano dietro di sé dei contenitori vuoti, mossi soltanto dalla voglia di vendetta e distruzione.

Tecnicamente fenomenale

Mentre la trama del film si contiene all'interno di tre archi narrativi che vanno ad intrecciarsi per dimostrare i diversi aspetti della rivolta, gestendoli in maniera sostanzialmente riuscita al netto delle fasi conclusive, il messaggio della pellicola viene trasmesso con altrettanta potenza dai tecnicismi di una regia particolarmente ispirata.

La sequenza iniziale di Athena è da questo punto di vista una vera e propria dichiarazione d'intenti da parte del suo regista, perché il lunghissimo piano sequenza che nasce dai titoli di testa si sviluppa nella luttuosa calma prima della guerra per poi concludersi nello scoppio della rivolta di Karim e dei suoi compagni, muovendosi dalla stazione di polizia assalita dalla violenza per concludersi tra i corridoi di Athena e l'evacuazione di quei civili incapaci di portare avanti la battaglia. Romain Gavras ha architettato l'intera pellicola allo stesso modo, portando avanti lunghe sequenze e inquadrando i personaggi molto da vicino con la camera, interrompendo raramente la scena e creando così un forte senso di tensione ed urgenza che sembra quasi trasudare dallo schermo. La capacità tecnica dell'autore non si accontenta dei movimenti a seguire della sua attrezzatura, all'interno di una modalità complicata da gestire sia dal punto vista registico che attoriale, ma si rivela particolarmente brillante nella riuscita di alcune sequenze molto difficili dove la telecamera segue percorsi apparentemente "impossibili", lasciando intuire il profondo studio che ha anticipato la messa in scena. Alle magnificenze della regia si affiancano le luci immaginarie di un montaggio serrato e quelle reali di una fotografia evocativa, capace di brillare all'interno di alcune sequenze suggestive, sottolineate da una colonna sonora che riesce ad appaiare la storia sullo schermo a quella di una classica e dolorosa tragedia greca.

Athena La pellicola scritta e diretta da Romain Gavras dipinge il dramma dei sobborghi francesi attraverso la lotta sociale che vede una comunità in lutto combattere contro gli agenti di polizia dall'altra parte della barricata, gestendo in maniera intellettualmente onesta lo scontro senza configurare nessuna delle due parti in causa come un male assoluto. Le linee narrative che compongono la sceneggiatura sono gli specchi che riflettono i due aspetti più controversi di una storia così dolorosa, la rabbia della popolazione soggetta ai soprusi ed il lutto di una famiglia a pezzi, e si dimostra coesa ed avvincente fino ai deboli sviluppi finali, i quali accantonano per un attimo la coerenza dei personaggi e si dimostrano quindi gestiti con scarsa brillantezza, forse indeboliti dalla fretta eccessiva che porta ad una conclusione comunque suggestiva. La narrazione viene però spalleggiata da una regia che si fa anch'essa motore della storia, perché Gavras ha imbastito la sua tragedia all'interno di lunghissimi piani sequenza che non solo riescono a movimentare la pellicola senza lasciare un attimo di riposo allo spettatore, ma lasciano anche intuire il profondo studio pregresso della troupe attraverso movimenti di camera molto complicati ed alcune sequenze incantevoli nella loro violenza, graziate da una fotografia a tratti impressionante e da una colonna sonora drammatica.

7

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