Recensione Assolo

Per la sua opera seconda Assolo, Laura Morante firma un lavoro ispirato ed energico, in grado di produrre l’affresco psicologico di una 'over forty' alle prese con un mondo irrimediabilmente ‘under’.

recensione Assolo
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Flavia (Laura Morante) è una cinquantenne spaesata che cerca di far quadrare i conti della propria esistenza. Conti che - manco a dirlo - non quadrano mai. Incapace di trovare un posto di centralità nella propria vita (non compare mai nemmeno nei suoi stessi sogni) Flavia è infatti ancora prepotentemente aggrappata alle due figure maschili del suo passato, ovvero i due ex mariti Corrado (Francesco Pannofino) e Willi (Gigio Alberti). Uomini con i quali non solo condivide le nuove vite, ma anche le nuove compagne, donne che ritiene essere molto più talentuose e all'avanguardia di lei, e che frequenta con fanciullesco masochismo. Quell'incapacità di ottenere la patente di guida sembra poi riconfermare con evidente cinismo la fondamentale incapacità di Laura di condurre invece che subire la propria vita, spesso amara e crudele come gli scherzi che la combriccola di ‘amici' le propina per farla sentire ancora più fuori posto, incompresa. Sarà questo stato di dis-grazia esistenziale a spingere Flavia da una psicologa (l'incantevole e sempre ottima Piera Degli Esposti), dalla quale forse trarre qualche indizio per rimettere in riga sé stessa, e per afferrare un'altra chance di reagire alla vita. Ma anche lì, davanti all'eleganza compita della dottoressa Grünewald, Flavia faticherà a raccontarsi davvero, preferendo invece raccontare le vite degli altri e confrontarsi con quella figura di donna apparentemente impassibile che le siede dinanzi. Naufragata in un mare di imperfezioni ed errori del passato, la smarrita Laura continuerà dunque a non vedere (o sottovalutare) le potenzialità di vivere un Assolo, dove il rischio di stonare è pari solo a quello di mostrare in solitaria i propri talenti. E dove la presa di posizione rispetto al proprio ruolo nel mondo è direttamente proporzionale al livello raggiunto dalla propria autostima.

(No) Sex and the City

Riparte da una controfigura di sé stessa e dalle turbe emozionali di una cinquantenne sempre più spaesata Laura Morante per realizzare la sua opera seconda, un affresco desolante e acuto dell'esser donne nella nostra società e superata la "soglia X". Snobbata come tante sue coetanee sulla pista del tango, sminuita al lavoro (il suo TFR vale poco più di un paio di affitti mentre la nuova divisa con gonne sopra al ginocchio è destinata a prestanti venticinquenni), e ridicolizzata in famiglia (tutti dicono "ocqua" ciò che lei sa essere acqua), la Flavia della Morante insegue il sogno di un'autostima che non c'è - e che fatica a misurarsi con le frenesie temporali del mondo circostante. Il suo stato di non-più-sex, e repressione sessuale rappresenta infatti il punto di rottura tra le storie di trentenni senza uomini eppure dominate da autostima in una New York impavida (Sex and the city) e questa cinquantenne frustrata che guardandosi intorno vede solo uomini impegnati e donne molto più scaltre, risolute e risolte di lei. Una donna senza sex alle prese con una city sempre più caotica, distante, in cui più ci si cerca più ci si perde. E quell'Assolo, ovvero l'happy ending di una prestazione individuale particolarmente brillante, le sarà a più riprese negato per via della paura di fallire, o peggio, sentirsi ancora più soli. La Morante costruisce una commedia innervata di dramma dal gusto molto francese, bilanciando in maniera appropriata i due registri di appartenenza e infilando battute degne della migliore verve alleniana. La sua antieroina femminile è infatti una donna fin troppo reale che acuisce il suo senso di smarrimento in una società dove giovane è bello, anzi giovane è tutto. Ma le sue insicurezze non sono altro che proiezioni deformanti della erronea percezione che Flavia ha di sé. Proiettando in lontananza l'ombra del proprio smarrimento, Assolo indica così la via per capire che dietro tante apparenti perfezioni si nascondono invece mille imperfezioni diverse. Sostenuto da dialoghi acuti che non virano mai verso il facile pietismo o un senso cieco di autocommiserazione, da un cast molto affiatato dove oltre alla stessa Morante e alla già citata Piera Degli Esposti spicca anche il desolante ‘marpione' di Marco Giallini, e dal commento sonoro del sempre ottimo Nicola Piovani, il film della Morante è una sorprendente piroetta al femminile sul tema dell'esser donna. Oggi. Tra rughe incombenti e un mondo pronto a scaraventarti senza troppi complimenti nel cesto negletto della merce ‘scaduta'.

Assolo Cinema che unisce la sofisticatezza autoriale e la fluidità del racconto a una riflessione sentita sul ruolo della donna nella nostra società, Assolo, opera seconda di Laura Morante è l’affresco amaro e pungente di una maturità che non sempre fa rima con serenità. Un film ispirato che ha dalla sua un ottimo cast e una scrittura assai valida in grado di produrre l’affresco psicologico di 'over forty' alle prese con un mondo ‘under’.

7

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