Assassinio sull'Orient Express, la recensione del film di Kenneth Branagh

Con un cast all-star e una messa in scena pazzesca, arriva finalmente nelle sale il nuovo e attesissimo adattamento del famoso romanzo di Agatha Christie.

recensione Assassinio sull'Orient Express, la recensione del film di Kenneth Branagh
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Quando ci si approccia a un romanzo denso e stratificato come Assassinio sull'Orient Express è meglio non rimescolare le carte in tavola. Non serve osare, ma cercare di essere il più fedele possibili alla storia, ideata a puntate dalla brillante Agatha Christie nel 1941 durante un soggiorno a Istanbul. Dati i 71 anni di impatto culturale nel mondo della letteratura e le quattro trasposizioni già uscite al cinema, di cui la più importante e riuscita è ovviamente quella di Sidney Lumet del 1974 con Albert Finney, non è oltretutto necessario tentare di richiamare a sé il pubblico cresciuto con gli scritti della prolifica scrittrice britannica, già fidelizzato a monte e pronto a entrare in sala.
A risultare essenziale di questi tempi è invece arrivare alle nuove generazioni, che probabilmente della Christie hanno letto molto poco e quindi restano ancora all'oscuro della grande potenza narrativa del romanzo, dei sui colpi di scena che hanno fatto scuola e delle doti del grande Hercule Poirot, uno dei più amati e brillanti detective mai stati creati. E allora, in questi termini, ecco arrivare finalmente nelle sale l'Assassinio sull'Orient Express di e con Kenneth Branagh, film essenzialmente molto fedele e rispettoso del libro che fa però della messa in scena il suo punto di forza, rendendo più moderno e accattivante un impianto scenico e narrativo comunque già di per sé perfetto.

Questioni di materia grigia

Ve lo diciamo subito: per quanto ritmato e raffinato, l'adattamento di Kenneth Branagh resta nella sua vicinanza al romanzo paradossalmente distante dallo stesso. Non che sia colpa di nessuno in particolare, ma il fatto è che resta ancora oggi molto difficile cogliere adeguatamente tutte le sfumature psicologiche dei 12 protagonisti principali, vero fulcro della storia e motore narrativo di un caso letterario dove svolgimento, movente e conclusione risultano ben coesi ed esemplari, anche ai fini di una costruttiva critica morale al sistema giustizia. Dicevamo: vicino ma distante, eppure di una potenza scenica davvero affascinante, capace di ampliare visivamente e con ricercatezza gli angusti e claustrofobici spazi del romanzo, mantenendone la fine impostazione teatrale e le atmosfere cupe senza tradirle, andando inoltre a inserire inquadrature certosine e studiate così da variare un'impostazione proposta già più volte, risultando in questo modo fedele e adatto ai nostri tempi. La storia la sappiamo: salito sul lussuosissimo Simplon Orient Exress in partenza da Istanbul, il Detective Poirot si ritrova costretto a una permanenza di tre giorni sul famoso treno, coccolato in prima classe e in compagnia di 13 sconosciuti. Farà quindi nel corso del primo giorno la conoscenza del distinto ma losco uomo d'affari americano Samuel Edward Rathcett, interpretato nel film da Johnny Depp, forse nella parte minore migliore di questi ultimi anni. Questo verrà ritrovato barbaramente ucciso nella sua cabina, dando modo a Poirot di dare libero sfogo alle sue rinomate doti deduttive.

A causa di una forte tempesta, inoltre, la neve bloccherà l'Orient Express lungo il tragitto per diverse ore in territorio jugoslavo, permettendo in questo modo all'investigatore di interrogare uno per uno i sospettati, cioè i restanti passeggeri, tra i quali a suo avviso si nasconde l'omicida. La trama resta senza dubbio molto avvincente e senza tempo, ma è logico che i plot twist e lo svolgimento del caso attecchiranno molto di più su di un pubblico all'oscuro della risoluzione piuttosto che sugli estimatori della Christie, che anzi non saranno propriamente felici di scoprire un paio di libertà prese da Branagh e improntate all'action, anche se definirle propriamente d'azione non è forse molto corretto, dato che movimentate è forse il termine più adatto. Resta il fatto che un Poirot fisicamente molto in forma e pronto all'azione farà storcere il naso a molti, ma a ben vedere sono effettivamente banali soluzioni per ovviare a una specifica assenza in un film che vuole anche essere un blockbuster.

I passeggeri

La versione branaghiana di Poirot è poi molto particolare. Sempre goloso di dolci, dall'aspetto curatissimo e infastidito dall'imprecisione, il detective interpretato dal regista e attore britannico risulta però più giovane e aitante, con molti capelli che danno sul brizzolato (nei romanzi ne ha pochi e neri) e dei baffi spettacolari che rendono questa iterazione del personaggio anche un po' caricaturale. Branagh si muove comunque molto bene nei panni di Poirot, e immerso nella sua stessa impostazione teatrale regala un'interpretazione discreta e abbastanza sentita del grande investigatore, molto lontana da quella meno sofisticata e più vicina al personaggio del compianto Albert Finney. Sta a voi decidere quale preferire, insomma. Per quanto riguarda il resto del cast, in film così spiccatamente corali è difficile che emerga qualcuno, proprio a causa di un necessario focus su ogni personaggio, ma è anche vero che l'importanza di uno o più protagonisti dà modo di apprezzare di più il talento di alcuni attori. È il caso qui della Caroline Hubbard di Michelle Pfeiffer e del signor MacQueen di Josh Gad, ma anche Derek Jacobi e lo stesso Depp regalano piccole ma interessanti interpretazioni che risaltano nel mucchio.
Infine, oltre a rimarcare l'ottima visione del regista e la sua capacità di muoversi egregiamente tra gli angusti spazi di un treno, offrendo un esercizio di stile incredibile e punto forte della produzione, a spiccare sono anche le musiche di Patrick Doyle, a volte sovrastanti la scena e spesso di ottimo accompagnamento. Assassinio sull'Orient Express è in definitiva una versione più cuore che sostanza del romanzo, che veicola anche una piccola riflessione sulla giustizia e la perdita, ma lo fa in modo secondario allo spettacolo, risultando in questo modo più bello da vedere che interessante da capire.

Assassinio sull'Orient Express Vestendo anche i panni di un Poirot in parte caricaturale, Kenneth Branagh confeziona una versione di fascinazione moderna dell'immortale Assassinio sull'Orient Express, adoperandosi sì per una messa in scena elegante e dall'impostazione raffinata e teatrale, ma lavorando più di cuore (e per sé stesso) che di mente, lasciando spazio più allo spettacolo che al contenuto. Il film si dimostra un buon intrattenimento e un significativo esercizio di stile, ma riflessioni e approfondimenti psicologici dei protagonisti si perdono nella tratta libro-cinema.

6.5

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