Ashfall, la recensione del blockbuster coreano

L'eruzione di un vulcano rischia di spazzare via l'intera penisola coreana: riusciranno Sud e Nord a risolvere insieme la catastrofica situazione?

recensione Ashfall, la recensione del blockbuster coreano
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Combinare i tropi del grande blockbuster di Hollywood con gli affari della politica interna coreana è la cosa che riesce meglio ad Ashfall, diretto dai registi Byung-seo Kim e Lee Hae-jun e selezionato come film di punta della giornata uno del Far East Festival 2020. Con un budget di quasi 20 milioni di dollari, una prova di forza per l'industria cinematografica arrivata sul tetto del mondo con Parasite, il film dà il suo massimo in termini di produzione e casting e riesce a perseguire tutti gli obiettivi che si era prefissato, ovvero offrire il più alto grado di spettacolo possibile all'interno di un genere inflazionato anche per il mercato asiatico.
La Corea del Sud infatti non è estranea ai film catastrofici: nel 2009 abbiamo avuto il poco riuscito Haeundae, su una Busan spazzata via da uno tsunami, mentre alcuni di voi potrebbero ricordare Pandora, che nel 2016 ci raccontava di un disastro nucleare.
Ashfall li supera tutti da ogni punto di vista, e per l'uso che fa di situazioni, svolte narrative e star protagoniste va a finire direttamente nella tradizione occidentale di questo tipo di racconto popolare dell'apocalisse.

Cenere alla cenere

Le formule riproposte sono quelle di film come Armageddon o Deep Impact, il grande racconto corale di eroi e persone più o meno comuni con la fine del mondo alle porte, con le armi nucleari che fungono da deus ex machina per risolvere la situazione.
Tutto potrebbe sembrare già visto, tra evacuazioni di massa, discorsi presidenziali di speranza e unità, esplosioni e sacrifici personali, ma il tocco distintamente coreano che pervade ogni fotogramma dà un'identità ben definita al film, che fantastica su contesti geopolitici tutti locali e quindi ancora più affascinanti da scoprire.
Ha Jung-woo interpreta il capitano Jo In-chang, un tecnico sudcoreano che si occupa dello smaltimento di ordigni esplosivi. Aspetta un figlio con sua moglie Ji-young (interpretata dalla superstar K-pop Bae Suzy), ma il futuro della famiglia felice viene messo a repentaglio quando il Monte Baekdu in Corea del Nord esplode all'improvviso.
I terremoti che si scatenano iniziano a devastare entrambe le nazioni, e come se non bastasse la cenere (da qui il titolo Ashfall) è così tanta che rischia di soffocare la popolazione.
Ovviamente bisogna trovare un modo di interrompere l'eruzione del supervulcano, altrimenti saranno guai ancora più seri per l'intera penisola coreana.

Apocalisse politica

Una delle scene clou di Parasite di Bong Joon-ho scherzava sulla minaccia nucleare rappresentata dalla Corea del Nord per quella del Sud, mentre le differenze fra le due nazioni diventano centrali in Ashfall.
Del resto il vulcano Baekdu, a differenza dei Governi che si dividono il territorio, non fa distinzioni di confini geografici, bandiere o idee politiche.
Ecco quindi che diventa fondamentale Kang Bong-rae, uno scienziato coreano-americano (che quindi incarna emblematicamente la natura globalista del kolossal) interpretato dal gigantesco Ma Dong-seok, sul quale i registi svolgono un lavoro interessante privandolo di ciò che gli riesce meglio, ovvero menare le mani.
Qui il nostro è un consigliere del Governo della Corea del Sud, e rappresentando lo spirito di internazionalità (e quindi di collaborazione e unione) cui le due nazioni devono mirare sarà lui a suggerire il piano d'azione: usare le famose testate nucleari nord-coreane tanto temute dai personaggi di Parasite per distruggere il vulcano, che si trova lungo il confine con la Cina.

Chiaramente non è all'originalità che aspira Ashfall, né tantomeno all'innovazione cinematografica. Qui l'unica regola è l'intrattenimento, e la speranza è che dopo questo passaggio all'edizione on demand del Far East Festival il film di Byung-seo Kim e Lee Hae-jun possa trovare prossimamente spazio anche nelle sale italiane.
C'è un gran ritmo nell'evolversi della trama, le sequenze d'azione non mancano e i protagonisti dimostrano una chimica eccellente, che non sfocia mai nel buddy movie anche se lo guarda sempre da lontano e con ammirazione.
Ma tra esplosioni e cataclismi, citazioni e cliché, è il pensiero politico di Ashfall quello che più conta: va ad annoverarsi fra i grandi drammi sulle differenze tra Corea del Sud e Corea del Nord, con le sue situazioni e i suoi archetipi, ma che non è mai stato così esplosivo prima d'ora.

ashfall-corea Il grande spettacolo del blockbuster hollywoodiano si fa peninsulare, mantenendo i canoni del disaster movie dell'occidente ma piegandoli alle necessità del racconto coreano. Non ci si strappa i capelli per gli effetti visivi, assolutamente nella norma per gli standard cui il grande pubblico è abituato, ma lo sforzo produttivo di Ashfall conferisce all’opera un vestito appariscente che il grande cast riempie con dinamiche umaniste e tematiche politiche che alla buonissima forma aggiungono anche tanta sostanza.

7.5

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