Recensione Arthur e la vendetta di Malthazard

Il malvagio M vuole entrare nel mondo degli uomini. Solo Arthur potrà fermarlo!

recensione Arthur e la vendetta di Malthazard
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Il mondo del cinema ci ha abituati a vedere registi che dirigono spesso lavori tratti da sceneggiature scritte da loro stessi: artisti poliedrici ed affascinanti che preferiscono avere il pieno controllo dell'espressioni filmica. Più raro è invece incontrare qualcuno che diriga un lavoro tratto da una propria sceneggiatura, adattamento a sua volta di una serie di suoi romanzi. È il caso di Luc Besson, il cineasta francese che, dopo particolari pellicole come Nikita, Lèon ed Il Quinto elemento, è approdato temporaneamente al cinema destinato ai più piccoli. Padre ormai di cinque bambini, Besson è autore della quadrilogia di Arthur e i Minimei, da cui nel 2007 era stato tratto un primo film, Arthur e il popolo dei Minimei. In Italia la pellicola non ha riscosso molto successo, ma in Francia (ed in Europa in generale) si può parlare di un vero e proprio fenomeno: 3 milioni di libri venduti in tutto il mondo, 18 milioni di biglietti acquistati in 77 paesi del mondo di cui 6,5 milioni solo in Francia, 1,5 milioni di DVD venduti in patria. È il film che ad oggi ha incassato di più in Oltralpe ed occupa il tredicesimo posto nella classifica dei film di animazione che hanno guadagnato di più nella storia del cinema. Non è un caso quindi che il 2010 ci riservi ben altri due film tratti dalla serie di romanzi, di cui il primo, nelle sale italiane a partire dal 30 dicembre, è Arthur e la vendetta di Maltazard.

Oltre il cinema

La saga di Arthur e i Minimei è prima di tutto un'opera letteraria divisa in quattro romanzi scritti da Besson stesso. Per l'occasione la Mondadori pubblicherà anche una edizione speciale di Arthur e la vendetta di Maltazard correlata dalle immagini tratte dal film. Ma c'è di più: i Minimei sono anche una band musicale (The Minimoys Band) che, nella colonna sonora del film, reinterpretano i più grandi successi degli ultimi mesi in una versione nuova e divertente. Un po' in stile chipmunks si esibiscono in cover di Lady Gaga, Katy Perry, Coldplay e Black Eyed Peas.

I Minimei sono in pericolo!

Sono passate dieci settimane dalla prima avventura di Arthur (Freddie Highmore) nel mondo dei Minimei, ed il ragazzo non vede l'ora di poter tornare dai suoi amici e dalla sua bellissima Selenia. Ha superato tutti i riti di iniziazione della tribù dei Bogo-Matassalai ed il decimo ciclo lunare è finalmente a termine. Giù nella Prima Terra fervono i preparativi per il suo ritorno. Ma a poche ore dalla cerimonia il padre di Arthur, stanco della vita di campagna tutta piena di insetti ed animali vari, decide di fare i bagagli e tornare in città. Tra sospiri e disperazione tutti sono pronti ad abbandonare Villa Granny, quando un ragno consegna nelle mani di Arthur un granello di riso con su incisa una richiesta di aiuto. Il ragazzo pensa subito ai suoi amici alti due millimetri e, convinto che siano in pericolo, fa di tutto per tornare nel loro regno. Persino quando una nuvola oscurerà la luce lunare rendendo inutilizzabile l'unico passaggio sicuro per il mondo dei Minimei, Arthur non si tirerà indietro e si sottoporrà al dolorosissimo metodo delle funi. Ma tutti sanno che i Minimei comunicano solo attraverso le foglie degli alberi. Chi avrà mandato la richiesta d'aiuto? Probabilmente dietro tutto ciò si nasconde il malvagio M, Maltazard.

Dal popolo dei Minimei alla vendetta di Maltazard

Prima di portare la saga di Arthur e dei Minimei sul grande schermo, il regista Luc Besson non si era mai cimentato con nessun tipo di animazione. Per realizzare il primo film il regista ha collaborato con i BUF Animation Studios, che si sono occupati di tutta la parte riguardante l'animazione 3D. Besson sperimentava con gli attori con la motion capture e lavorava su tutte le scene riguardanti il mondo della superficie, mentre una crew di esperti animatori si occupava di creare e rendere il più verosimile possibile il regno dei Minimei. I buoni risultati raggiunti per Arthur e il popolo dei Minimei sono diventati il punto di partenza per la realizzazione del comparto tecnico di questo secondo capitolo. Già dalle prime inquadrature animate si nota come tutto il cast sembri molto più a suo agio con la realtà virtuale: se nel primo film sembrava di osservare dei quadri tridimensionali, piacevoli ma decisamente statici, adesso il millimetrico Arthur guida e cavalca praticamente qualsiasi cosa che si muova o voli (mosche, farfalle, ragni, coccinelle), rendendo le inquadrature in perpetuo movimento. L'esperienza accumulata nei precedenti tre anni di lavorazione è visibile anche nel miglioramento grafico del quadro generale: modificati in piccoli particolari e grazie ad un'operazione di rendering maggiormente dettagliata, ambienti e personaggi assumono un nuovo realismo e risultano perfettamente inseriti nel contesto scenico, anche quando il mondo animato si incrocia con quello reale.

To be continued...

"La fine di Arthur e la vendetta di Maltazard è piuttosto brusca, ma non era assolutamente possibile fare un film di tre ore! Chiunque abbia letto il libro conosce il dilemma che i nostri tre eroi si trovano a dover affrontare. Arthur è imprigionato nella forma di Minimeo mentre Maltazard è entrati a far parte del mondo umano. Non è certamente questo l'ordine naturale delle cose". In questo modo Luc Besson giustifica quella che probabilmente è la nota più discordante di tutta la pellicola. Arthur e la vendetta di Maltazard è, infatti, il primo episodio di una storia divisa in due parti (il secondo romanzo/film si intitola Arthur e la guerra dei due mondi) e l'adattamento cinematografico si interrompe inevitabilmente a metà della narrazione. Ma nonostante le motivazioni del regista ci possano sembrare ragionevoli e poco discutibili, non possiamo non osservare come il taglio del racconto sia stato posto in maniera decisamente inappropriata. Rispetto al primo capitolo questo film è molto più movimentato, ma a livello di trama si potrebbe quasi dire che non c'è azione. Sembra di trovarsi davanti ad una grande introduzione all'avventura. Si scopre come la principessa Selenia passa le sue giornate, per la prima volta vediamo l'interno di uno degli ambienti dei Minimei, visitiamo la psichedelica e bellissima Paradise Alley... ma proprio quando tutto si fa più avvincente, con il malvagio Maltazard che attraversa il portale ed entra nel mondo degli umani, la camera si spegne, e gli occhi rimangono sbigottiti davanti ad una lucente scritta "continua". Altri film, altre saghe, hanno già abituato lo spettatore a questa attesa, a questa frustrazione che tanto sembra affascinare Besson, ma in questo caso, nell'attimo in cui le luci della sala si riaccendono, nello spettatore rimane un'insoddisfazione dovuta al non aver scoperto nulla. Se film come Il Signore degli Anelli o Pirati dei Caraibi raccontavano un'avventura non completamente portata a termine, Arthur e la vendetta di Maltazard ci dice che succederà qualcosa, ma che per assistere a ciò bisognerà attendere altri 6 mesi (almeno in territorio francese). Persino i più piccoli, a cui la pellicola è palesemente destinata, nonostante la totale fascinazione provocata da luci, colori e personaggi singolari (tra cui il Koolomassai Max e l'iperattivo chef italiano Prosciutto), resteranno delusi davanti al taglio brusco che Besson impone al suo racconto. Peccato per questa unica scelta che distrugge tutti gli aspetti positivi di un progetto piacevole ed educativo.


Le voci dei Minimei

Come doppiatori per i suoi personaggi Besson sembra prediligere famosi cantanti, piuttosto che affremati attori. Nel primo capitolo eminenze come David Bowie e Madonna avevano prestato le loro corde vocali a Maltazard e Selenia. La versione inglese di Arthur e la vendetta di Maltazard vede tra i doppiatori Selena Gomez, giovane stella di Disney Channel, il frontman dei Velvet Underground Lou Reed, il rapper Snoop Doggy Dogg, Will.I.Am e Fergie dei Black Eyed Peas. Chi si nasconderà dietro i piccoli Minimei nel terzo capitolo?

Arthur e la vendetta di Malthazard I presupposti per rendere Arthur e la vendetta di Maltazard un buon film per bambini ci sono tutti: il protagonista è cresciuto e comincia ad affrontare i primi fremiti amorosi, le ambientazioni sono divenute più mature ed affascinanti, i protagonisti sembrano più inclini all'azione ed il perfido Maltazard, abbandonati i suoi due millimetri di stature per dei dignitosi due metri d'altezza, è pronto a portare scompiglio nel mondo reale. Peccato che proprio quando tutto si fa finalmente interessante, e non solo un piacevole spettacolino di luci e colori, i titoli di coda rovinino tutto. Il film si trasforma così in 90 min di introduzione dalla discutibile utilità. Forse, più che una cesura così netta, avrebbe giovato un adattamento più snello del finale con, magari, un climax mutuato dal prossimo libro della saga: più che generare fastidio per la brusca interruzione, si sarebbe creata una sana aspettativa.

5.5

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