Artemis Fowl, la recensione del film Disney+ di Kenneth Branagh

La trasposizione cinematografica dei romanzi di Eoin Colfer è sufficientemente valida dal punto di vista estetico, totalmente inefficace nel resto.

recensione Artemis Fowl, la recensione del film Disney+ di Kenneth Branagh
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Artemis Fowl II è un brillante dodicenne figlio di un grande commerciante di opere d'arte. La sua è una vita agiata e pressoché tranquilla, anche se non ha amici ed è estremamente convinto della sua superiorità intellettiva e intellettuale. In effetti lo è, più intelligente, acuto e preparato dei suoi coetanei, dettaglio che lo tiene lontano dai vezzi più libertini o superflui della sua età. Passa il tempo a creare, ideare, pensare, e più di ogni cosa al mondo preferisce la compagnia del padre, geniale quanto lui. Tra i loro più grandi interessi e "passatempi", quando il genitore non è lontano per lavoro, c'è la scoperta e l'approfondimento dei miti irlandesi (lì è ambientata la storia), quelli del folklore, fatti di fate, elfi, goblin e tutta la carovana di esseri fatati. Sembra una vera ossessione per Artemis Fowl Sr, tanto che ogni racconto che condivide con il ragazzo, ogni piccola e curiosamente specifica informazione che rivela su queste creature leggendarie, diventa poi una sorta di interrogatorio, quasi fossero nozioni per un esame.

La verità è infatti che il Piccolo Popolo, così vezzeggiativamente chiamato, esiste e vive nel cuore della Terra, vicino al Nucleo, in una città tecnologicamente evoluta eppure di fascino arcaico e magico chiamata Cantuccio, capitale del Regno Fatato. Da qui è stato rubato un artefatto di grande potere noto come l'Aculus, a quanto pare legato in qualche modo all'improvvisa scomparsa del padre di Artemis, entrambi eventi che spingeranno il ragazzo e il suo fedele amico e maggiordomo, Domovoi Leale, a prendere in mano la situazione. È qui che Artemis Fowl accetta la sua eredità di grande genio criminale, dando inizio al suo viaggio.

Il primo vero blockbuster Disney+

Guardando Artemis Fowl di Kenneth Branagh le sensazioni sono purtroppo univoche: non è il prodotto sperato. Erano decenni che i fan dei romanzi di Eoin Colfer chiamavano a gran voce un adattamento cinematografico, avendo estremo potenziale traspositivo e una valida e articolata idea di worldbuilding. Il fatto è che, pensandoci, gli appassionati guardavano più a qualcosa di funzionale e desiderato come Harry Potter, anziché a un difettoso blockbuster prodotto solo nel tentativo di dare luce a un nuovo franchise. Un Percy Jackson 2.0, in sostanza, che tra l'altro sembra direttamente uscito dagli anni '10, per modello produttivo, regia ed editing, con un target evidentemente giovanissimo e un montaggio vistosamente tagliuzzato e troncato (mancano molte scene presentate nei primi trailer e dura appena 1 ora e 25 senza titoli di coda).
La storia cambia poi diversi aspetti dell'opera originale - non ve li spiegheremo -, anticipando un paio di eventi e giustificando in partenza le azioni di Artemis, che nei romanzi accetta nell'immediato l'eredità della sua grande dinastia di geni criminali, mentre qui è quasi costretto ad accoglierla.
L'evoluzione del suo carattere, il piano messo in atto per salvare il padre e le relazioni con i suoi compagni sono tristemente sbrigative, spesso accozzaglia di cliché e di spicciole - se non basiche - idee di plot twist, per altro emblematiche nella loro inefficacia, nel voler essere così insistentemente spiacevoli. Il susseguirsi degli eventi ha di per sé un costrutto sensato, che si sfalda però sotto il peso volumetrico di una certa superficialità descrittiva, stilistica e narrativa.

Ingerenza che non passa inosservata per via dell'impatto paradossale di un film ad alto budget di breve durata: un ritornello tedioso che smorza via via ogni speranza e curiosità sull'effettiva riuscita della trasposizione. Non si avverte neanche minimamente la mano di Branagh, formalmente assente in ogni ripresa, dove il tratto artistico è blando, l'azione uno smorto copia-incolla di concept conosciuti, i dialoghi poca cosa.

Il piccolo Ferdia Shaw ha il giusto appeal per vestire i panni del protagonista ma è fin troppo ingessato, quasi caricaturale e non del tutto convincente, mentre attori come Colin Farrell e Judi Dench (soprattutto) sembrano terribilmente fuori posto anche se mai impacciati, comunque sulla stessa linea di pensiero di produzione e regia: un "non importa a nessuno, facciamo lo stretto necessario per raggiungere almeno la mediocrità". In questo, c'è da dire, è stato fatto un ottimo lavoro: obiettivo magnificamente raggiunto.

Un qualcosa di convincente e discretamente appagante però c'è. Due, a dire il vero. La prima è l'interpretazione di Josh Gad, che nel film veste i panni del nano gigante Bombarda Sterro, tra i principali attori dei romanzi di Colfer, amico di Artemis, narratore della storia e grande ladro fatato. Affascina il look e il modus operandi delle sue rapine (lo chiamano "mangiatore di terra" e vedendo il film capirete poi il perché). Niente di eccezionale, non fraintendete, ma in un oscuro marasma di cose sbagliate anche la più fioca luce attira lo sguardo del malcapitato spettatore.

La seconda e ultima è poi la costruzione del mondo sotterraneo del Piccolo Popolo, che si presenta come una gigantesca civiltà nascosta anni luce avanti a quella umana, con tanto di navi volanti, aggeggi sci-fi capaci di fermare il tempo e mezzi di trasporto avveniristici capaci di sfruttare l'energia della lava per raggiungere la superficie terrestre.
Insomma sì, per raccontare le gesta della mente criminale più brillante della sua generazione, Artemis Fowl non porta a casa un gran colpo. Racconta anzi intrinsecamente tutti i motivi che hanno spinto Disney a trasformarlo sotto necessità nel primo grande blockbuster da distribuire via Disney+ (se escludiamo Lilli e il vagabondo del 2019 che ha avuto una genesi differente), in streaming, ed equipararlo così a una produzione ridotta e diminuire l'impatto eventualmente negativo del fallimento. Non fa un grande effetto sul piccolo schermo, figuriamoci sul grande, mentre Branagh fa il finto tonto in merito, puntando a orizzonti differenti. Chi siamo noi, dunque, per non fare lo stesso?

Artemis Fowl Artemis Fowl è un grandissimo colpo mancato. Il primo blockbuster firmato Disney+ si sfalda velocemente sotto il peso volumetrico di una certa superficialità descrittiva, formale e narrativa. Tutto è sbrigativo e miseramente appagante, senza alcun punto d'appoggio per un salto qualitativo per uscire da un oscuro marasma di mediocrità. Non convince il protagonista, non convincono i comprimari e c'è di fondo questa sensazione di "menefreghismo" generalizzato nei confronti dei personaggi, delle loro relazioni e dello sviluppo degli eventi. Un film vecchio di dieci anni privo di idee che non rende giustizia all'opera young adult di Eoin Colfer, che pur con i suoi difetti meritava sicuramente un trattamento migliore. Persino l'azione è un copia incolla di concept altrui, quasi fosse un insignificante tappa-buchi all'assenza di inventiva di Kenneth Branagh, sostanzialmente non pervenuto. Un disastro da dimenticare.

4.5

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