Recensione Arrugas

Paco Roca e il suo film d'animazione Premio Goya

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Uno dei temi del Future Film Festival, giunto quest’anno alla 14ma edizione, era ‘la Fine del Mondo’. Di solito questa locuzione evoca scenari di grandi tragedie: cataclismi, esplosioni, epidemie, morti su larga scala. E la terribile profezia Maya che vuole tutto ciò avverarsi entro la fine di quest’anno contribuisce a rendere il tutto più oscuro, ma anche dannatamente attuale. Ma il mondo può finire in molti modi, e come ben sanno psicologi e antropologi, il mondo è per l’essere umano soprattutto sistema di relazioni, il modo in cui ci si pone di fronte all’altro e l’Altro - anche quello con la A maiuscola, Dio - si pone di fronte a noi. Il mondo sono i ricordi, il linguaggio, l’Esistere. Naturale dunque che un film come Arrugas di Ignacio Ferrares, basato sull’omonima graphic novel di Paco Roca, cronaca del lento decadere di un anziano signore malato di Alzheimer, si presenti come uno degli eventi di punta della kermesse, laddove il progressivo sfaldarsi di connessioni con la realtà rappresenta proprio lo sfumare inesorabile di quello che, per una persona comune avviata verso il tramonto, costituisce, per l’appunto, il mondo.

L’ABISSO DELLA MEMORIA

Emilio è un anziano direttore di banca. Quando la sua famiglia prende coscienza del male che lo ha colpito, lo ricovera in una residenza per la terza età. Con ironia, delicatezza e gran maestria nel tratto e nell’animazione, Arrugas fotografa il difficile processo di integrazione del protagonista, che deve imparare a convivere con i suoi nuovi compagni e con il personale, cercando di non sprofondare in una morbosa routine quotidiana.

Presto non ricorda più perché si trova in quel posto, né per quale motivo orologi e calzini che era convinto di conservare con cura nel cassetto spariscano improvvisamente. Presto non saprà nemmeno perché quel bambino che lo fotografa con la sua macchina da 5 megapixel continua insistentemente a chiamarlo ‘nonno’. Ad aiutarlo c’è Miguel, uno scafato paziente che, affezionatosi man mano a lui, si impegnerà per evitare che l’amico finisca all’ultimo piano della clinica, dove sono ricoverati coloro che sono considerati ‘irrecuperabili’. Suggestioni che rimandano al racconto Sette piani di Dino Buzzati, portato al cinema nel 1967 da Ugo Tognazzi, con Il fischio al naso, ma anche a Qualcuno volò sul nido del cuculo. Arrugas è dedicato “a tutti. Agli anziani di oggi e di domani”. Perché la vecchiaia è qualcosa che ci accomuna tutti, antropologicamente. Con cui, tutti, prima o poi, dovremo fare i conti. Decisamente appropriato per un festival che nel suo nome ha il ‘futuro’.

LE RELAZIONI SONO IL MONDO

Nessuno può contrastare il terribile male che ha colpito Emilio. Nessuno può evitare che faccia il suo corso. Ma, nell’economia narrativa del film, non ha importanza. Quel che conta è l’impegno di Miguel nei confronti dell’amico. “La domanda se il mondo può finire - diceva l’antropologo Ernesto De Martino nel suo capolavoro La fine del mondo - nella misura in cui diventa parassitaria e scatena il terrore della fine, scatena essa stessa la fine. Certo il mondo può finire, ma che finisca è affar suo, perché all'uomo spetta soltanto rimetterlo sempre di nuovo in causa e iniziarlo sempre di nuovo". Non c’è pietismo nell’approccio di Roca e Ferrares: il processo di deperimento del contatto con la realtà, il disagio dei familiari e dei pazienti nei confronti della malattia, l’incapacità di compiere azioni semplici come mangiare o vestirsi, sono descritti con un misto di umorismo e commozione. Del resto, Roca ha realizzato il fumetto proprio pensando all’invecchiamento di suo padre e alla vera malattia del genitore del suo migliore amico, Diego. In Italia lo ha pubblicato Tunué, con il titolo Rughe.

Arrugas Arrugas è un bellissimo film e un caso atipico, specialmente nel panorama europeo dove di solito l’animazione è relegata al ruolo di prodotto d’intrattenimento per bambini. Ha vinto due premi Goya (miglior pellicola d’animazione e miglior sceneggiatura non originale). Vederlo in anteprima al Future è stato un privilegio. Ora speriamo che arrivi presto in sala.

8

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