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Army of the Dead, la recensione del film Netflix di Zack Snyder

Arriva finalmente in streaming l'ultima fatica del regista di Watchmen e 300, certo godibile ma con molti limiti di forma e contenuto.

Army of the Dead, la recensione del film Netflix di Zack Snyder
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Nel bel mezzo del deserto del Nevada un convoglio militare sta trasportando qualcosa di misterioso dall'Area 51 quando finisce accidentalmente fuori strada. Si libera così un essere che stermina i soldati e si erge fiero davanti all'illuminante spettacolo delle luci di Las Vegas. Si tratta di uno zombie ed è il primo della sua specie, il paziente zero se vogliamo, e la sua furia invade presto la Città nel Deserto, costringendo il Governo degli Stati Uniti d'America a correre ai ripari e inviare forze speciali e armate nella Sin City per portare in salvo quante più persone possibile e tentare anche di arginare l'epidemia e uccidere questi mostri di natura sconosciuta.

Tra le forze armate c'è anche la squadra di Scott Ward (Dave Bautista), che però è costretta come tutte le altre a scappare da una città ormai perduta che si è deciso di mettere in quarantena, circondandola con una barriera di pesantissimi container. Fortuna (o espediente narrativo) vuole che questa epidemia zombie non infetti gli uccelli, il che riesce a contenere il diffondersi della stessa solo nei confini di Las Vegas, dove gli edifici che ospitavano affollati casinò si ergono ora come monumentali tombe egizie piene di tesori da trafugare. L'idea dell'imprenditore miliardario Hunter Bly (Hiroyuki Sanada) è infatti quella di inviare Ward e la sua squadra dentro la città per recuperare 200 milioni di dollari, missione che l'uomo accetta di buon grado per sfuggire alla sua grigia vita da cuoco di un fatiscente fast food e regalare un migliore futuro alla figlia Kate (Ella Purnell). Una volta dentro la Città del Peccato, però, Ward e i suoi compagni scopriranno un regno di morte e desolazione guidato da un terrificante Alpha e dalla sua "tribù" di zombie. E la missione ovviamente si complicherà.

Il Cuore di Tenebra Snyderiano

Army of the Dead è la seconda opera completamente originale firmata da Zack Snyder, intesa come non adattamento o basata su personaggi o storie già esistenti. Rispetto a Sucker Punch, inoltre, per questo film l'autore di Justice League e Watchmen ha lavorato anche alla fotografia, curando dunque luci, movimenti macchina e inquadrature, facendolo suo al 100% essendo già co-sceneggiatore, produttore e regista. Quando affina l'ingegno, Snyder ci sa fare, specie in termini puramente creativi e immaginifici.
In questo contesto, il regista ha voluto regalare un take differente sugli zombie, tornando per un secondo agli inizi della sua carriera con il remake de L'alba dei morti viventi e superandolo nell'immediato, inventando cioè degli esseri che - pur mantenendo vivo l'intento di una critica sociale così come ideati da George Romero - riescono a fare dannatamente paura nonostante lo scarso intelletto. Gli Alpha guidati da Zeus (il paziente zero di cui parlavamo in apertura) sono terrificanti: veloci, forti, agili, persino in grado di provare emozioni. La cerchia è comunque ristretta: solo chi è morso da Zeus può diventare un alpha, e chiunque sia morso da un alpha diventa uno shambler, "un tremolante", nient'altro che uno zombie ante litteram.

La gerarchia è presto data e Las Vegas in questo modo diventa una sorta di regno a se stante da scovare e distruggere, dove gli alpha rappresentano appunto questa tribù locale situata nel cuore esatto della città, nell'Olimpo, guidata da questo essere in grado di controllarli e manipolarli a suo piacimento. Capite bene che il sottile richiamo al Cuore di Tenebra di Joseph Conrad (e anche ad Apocalypse Now, di conseguenza) è superficiale ma evidente, e in qualche modo Snyder riesce a confezionare un titolo in grado di mischiare diversi generi - dall'heist movie al thriller d'azione fino all'horror di stampo gore - con divertito carisma autoriale, dando vita al suo film probabilmente più estroso e viziato.

I momenti splatter non mancano in Army of the Dead (tenete bene a mente la tigre Valentine), ma in un titolo di 2 ore e 30 sono forse pochi se messi a confronto con l'inutile dispendio di parole tra protagonisti male assortiti e gestiti su schermo senza una guida chiara. Si muore all'improvviso, anche dopo aver pronunciato un dialogo strappalacrime messo lì come avviso, oppure aver scelto il doppio gioco per ottenere qualcosa in più.

Qualcuno fa la guida, come Lily "Coyote" (Nora Amezeder), qualcun altro è lì solo per aprire la gigantesca cassaforte (il Ludwig di Matthias Schweighofer, anche sollievo comico del film insieme al Vanderohe di Omar Hardwick), ma generalmente si parla troppo, ci si confronta persino troppo seriamente su alcune tematiche che non prendono mai il largo, restando su acque basse e fangose, per altro accompagnate da una recitazione non sempre convincente - sì, anche da parte di Bautista.

Quando però arrivano le scene d'azione e lo splatter potente, Army of the Dead ingrana la marcia più alta e dà spettacolo. Vedere combattere Scott Ward contro un'orda di zombie alpha famelici e furiosi è gioia per gli occhi, ma anche altri protagonisti in azione non se la cavano affatto male (c'è una sequenza di pura sopravvivenza nel primo atto davvero ben strutturata). Riesce anche la scenografia, volutamente smorta in stile wasteland e ricchissima di dettagli. Meno invece la fotografia curata da Snyder, che mette da parte virtuosismi stilistici esagerati per concentrarsi ad esempio su close-up insistiti, tornando proprio a guardare agli albori del genere e chiarendo il come e perché del lato tecnico dell'ultimo capitolo di Justice League.
In conclusione, Army of the Dead si rivela uno zombie movie a suo modo atipico e originale ma interamente figlio dei vizi e delle virtù artistiche dell'autore de L'uomo d'acciaio, che anche se più divertito e meno aulico o tenebroso rispetto al passato non riesce ad abbandonare alcune manie registiche che lo portano in errore, specie nella lettura emotivo del progetto, che meritava forse molto più approfondimento dal punto di vista action e gore e meno invece in senso dialogico.

Fosse durato meno, con minori ripetizioni e lungaggini, con una cura più adeguata dei comparti citati poco sopra, a quest'ora avremmo parlato di qualcosa di diverso. Un aspetto metterà però tutti d'accordo: i titoli di testa del film, che sono i migliori mai concepiti da Snyder sin dai tempi di Watchmen.

Army of the Dead Army of the Dead di Zack Snyder è una creatura completamente originale dell'autore di Watchmen e 300, foriera di ogni vizio e virtù del regista, qui anche direttore dalla fotografia per la prima volta (se escludiamo un breve accenno in Justice League). È un film godibile che regala diversi momenti di spettacolo gore e azione adrenalinica, che se considerati però all'interno di una durata di 2 ore e 30 risultano comunque pochi e mal assortiti, così come i troppi protagonisti, le tematiche e i dialoghi pensati da Snyder e dai suoi co-sceneggiatori. Si parla troppo e si agisce poco, specie guardando anche alle interpretazioni del cast non sempre convincenti (e sì, in qualche occasione anche Bautista non lo è), ma in linea di massima la confezione e il divertimento sono sufficientemente adeguati a un buon intrattenimento senza pensieri.

6.5

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