L'Arma dell'Inganno Recensione: un appassionante spy movie d'annata

John Madden firma un'opera a metà tra war movie e spionaggio, con un cast di grande richiamo dominato da un efficace Colin Firth.

L'Arma dell'Inganno Recensione: un appassionante spy movie d'annata
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Nessun paese può vantare una tradizione nel genere spionistico all'altezza dell'Inghilterra, qualcosa che in fin dei conti è coerente con la sua storia, da sempre condizionata da enormi vittorie o enormi disfatte cominciate dietro le quinte. John Madden con L'arma dell'inganno - Operation Mincemeat, in uscita nelle sale il 12 ci guida dentro uno degli episodi più decisivi della seconda guerra mondiale, lo sbarco alleato, che fu un successo soprattutto per la capacità da parte dei britannici di ingannare i tedeschi.

La loro superiorità in questo frangente è già stata analizzato in passato in film come The Imitation Game (qui la nostra recensione di The Imitation Game) o Enigma, entrambi incentrati sulla decodificazione dei codici segreti utilizzati dallo Stato Maggiore nazista. Con un cast di prim'ordine, senza eccedere nella dimensione retorica o patriottica, questo titolo è senza ombra di dubbio un prodotto gradevole, robusto e non privo di una certa ironia, britannica naturalmente.

L'invasione sul suolo italiano

Nel 1943 la Seconda Guerra Mondiale è a una svolta. Le truppe dell'Asse che sono state sostanzialmente debellate dal continente africano; sul fronte russo, dopo il disastro di Stalingrado, l'andamento si è capovolto e, soprattutto con la superpotenza americana entrata in gioco nello scacchiere Mediterraneo, si intuisce un rovesciamento dei rapporti di forza.

Il passo successivo è invadere la penisola italiana, mettere sotto scacco il regime di Benito Mussolini, aprire anche solo parzialmente un secondo fronte costringendo i tedeschi ad una pressione via via sempre più insostenibile. L'esercito britannico è al comando operativo dell'operazione Husky, nome in codice che prevede l'invasione della Sicilia con un'operazione anfibia da parte di una forza anglo-americana. Ma il pericolo di essere fermati dalle milizie italo-tedesche è alto, occorre quindi un diversivo, occorre convincere il nemico che lo sbarco avverrà altrove. Come fare? L'idea giusta viene in mente a due volenterosi ufficiali dei servizi segreti britannici della marina, Ewen Montagu (Colin Firth), che nella vita civile è un avvocato, e il suo ironico collega Charles Cholmondeley (Matthew Macfadyen). Escogitano una strategia: far ritrovare in Spagna il corpo di un ufficiale inglese, con addosso false informazioni riservate, in base alle quali convincere i tedeschi che lo sbarco alleato avverrà verso la penisola greca. Tuttavia, non tutti all'interno dell'establishment britannico e dei servizi segreti condividono questa mossa, non tutti sono sicuri che funzionerà ma, soprattutto, fino all'ultimo non vi sarà modo di sapere se e quanto i tedeschi ci crederanno o se qualcuno li informerà del complotto.

Storia di un intrigo unico nel suo genere

John Madden è stato uno dei registi dei quali più ci si aspettava dal cinema di sua maestà a cavallo tra il ventesimo e il ventunesimo secolo; la mano dietro uno dei più grandi upset cinematografici che si ricordi: Shakespeare in love.

Dopo di allora non è riuscito a tenere uno standard qualitativo all'altezza delle premesse, ma ha comunque saputo destreggiarsi in modo elegante tra diversi generi: il thriller, la commedia e il noir. La sua capacità di fare empatizzare con i personaggi e creare iter narrativi interessanti, era emersa cinque anni fa con Miss Sloane (qui la nostra recensione di Miss Sloane). Anche in questo L'arma dell'inganno - Operation Mincemeat vi è la sua mano, la capacità di parlarci di uno degli episodi più incredibili e assurdi della Seconda Guerra Mondiale. Colin Firth, dopo qualche passo falso negli ultimi anni, ritorna con un ruolo a lui congeniale, quello del classico gentleman britannico, diverso però dalla norma, atipico nell'attitudine e nel modo di pensare, spalleggiato da un Matthew Macfadyen perfetto nel suo rimanere sotto le righe ma con una gustosa traccia di autoironia. A loro si contrappone più che qualche collega poco convinto della funzionalità del piano dietro uno degli escamotage di maggior successo della storia militare, che coinvolse anche la vita privata dei suoi protagonisti, in particolare Montagu.

A conti fatti, l'atmosfera che si respira in questo film è a metà tra quello di una spy story convenzionale (con qualche parentesi leggera) e un Bond Movie d'annata. Fatto che non deve stupire dal momento che Montagu si ispirò ad uno dei racconti creati dal suo collega Ian Fleming, che proprio in quel periodo prestava anch'egli servizio presso l'M15 inglese.

Il dietro le quinte dove si decide la Storia

Esiste la guerra nota e la guerra ignota, e L'arma dell'inganno - Operation Mincemeat è un buon titolo per quello che riguarda la seconda tipologia; farà soprattutto comprendere agli spettatori perché i tedeschi temessero l'incredibile astuzia e creatività dell'intelligence inglese più della forza bruta dell'esercito americano.

Quello di far ritrovare dei documenti riservati assolutamente falsi e inventati era un vecchio trucco, che l'Inghilterra aveva già utilizzato diverse altre volte nella sua storia militare, ma in altri frangenti invece era veramente rimasta vittima di incidenti simili, che ne avevano compromesso tattiche e strategie sul campo di battaglia. Ciò che questo film fa in modo perfetto, è donarci quindi il clima di incertezza, la meticolosità dietro l'idea il far ritrovare il corpo del fantomatico Glyndwr Michael (morto suicida) e convincere i servizi segreti spagnoli e poi tedeschi che in realtà fosse William Martin, ufficiale d'intelligence. Un altro elemento interessante che ci viene mostrato è come un inganno debba sempre rispettare l'intelligenza del nemico, come anche il più piccolo dettaglio, il modo in cui si scrive una lettera, come si appone un timbro, cento particolari devono essere tutti congegnati nel rispetto della capacità deduttiva del proprio avversario.

Forse l'unica pecca di questo film è in qualche digressione poco azzeccata, nelle scene di battaglia ben poco legate a ciò che è successo sulle spiagge siciliane, così come nell'interpretazione di Winston Churchill da parte di Simon Russell Beale, più che altro per i mastodontici predecessori di questi anni. Tuttavia, in ultima analisi, il lungometraggio di Madden è appassionante, robusto, con un ottimo cast che si muove con grande armonia e credibilità. Soprattutto è illuminante per quanto riguarda l'incredibile complessità dello scacchiere dell'intelligence di quel tempo, molto spesso descritto in modo semplicistico e alquanto banale della cinematografia.

Operation Mincement L'Arma dell'Inganno - Operation MinceMeat è un film storico e di spionaggio che, grazie ad una regia convincente e ad un cast di primo livello, convince, appassiona, diverte e riesce a guidare lo spettatore dentro ad uno degli escamotage più riusciti della Seconda Guerra Mondiale. Andando oltre l'ovvio o il prevedibile, John Madden ci fa appassionare ai personaggi, alla vicenda, e comprendere la difficoltà e il meticoloso lavoro che l'intelligence britannica compì all'epoca. Non un capolavoro del genere, non è un titolo particolarmente innovativo, ma è gradevole, privo di retorica, in cui protagonista è soprattutto lo scontro tra intelligenze e creatività.

7

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